Mancano ormai pochi giorni al prossimo 3 novembre, l'Election day negli Stati Uniti che saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente. I sondaggi nazionali danno il candidato democratico Joe Biden in netto vantaggio rispetto all'attuale inquilino della White House, il repubblicano Donald Trump. Ma prevedere chi uscirà vincitore dalle elezioni presidenziali Oltreoceano si è spesso rivelato complicato. Come nel 2016, quando quasi tutti gli istituti di sondaggi davano per scontata la vittoria di Hillary Clinton. Una previsione poi contraddetta dall'elezione di Trump. Questo si verifica perché negli Usa non è il voto popolare a decidere il nuovo presidente: in ogni Stato, infatti, si gioca una partita a parte e a decretare la vittoria è il numero di grandi elettori vinti in ognuno di questi. Accanto agli Stati tradizionalmente democratici o repubblicani, i cosiddetti safe states, ci sono anche gli swing states, cioè quelli che oscillano tra i due, che votano in modo altalenante (da swing appunto, altalena). Sono anche detti purple states, cioè senza un colore preciso tra blu (democratici) e rosso (repubblicani), o battleground states, in quanto proprio in questi Stati si gioca la battaglia finale per la presidenza.

Quali sono gli swing states e perché si chiamano così

Come detto gli swing states si chiamano così in quanto nella storia hanno alternato la loro fedeltà politica, a differenza di Stati che invece negli anni si sono riconfermati da una parte o dall'altra. Nello Stato di New York, ad esempio, la maggioranza da sempre è democratica, così come il Texas è invece considerato uno Stato repubblicano. Anche se proprio in Texas quest'anno la competizione si sta dimostrando decisamente più elevata, tanto da annoverarlo tra gli Stati da tenere sott'occhio da parte dei sondaggisti che ogni giorno che passa tentano di prevedere chi sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti. Per alcuni Stati non ci sono grosse aspettative. Soprattutto in quanto, grazie al sistema dell'early vote, tanti statunitensi si sono già presentati alle urne. Biden trionferà quasi sicuramente anche in California, nel New Jersey e nello Stato di Washington. Con ogni probabilità, invece, Trump porterà a casa Tennessee, Indiana e Kentucky. Ci sono però alcuni Stati dove nulla è ancora deciso: tra questi i principali sono Florida, North Carolina, Georgia, Ohio, Pennsylvania e Arizona. Ma anche in Michigan e Wisconsin, tradizionalmente degli swing states, la partita è ancora aperta.

Florida

Uno swing state per eccellenza, la vittoria in Florida porterebbe ben 29 grandi elettori a Trump o Biden. Guardando indietro alle ultime 11 elezioni, ben 7 sono state vinte dai repubblicani. Nel 2016 Trump riuscì a imporsi con il 49% dei consensi contro il 47,8% di Clinton. È dagli anni Sessanta che chi vince in Florida vince anche la Casa Bianca: unica eccezione Bill Clinton nel 1992 che divenne presidente pur perdendo la Florida (dove invece vinse George Bush senior).

North Carolina

Anche qui i repubblicani sono stati di solito in vantaggio, anche se con un margine piuttosto lieve.In gioco ci sono 15 grandi elettori e negli ultimi dieci anni i democratici sono riusciti a portarli dalla loro parte solo una volta. Ma il primato repubblicano è sempre stato in bilico. Nel 2016 Trump vinse con il 49,8% contro il 46,2% di Clinton: una differenza appena sopra il 3% tra il repubblicano e la sfidante democratica. Ed ora qui il tycoon di New York rischia di perdere il vantaggio.

Pennsylvania

Altro discorso per la Pennsylvania, dove i democratici hanno sempre giocato in casa. Ad eccezione dell'anno scorso, quando Trump è riuscito per un pelo a strappare i 20 grandi elettori agli avversari. Prima di lui ci era riuscito Bush senior nel 1988. Ora però lo Stato è in bilico e l'attuale presidente potrebbe non essere riconfermato.

Arizona

Nelle ultime 11 elezioni i repubblicani si sono affermati in Arizona per ben 10 volte. Nel 1996 Clinton è riuscito a vincere nello Stato gli 11 grandi elettori. Ora anche Biden potrebbe portare dalla sua parte questo Stato del Southwest, ma il risultato non è certo scontato.

Ohio

Un altro swing state storico, in Ohio il risultato delle presidenziali non è mai stato scontato. Nel 2012 le elezioni furono decise da un margine inferiore al 5%, con Barack Obama al 50,7% contro il 47,7% di Mitt Romney. Al turno successivo i repubblicani guadagnarono però terreno con Trump, che si impose su Clinton con un margine più ampio: 51,7% contro il 43,6%. Quest'anno l'Ohio potrebbe confermarsi repubblicano tanto quanto tornare ai democratici: nulla è ancora deciso.

Georgia

In Georgia alle ultime presidenziali si sono affermati i repubblicani: sia nel 2012 con un trionfo di Romney su Obama del 53,3% contro il 45,5%, che nel 2016 con un 50,4% a 45,3% per Trump. Dei margini comunque limitati che anche quest'anno si confermano strettissimi.

Wisconsin

Un altro esito in bilico è quello del Wisconsin, generalmente favorevole ai democratici in cui però alle ultime presidenziali Trump ha portato a casa la vittoria. L'ultimo repubblicano a vincere nello Stato prima di lui era stato Ronald Reagan nel 1984. A questo turno i 10 grandi elettori del Wisconsin non saranno scontati per i democratici, ma nemmeno per il presidente uscente.

Michigan

Infine, anche il Michigan si prospetta come uno Stato tradizionalmente democratico in cui però Trump ha portato a casa la vittoria nel 2016. Un trionfo comunque sudatissimo, che ha opposto il 47,5% del tycoon newyorkese al 47,3% dell'ex First Lady. Ora in palio ci sono 16 grandi elettori, ma i risultati delle elezioni in questo Stato non sono ancora chiari