Volevano raggiungere Milano all’interno di un container partito dalla Serbia ma sono morti nel disperato viaggio verso la meta tanto agognata. I cadaveri di sette migranti nordafricani sono stati ritrovati in Paraguay: infatti il container dentro cui si erano nascosti non è stato trasportato in treno verso il capoluogo lombardo ma su una nave ormeggiata nel porto croato di Rijeka, che si è poi diretta in America. Un viaggio durato quattro mesi ma probabilmente i sette ragazzi sono morti di stenti nel contenitore pochi giorni dopo la partenza.

L’identità dei migranti si è scoperta grazie alle carte d’identità trovate sui corpi: Zugar Hamza e Sidahmed Ouherher dall'Algeria, Ahmed Belmiloudi, Said Rachir, Rachid Sanhaji e Mohamed Hadoun dal Marocco e Yessa Aymen dall'Egitto. Tutti ragazzi giovani e in buona salute che sognavano un futuro migliore in Italia. Si sono nascosti in un container nello scalo ferroviario nella città serba di Šid lo scorso luglio, sperando di arrivare a Milano in pochi giorni. Invece, il treno si è diretto a Rijeka, dove il carico è stato trasferito su una nave e da lì ha percorso un lungo tragitto attraverso l’Oceano Atlantino per poi attraccare in Argentina. Dal porto argentino è stato poi trasportato ad Asunción, la capitale del Paraguay. Ed è lì che i cadaveri sono stati rinvenuti. Gli uomini, stretti nel minuscolo spazio tra il carico e il tetto del container, sono rimasti chiusi lì per quattro mesi. "Immaginiamo che la loro destinazione non fosse il Sud America, poiché non sarebbero mai stati in grado di sopravvivere al viaggio con i pochi viveri che avevano", ha detto Marcelo Saldívar, un pubblico ministero di Asunción.
Le immagini dei sette ragazzi diffuse in rete dalle forze dell’ordine sono state riconosciute Smail Maouch, un algerino che aveva vissuto con loro in un campo profughi a Šid. “Eravamo come fratelli”, ha dichiarato.

Ogni giorno migliaia di persone, principalmente provenienti dall'Asia meridionale, dal Medio Oriente e dal Nord Africa, tentano di attraversare i Balcani per raggiungere l'Unione Europa. È un percorso lungo e arduo che attraversa montagne e foreste. Il viaggio può richiedere mesi ed è caratterizzato da violenze brutali e respingimenti illegali perpetrati dalla polizia di frontiera in Serbia, Bosnia e Croazia. Ma offre la possibilità ai migranti di arrivare nel cuore dell'Europa senza intraprendere mortali traversate marittime dalla Turchia alla Grecia. Le organizzazioni per i diritti umani affermano che i migranti sono spinti a scegliere soluzioni di viaggio sempre più pericolose per evitare le violenze delle forze di sicurezza negli stati balcanici.