Il Coronavirus ha ucciso più di un milione di persone in tutto il mondo. La conferma è arrivata poco fa, così come riporta il contatore di Worldometer che dall'inizio della pandemia tiene il conteggio di vittime e contagi su scala globale. Sono gli Stati Uniti il Paese che più di tutti ha dovuto un pagare un alto prezzo di vite umane, seguito da Brasile, India e Messico. È il Regno Unito il primo europeo di questo triste elenco, seguito dall'Italia che con i suoi oltre 35mila decessi ottiene il primato dell'Ue. E le previsioni per i mesi successivi non sono delle migliori: secondo Hans Kluge, direttore per l'Europa dell'Organizzazione mondiale della Sanità, tra ottobre e novembre la mortalità aumenterà ancora in Europa e in alcune aree si parla già seconda ondata, in attesa dell'arrivo di un vaccino che potrebbe almeno per il momento rallentare il dilagare del nuovo virus.

La mortalità nei paesi del mondo

Si ricordi, tuttavia, che queste sono cifre ufficiali, ma il numero reale delle vittime di Sars-CoV-2 potrebbe essere molto più alto. Addirittura, secondo alcuni, il dato reale potrebbe essere il doppio di quello confermato dalle autorità e arrivare a toccare quota tre milioni entro la fine dell'anno. Un'altra riflessione si può fare sui paesi in cui la mortalità è più alta, vale a dire quelli che non registrano il maggior numero di decessi in assoluto ma rispetto ai casi confermati ogni 100mila abitanti. In questo caso, il primato spetta al Perù, seguito da Bolivia, Brasile e Spagna.

Le vittime del Coronavirus: età mediana e patologie

Nel corso degli  ultimi mesi, sulla base dell'esperienza maturata nei nosocomi di tutto il mondo, è emerso che la maggior parte dei soggetti deceduti a causa dell'infezione hanno più di 60 anni d'età e affetti da una o più patologie pregresse, in particolare cardiopatici e diabetici. Soltanto in Italia, come riferisce l'Istituto superiore di Sanità, l'età media dei pazienti deceduti e positivi a SarS-CoV-2 è 80 anni ed è più alta di oltre 20 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione. Le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 85 – uomini 79), ma sono in netta minoranza coloro che non riescono a superare la malattia rispetto all'altro sesso.

A morire non sono solo gli anziani

Sempre sulla base di dati italiani, l'insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in questo campione (95,3% dei casi), seguita da danno renale acuto (23,2%), sovrainfezione (17,5%) e danno miocardico acuto (10,9%). In genere il decesso è stato registrato mediamente tra i 5 e i 7 giorni dopo il ricovero. Tuttavia, non tutte le vittime registrate finora hanno un'età media elevata. Secondo l'Iss, al 7 settembre 2020 sono 399, dei 35.563 (1,1%), i pazienti deceduti positivi al Coronavirus di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 87 di questi avevano meno di 40 anni (58 uomini e 29 donne con età compresa tra i 0 e i 39 anni). Di 9 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche; degli altri pazienti, 64 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 14 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.