Oggi 3 novembre è l'Election Day: gli Stati Uniti d'America eleggeranno il 46esimo presidente della loro storia. Si vota fino alle 20 di questa sera, ora locale, ma molti elettori hanno già votato nei giorni precedenti oppure via posta. Il sistema americano prevede che i cittadini si rechino alle urne per scegliere i "grandi elettori", che a loro volta saranno chiamati a decidere il nome del Presidente degli Stati Uniti. Quest'anno, oltre che recandosi alle urne il 3 novembre, gli elettori hanno cominciato a depositare già settimane fa schede in numeri record in appositi seggi destinati al voto anticipato (early voting) oppure via posta, due modalità che sono state molto rafforzate anche per contenere i rischi da Coronavirus. Le regole per l'elezione, che si svolge ogni 4 anni, sono fissate dall'articolo 2 della Costituzione americana.

Negli Stati Uniti si vota ogni quattro anni, il martedì immediatamente successivo al primo lunedì di novembre: la scelta di questa data rappresenta una tradizione nel sistema elettorale statunitense. In molti Stati le elezioni partono tuttavia anche diverse settimane prima: ciò è spiegato con la volontà di permettere anche a chi è assente in quel giorno specifico di poter esprimere la propria preferenza. I cittadini non votano direttamente il Presidente, bensì i cosiddetti grandi elettori, che sono i deputati e senatori che siedono al Congresso.

Si ricordi che gli Usa sono una Repubblica presidenziale di tipo federale, composta da 50 stati e da un distretto, quello della Columbia e il loro sistema elettorale è una diretta conseguenza di questa struttura istituzionale, basandosi su collegi statali e maggioritari. Ecco, allora, quali sono le regole del sistema elettorale a stelle e strisce per seguire meglio la competizione tra Donald  Trump e Joe Biden del prossimo 3 novembre.

Come funziona il sistema elettorale americano: winner takes all

Prima di tutto, si deve ricordare che l'elezione del presidente degli Stati Uniti è indiretta. I cittadini scelgono, cioè, i cosiddetti grandi elettori, nei singoli stati in numero proporzionale alla popolazione. Ne sono in totale 538, numero che corrisponde alla somma dei deputati e senatori che rappresentano lo stato al Congresso. Ad un candidato sono necessari 270 voti per aggiudicarsi la Casa Bianca. I voti elettorali vengono aggiudicati all'interno di ciascuno dei 50 stati con un sistema maggioritario secco, che viene definito il "winner takes all". Fanno eccezione Nebraska e Maine, gli unici due stati che hanno scelto di assegnare i loro voti elettorali, rispettivamente cinque e quattro, con il sistema proporzionale. In tutti gli altri stati, dunque, il vincitore prende tutto anche se per uno scarto minimo di voti.

Chi ha diritto di voto in America

Possono votare alle elezioni presidenziali tutti i cittadini americani che abbiano compiuto 18 anni d'età. Possono, inoltre, votare per eleggere i propri rappresentanti al congresso. Fanno, però, eccezione i cittadini residenti nel distretto di Columbia e nei territori non incorporati degli Usa, che includono Guam, Porto Rico, le Isole Marianne Settentrionali e le Isole Vergini americane. Prima del 1971, era possibile votare solo a partire dai 21 anni. Si ricordi che in 35 stati occorre, nel voto di persona, esibire alle urne una forma accettata dal singolo stato di documento di identità. Tra questi stati ci sono Wisconsin, Texas, Kansas, Indiana, Tennessee, Missouri e Georgia. In Texas ad esempio è valida la tessera per il porto d'armi ma non quella studentesca. A volte, ma non sempre, è possibile produrre altra documentazione originale che dimostra la residenza e a volte esprimere un voto provvisorio.

Le primarie e le convention

La costituzione americana non prevede, né regola, l’istituzione delle elezioni primarie, che tuttavia si svolgono da oltre un secolo. Durante queste votazioni, i cittadini determinano in modo diretto il candidato alla carica presidenziale per il proprio partito. Queste elezioni si svolgono generalmente nel corso di 5 mesi: iniziano generalmente con il Caucus dell’Iowa tra l’inizio di gennaio e l’inizio di febbraio di ogni anno bisestile e terminano a giugno. Durante questo periodo di tempo si decide quali delegati parteciperanno alla convention finale di partito. Quest'ultimo è un evento molto atteso dagli elettori, durante il quale viene stabilito il nome del candidato al ruolo di Presidente per ciascun partito.

