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Tra TikTok, Gaza e guerra dell’oppio: perché la prima telefonata del 2024 tra Xi e Biden è importante

La prima telefonata del 2024 tra Biden e Xi è un importante passo avanti ma pone al centro questioni che diventano sempre più complicate da affrontare in un clima di tensione globale e con le elezioni americane alle porte.
A cura di Gian Luca Atzori
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Da TikTok alla guerra – passando per il Fentanyl – con una Nord Corea meno isolata e con le green tech che insidiano il mercato e la sicurezza nazionale, creando il rischio di nuovi ban. La prima telefonata del 2024 tra Biden e Xi è un importante passo avanti nelle relazioni tra Usa e Cina ma pone al centro questioni che diventano sempre più complicate da affrontare in un clima di tensione globale e con le elezioni americane alle porte.

Se da una parte la chiamata di due ore tra Xi e Biden è un segnale positivo dopo un silenzio di quasi 6 mesi, dall’altra evidenzia come le sfide che separano i due colossi si siano nel mentre evolute, creando nuovi scenari dalla complessità crescente. Negli ultimi anni, i due leader si sono incontrati al G20 a Bali in Indonesia e per l’Apec di San Francisco, confrontandosi tra le diverse turbolenze diplomatiche che hanno segnato il rapporto, a partire dal pallone spia aerostatico fino alle tensioni su Taiwan e il Mar Cinese, lo scontro commerciale e tecnologico, la guerra in Ucraina e in Medio Oriente.

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Per questo, leggendo i readout delle rispettive parti, si fa un po’ di fatica a trovare differenze essenziali con gli esiti del precedente incontro. A parte il segnale di ripartenza della diplomazia dei Panda, con il ritorno nello zoo di San Diego di diversi esemplari, tutti gli altri buoni propositi procedono lentamente, o perlomeno, più lentamente di quanto si aggravano nel mentre le problematiche globali.

Anche questa volta, infatti, si è parlato di riavviare la comunicazione militare, di combattere congiuntamente narcotraffico e cambiamenti climatici, di denuclearizzare la Corea del Nord, di arginare Russia e Iran, di diritti umani negati e delle pratiche scorrette di mercato, così come della linea rossa da non valicare mai, ovvero Taiwan. Il passo avanti è che da questo momento sarà più probabile che i leader comunichino maggiormente tra loro per le questioni più urgenti e impreviste, avendo la certezza che le comunicazioni diplomatiche e militari siano ripartite su più fronti.

Sul fronte orientale, tuttavia, gli analisti cinesi fanno notare delle novità. Xi ha delineato tre principi che devono guidare le relazioni sino-americane, e che si devono seguire nel giusto ordine, “come i bottoni quando si indossa una camicia”, ovvero: pace come fondamenta; stabilità nell’evitare incidenti; credibilità nell’onorare gli impegni, “trasformando la visione di San Francisco in realtà”.

Pyongyang, Kiev, Gaza, Tehran, Taipei

Nel mentre, però, il mondo cambia. Taiwan va a elezioni ed elegge il fronte meno affine a Pechino, Biden invita nuovamente Xi a fare pressione sugli alleati per le tensioni in Europa e in Medio Oriente, ma agli analisti del Global Times cinese non sfuggono le più recenti responsabilità americane e israeliane nelle zone. Non diversamente, sulla questione nordcoreana, come riportato da Alessandra Colarizi di China Files su Il Fatto Quotidiano, lo scenario è più delicato rispetto al passato, perché con la collaborazione militare tra Putin e Kim, ora Pyongyang ha un nuovo potente alleato con cui dialogare che potrebbe portarlo fuori dal controllo diretto e totale di Pechino.

La nuova guerra dell’oppio

Lo scenario è delicato anche per quanto riguarda la volontà di cooperare contro narcotraffico e cambiamenti climatici. Sul narcotraffico, la piaga del Fentanyl ha assunto ormai i tratti di una vera e propria guerra dell’oppio al contrario. Non diversamente, infatti, dagli scontri che affossarono l’economia imperiale cinese generando una piaga sociale senza precedenti, oggi la produzione di Fentanyl in Cina è a tutti gli effetti un’arma che colpisce in maniera devastante l’economia e la società americana, ma non solo quella. Nel 2021 l’Italia era la quarta consumatrice al mondo e il governo ha lanciato un piano per contrastarlo proprio lo scorso mese.

