Donald Trump è stato assolto anche nel secondo processo di impeachment. Il Senato degli Stati Uniti d'America ha votato oggi per la risoluzione che vedeva l'ex presidente accusato di istigazione all'assalto al Congresso: i voti a favore sarebbero dovuti essere 67 per andare a giudizio, ovvero i due terzi dei cento senatori a stelle e strisce. Ma i voti non hanno superato quota 57, nonostante ben sette senatori repubblicani tra questi. I no sono stati 43, e dunque nulla di fatto anche nel secondo processo per l'ex presidente statunitense.

Il voto dei senatori non sorprende più di tanto: il Senato è, di fatto, diviso perfettamente a metà tra Democratici e Repubblicani, e alla vigilia appariva difficile che venisse raggiunta la quota dei due terzi di voti favorevoli. E tuttavia, la "grazia" del Senato non vuol dire che per l'ex-presidente la strada sia in discesa: Trump infatti potrà anche essere chiamato a rispondere delle sue azioni davanti alle procure statunitensi che sono al lavoro su diverse inchieste nate nei giorni della protesta di Capitol Hill, una delle pagine più buie della storia degli Stati Uniti d'America. L'avvocato difensore di Donald Trump lo ha difeso paragonando l'assalto al Campidoglio alle proteste seguite all'uccisione dell'afroamericano George Floyd da alcuni agenti di polizia e sfociati in proteste di piazza e nel movimento Black Lives Matter, puntando anche il dito contro Biden e Harris, che illo tempore non avrebbero condannato quelle violenze. Ipotesi che, tuttavia, i grandi network statunitensi hanno prontamente smontato, dimostrando invece l'esatto opposto. Alla fine, tuttavia, tra i senatori repubblicani è stata presa come valida la teoria dell'incostituzionalità dell'impeachment verso un presidente che ha ormai terminato il proprio mandato.