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Opinioni
30 Gennaio 2017
10:58

Starbucks sfida il Muslim ban di Trump: “Assumeremo 10.000 rifugiati”

Il fondatore della catena di caffetterie ha annunciato che per protestare contro l’ordine esecutivo emanato da Trump il 28 gennaio scorso assumerà 10.000 rifugiati in tutti i punti vendita sparsi per il mondo, a cominciare proprio da quelli su suolo americano: “I diritti civili che abbiamo dato per scontati per così tanto tempo sono sotto attacco, e vogliamo utilizzare una forma di comunicazione più immediata per capire e dialogare con voi sulle cose che ci stanno a cuore”.
A cura di Charlotte Matteini
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Starbucks scende in campo contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il cosiddetto Muslim ban, il provvedimento emanato il 28 gennaio scorso che vieta l'accesso agli Usa ai cittadini nati in sette paesi a maggioranza islamica: Yemen, Sudan, Somalia, Siria, Iran, Iraq e Libia. Il colosso americano ha deciso che per protestare contro l'ordine esecutivo emanato in fretta e furia da Trump, assumerà 10.000 rifugiati in tutto il mondo nei prossimi 5 anni, iniziando proprio dagli Stati Uniti d'America. Ad annunciare la decisione è stato il fondatore della catena di caffetterie, Howard Schultz, che in una breve lettera inviata ai dipendenti ha spiegato: "Vi scrivo oggi con grande preoccupazione, il cuore pesante e una ferma promessa. Noi non rimarremo a guardare, non rimarremo in silenzio mentre l'incertezza sulle iniziative della nuova amministrazione cresce ogni giorno che passa. Ci sono più di 65 milioni di cittadini del mondo riconosciuti come rifugiati dalle Nazioni unite e noi stiamo definendo piani per assumerne 10.000 nei prossimi cinque anni nei 75 paesi del mondo dove è presente Starbucks. E inizieremo qui negli Stati Uniti, concentrandoci inizialmente su questi individui che hanno servito le truppe Usa come interpreti e personale di supporto nei diversi paesi dove il nostro esercito ha chiesto sostegno".

Non solo contro il "muslim ban", il fondatore della catena di caffetterie conosciuta in tutto il mondo si è inoltre scagliato contro la decisione di costruire un muro di confine con il Messico, Paese in cui Starbucks possiede 600 punti vendita e conta oltre 7.000 dipendenti, sostenendo che bisognerebbe costruire ponti e non muri. Suo malgrado, infatti, dopo la presa di posizione di Donald Trump sulla costruzione di questo confine artificiale, pretendendo inoltre dal governo messicano il pagamento delle spese per la sua realizzazione, Starbucks è entrato nel mirino dei molti cittadini messicani indignati che hanno deciso di boicottare tutti i prodotti americani presenti in Messico, a partire proprio dalla catena di caffetterie. Il colosso americano, però, intervenendo ieri sulla questione del "muslim ban" ha cercato di spiegare la propria posizione, sostenendo di non essere affatto d'accordo con le politiche di Trump in materia di immigrazione. "Starbucks farà il possibile per aiutare i propri dipendenti interessati dal Muslim ban e permettere loro di districarsi in questo momento complicato. I diritti civili che abbiamo dato per scontati per così tanto tempo sono sotto attacco, e vogliamo utilizzare una forma di comunicazione più immediata per capire e dialogare con voi sulle cose che ci stanno a cuore", ha concluso l'azienda.

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Milanese, classe 1987, da sempre appassionata di politica. Il mio morboso interesse per la materia affonda le sue radici nel lontano 1993, in piena Tangentopoli, grazie a (o per colpa di) mio padre, che al posto di farmi vedere i cartoni animati, mi iniziò al magico mondo delle meraviglie costringendomi a seguire estenuanti maratone politiche. Dopo un'adolescenza turbolenta da pasionaria di sinistra, a 19 anni circa ho cominciato a mettere in discussione le mie idee e con il tempo sono diventata una liberale, liberista e libertaria convinta.
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