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Sentenza choc in Arabia Saudita: i giudici condannano un uomo alla paralisi

L’imputato ha ferito 10 anni fa un amico che è rimasto paralizzato: per questo motivo se non riesce a pagargli un risarcimento (circa 270mila dollari) il tribunale ha deciso che subirà la stessa sorte. Amnesty International lancia un appello per evitare tale assurda pena.
A cura di Susanna Picone
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L’imputato aveva ferito 10 anni fa un amico che era rimasto paralizzato: per questo motivo se non riesce a pagargli un risarcimento (circa 270mila dollari) il tribunale ha deciso che subirà la stessa sorte. Amnesty International lancia un appello per evitare tale assurda pena.

La legge del taglione, oggi, in Arabia Saudita. Un tribunale ha deciso che un uomo sarà condannato a diventare paralitico qualora non riuscirà a pagare un milione di riyal sauditi – circa 270mila dollari – di risarcimento. Perché tale pena? Perché l’imputato ha ferito tempo fa un amico che è rimasto paralizzato. Per questo motivo, se non gli paga i danni, per i giudici dovrà finire su una sedia a rotelle. La sentenza del tribunale dell’Arabia Saudita è stata emessa il 2 aprile: l’imputato, Ali al Khawahir, nel 2013 aveva appena 14 quando colpì e ferì gravemente il suo amico. Ora, dopo dieci anni, i giudici hanno stabilito che il colpevole, che oggi ha 24 anni, deve subire la medesima sorte.

È stata Amnesty International a denunciare tale sentenza e a rivolgere un appello al mondo intero affinché si riesca a fermare tale crimine. L'ong punta il dito contro le leggi dell'Arabia Saudita che prevedono la possibilità da parte dei giudici di stabilire numerose punizioni corporali, dalla fustigazione all'amputazione di parti del corpo. Si tratta di pene crudeli e illegali, denuncia Amnesty, perché simili alla tortura. L’organizzazione sottolinea anche come tali pratiche siano contrarie alla Convezione Onu contro la Tortura, alla quale anche l’Arabia Saudita ha aderito, e ai Principi di etica medica adottati dall’Assemblea generale dell’Onu.

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