I grandi elettori e il ruolo dei singoli Stati

Come abbiamo visto, il presidente Usa non viene eletto dai cittadini ma dai cosiddetti “grandi elettori” (presidential electors), che hanno il compito di rappresentare i cittadini americani all’interno del collegio elettorale. Questo ha, a sua volta, il compito di votare per uno dei candidati al ruolo di presidente. I grandi elettori, che vengono scelti dai singoli Stati, sono in tutto 538, numero dato dalla somma dei deputati della Camera dei Rappresentanti (435) più il numero dei Senatori (100) a cui si aggiungono 3 delegati del Distretto di Columbia (Washington D.C.). Dal momento che le liste dei candidati a grande elettore sono espressione dei partiti, l’esito del voto diventa chiaro già il giorno delle elezioni. Nella storia americana, infatti, i casi di faithless electors, o elettori infedeli, sono stati pochissimi. Ogni Stato ha diritto a due grandi elettori più altri, tanti quanti sono il numero dei deputati mandati alla Camera dei Rappresentanti. Numero, questo, che varia a seconda della popolazione: più lo Stato è popoloso, più ha rappresentanti, come nel caso della California (attualmente 55) e del Texas (attualmente 38).  Il collegio elettorale si riunisce da tradizione il primo lunedì successivo al primo mercoledì di dicembre. Il congresso poi tabula i voti la prima settimana di gennaio e la nuova presidenza inizia il 20 gennaio successivo alle elezioni.

Il numero dei grandi elettori per ogni Stato americano

Ecco di seguito l'elenco completo del numero dei grandi elettori stato per stato: California (55), Texas (38), Florida (29), New York (29), Illinois (20), Pennsylvania (20), Ohio (18), Georgia (16), Michigan (16), North Carolina (15), New Jersey (14), Virginia (13), Washington (12), Arizona (11), Indiana (11), Massachusetts (11), Tennessee (11), Maryland (10), Minnesota (10), Missouri (10), Wisconsin (10), Alabama (9), Colorado (9), South Carolina (9), Kentucky (8), Louisiana (8), Connecticut (7), Oklahoma (7), Oregon (7), Arkansas (6), Iowa (6), Kansas (6), Mississippi (6), Nevada (6), Utah (6), Nebraska (5), New Mexico (5), West Virginia (5), Hawaii (4), Idaho (4), Maine (4), New Hampshire (4), Rhode Island (4), Alaska (3), Delaware (3), District of Columbia (3), Montana (3), North Dakota (3), South Dakota (3), Vermont (3), Wyoming (3).

State of Union e Presidential transition

Con il primo termine si indica il discorso sullo stato dell'Unione del presidente degli Usa davanti al Congresso riunito in seduta plenaria tra la fine di gennaio e gli inizio di febbraio. Con le sue dichiarazioni, il presidente traccia le linee guida della sua agenda legislativa e del programma che intende portare avanti durante il primo anno del suo mandato. Per Presidential transition si intende il periodo di interregno tra l'elezione del nuovo presidente e il suo effettivo ingresso alla Casa Bianca e dura all'incirca due mesi e si conclude con l'insediamento del nuovo Congresso chiamato a confermare i voti dei grandi elettori.

Il Presidente degli Stati Uniti: durata dell'incarico e rieleggibilità

Per poter concorrere alla carica di presidente degli Stati Uniti è necessario soddisfare alcuni requisiti, e cioè: essere cittadino americano dalla nascita (dunque, i cittadini naturalizzati non possono aspirare a questo ruolo); avere compiuto almeno 35 anni; risiedere negli Stati Uniti da almeno 14 anni. Il mandato del presidente dura 4 anni ed inizia formalmente il 20 gennaio successivo al giorno delle elezioni. Può essere rieletto solo una volta, quindi per un totale di due mandati consecutivi. In caso di morte o dimissioni del presidente, il suo vicepresidente ha il compito di terminare il mandato. Una volta terminato il mandato, il presidente non diventa senatore, come accade, ad esempio, in Italia.