Per comprendere la dimensione del problema, basti pensare che per la Joint economic commission Usa, il costo pubblico per l’epidemia di oppioidi ($1.5 Triliardi) supera quello del sistema sanitario ($1.2T), del welfare ($1.2T) e della difesa nazionale ($1.1T). Il Fentanyl è 100 volte più potente della morfina e causa più overdosi letali negli Usa che in tutti gli altri paesi combinati, così come tra tutte le altre droghe combinate. La gran parte è prodotto tra Cina e Messico, ma tanti altri paesi limitrofi sono coinvolti. Per intuire la complessità della situazione, basti pensare ai 20 anni di occupazione dell’Afghanistan (in cui la produzione di oppio è cresciuta), o al triangolo d’oro tra Thailandia, Laos e Myanmar. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc), il Myanmar è oggi il primo produttore di oppio al mondo, triplicando Kabul dopo il divieto dei talebani, ma a costo di un’altra guerra civile.

Da TikTok all’IA

In mezzo a temi tanto vasti e di peso, rimane sempre un po' straniante vedere come il dialogo poi possa vertere su tematiche come TikTok. La volontà del governo americano non è quella di bannare l’app ma di far sì che sia indipendente dal governo cinese per timore che i dati dei cittadini americani finiscano nei database del Partito comunista.

Timore fondato per Pechino, a tal punto che già da anni ha bannato Facebook, Google, Instagram, Twitter e altre piattaforme. È ovvio che ormai i social abbiano un peso politico nella formazione dell’opinione pubblica, ciò che fa riflettere è in quanto poco tempo abbiano cambiato gli schemi, a maggior ragione, se pensiamo alla sfida dell’IA e alla sua rapidità di evoluzione.

Batterie “is the new” semiconduttori

Sui cambiamenti climatici, infatti, la situazione è forse maggiormente complessa e si lega all’Intelligenza artificiale e alle nuove tecnologie verdi. La scorsa settimana, prima del suo viaggio in Cina, la Segretaria al Tesoro Janet Yellen ha affermato che Pechino “sta inondando il mercato con energia verde che distorce i prezzi globali” aggiungendo che “l’aumento della produzione di energia solare, veicoli elettrici e batterie agli ioni di litio da parte di Pechino pone rischi alla produttività e alla crescita dell’economia globale”.

La telefonata tra Xi e Biden ha preceduto la visita di Yellen a Pechino che ora dovrà rendere conto delle intenzioni del governo americano per limitare l’afflusso di tecnologie verdi cinesi. Come dichiarato da Simone Pieranni di Chora media, “Batterie is the new Semiconduttori”, ovvero, sia Usa sia Ue stanno pensando a dei divieti specifici.

Tema che si lega a quello delle nuove smart car, per cui la Cina sembra avere un netto vantaggio competitivo e che porta su un nuovo piano la sfida dell’innovazione legata ai microchip e alle terre rare. Mentre infatti Apple rinuncia al suo primo prototipo, Xiaomi lancia il suo modello ed è pronta a venderlo in tutto il mondo.

Il timore è che questi nuovi veicoli, unendo IA e tecnologie verdi a basso costo, invadano i mercati occidentali creando rischi per il futuro delle industrie strategiche e per la sicurezza dei dati dei cittadini. La cooperazione nel settore green e nella lotta ai cambiamenti climatici non è dunque così scontata nella pratica, soprattutto se si tende verso il decoupling tecnologico o commerciale.

Derisking e Decoupling

Secondo quanto riportato dalla Casa Bianca, nel parlare di stabilità globale, Biden si è soffermato sulla necessità di lasciare libertà di navigazione nello stretto di Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale. La risposta di Xi Jinping non si è fatta attendere: per la Cina le azioni americane non portano al derisking, cioè a ridurre la tensione globale, ma al contrario, la accrescono così come accrescono la tendenza verso il decoupling e la formazione di uno schema multipolare avverso all’idea di multilateralismo.

Non è la prima volta che Xi utilizza la retorica europea, soprattutto per cercare sponda e invitare Bruxelles a essere più autonoma dalle scelte di Washington. Cosa che secondo diversi analisti potrebbe accadere, in particolare qualora Trump vinca le prossime elezioni e agisca – come in passato – disimpegnando gli Usa sul fronte internazionale. Un'evenienza ancora più probabile qualora si decida di togliere il sostegno all’Ucraina, portando l’Ue a dover organizzare la propria difesa, un tema già preannunciato negli scorsi giorni dalla Presidente Von Der Leyen.

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Classe 1989, Sinologo e giornalista freelance, è direttore tecnico e amministrativo di China Files, canale di informazione sull'Asia che copre circa 30 aree e paesi. Collabora con diverse testate nazionali e ha lavorato per lo sviluppo digitale e internazionale di diverse aziende tra Italia e Cina. Laureato in Lingue e Culture Orientali a La Sapienza, ha proseguito gli studi a Pechino tra la BFSU, la UIBE e la Tsinghua University (Master of Law – LLM).  Atzori è anche Presidente e cofondatore dell'APS ProPositivo, organizzazione dedita allo sviluppo locale in Sardegna e promotrice del Festival della Resilienza.  
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