Sono trascorsi quattro giorni da quando il piccolo Julen, un bambino spagnolo di soli due anni e mezzo, è caduto in un pozzo nella campagna di Totalan, nei pressi di Malaga. Da quattro giorni la Spagna vive con il fiato sospeso, ed ormai ogni ora è preziosa e fondamentale: se neppure oggi le ricerche dei soccorritori andranno a buon fine si potrà fare affidamento solo su un miracolo.

Dopo quasi 96 ore le operazioni di ricerca continuano senza sosta. Stando a quanto riferisce La Vanguardia, la priorità di oggi è quella di scavare – in tempi più rapidi possibile – un tunnel parallelo al pozzo – profondo ben 107 metri – in cui è precipitato il bambino. La speranza è che da lì sia poi più semplice tentare di raggiungerlo e trarlo in salvo, sempre ammesso che sia sopravvissuto: il piccolo, infatti, finora non ha dato segni di vita. E in un miracolo sperano ormai anche i genitori: "Abbiamo un angelo in cielo: aiuterà mio figlio a uscire vivo di lì", hanno detto ieri, stravolti dal dolore ma più che mai determinati a portare fino in fondo le ricerche del figlio. Quell'"angelo" è Oliver, il loro primogenito morto nel 2017 mentre giocava su una spiaggia insieme a un amichetto.

Ai soccorsi stanno partecipando nove società sia pubbliche che private, tutte fortemente sostenute dall'impegno economico e logistico del governo spagnolo. Due sere fa sono arrivati a Totalan gli specialisti della Stockholm Precision Tools AB, azienda di geolocalizzazione svedese che diede un importante contributo alla salvezza dei 33 minatori intrappolati per 69 giorni nel nord del Cile nel 2010. Le offerte d'aiuto tuttavia sono giunte da ogni parte del mondo. Sul posto è giunto anche Juan José Corte's, il papà di Mari Luz, una bambina di cinque anni uccisa nel 2008, il cui caso appassionò la Spagna: Juan José ha fondato un'associazione che si mobilita nei casi di sparizione di un minore, e da ieri segue passo passo i genitori di Julen.