Si aggrava ora dopo ora il bilancio dei morti dopo lo tsunami che ha colpito le coste dell'Indonesia. Sono almeno 429 le vittime e oltre 1400 i feriti causati dall'onda anomala che si è abbattuta fra le isole indonesiane di Giava e Sumatra. Ad aggiornare il drammatico bollettino è il portavoce dell'Agenzia indonesiana per i disastri, Sutopo Purwo. I dispersi sono invece 128 e i soccorritori sono in azione senza sosta da sabato, da quando il maremoto ha colto tutti di sorpresa dopo l'eruzione del vulcano Krakatoa. Tra notizie e immagini di morte e distruzione arrivano anche belle notizie come quelle del piccolo Ali, salvato dopo essere rimasto 12 ore sotto le macerie.

"Bambini malati, l'acqua non è potabile"
Ma dopo la conta dei morti, il recupero dei corpi, l'assistenza ai feriti e la ricerca dei dispersi si aggiunge un altro pericolo: la crisi sanitaria. Nelle zone devastate dallo tsunami mancano i farmaci, la poca acqua che c'è non è potabile e rischia di infettare chi la beve. Drammatico il messaggio di un medico che arriva da una scuola trasformata in un rifugio di fortuna dove dare assistenza ai feriti: "Molti bambini sono malati, hanno la febbre, mal di testa e non hanno abbastanza acqua. Abbiamo meno farmaci del solito, le condizioni non sono salutari, non c'è abbastanza acqua potabile, la gente ha bisogno di cibo e la gente dorme a terra".