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Scomparsa Saman Abbas, ultime notizie sul processo
17 Maggio 2022
17:23

Saman Abbas, l’avvocato dei genitori latitanti: “Vi spiego perché la loro posizione è difendibile”

“Se mi sentissero vorrei dirgli che la loro posizione è difendibile e che il processo è ancora tutto da fare”, così a Fanpage.it Simone Servillo, l’avvocato dei genitori di Saman Abbas, scomparsa da Novellara, rinviati a giudizio insieme allo zio e a due cugini.
A cura di Chiara Ammendola
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Scomparsa Saman Abbas, ultime notizie sul processo

Anche Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, i genitori di Saman, così come lo zio e i due cugini, sono stati rinviati a giudizio dal gup di Reggio Emilia Dario De Luca che ha accolto la richiesta della procura: i cinque famigliari della 18enne pakistana scomparsa da Novellara nella notte tra il 30 aprile e l'1 maggio scorsi sono accusati in concorso di sequestro di persona, omicidio e soppressione di cadavere.

I genitori della ragazza sono tuttora latitanti in Pakistan ma, come spiegato dall'avvocato Simone Servillo che li assiste, non vi sono elementi per sostenere che sappiano del procedimento a loro carico: "Oggi come oggi non abbiamo la certezza che loro abbiano completa consapevolezza di ciò che sta accadendo in Italia. Il rilievo mediatico della vicenda nel nostro Paese non è stato lo stesso in Pakistan – ha spiegato il legale a Fanpage.it – se mi sentissero in questo momento direi loro che hanno una posizione difendibile e che non devono confondere l'opinione pubblica, formatasi purtroppo in maniera prematura in Italia rispetto a questa vicenda, con l'esito del procedimento processuale. Il processo è ancora tutto da fare".

Il gup ha disposto il rinvio a giudizio per i suoi assistiti
Se guardiamo il lato positivo, durante il dibattimento saranno sviscerati tutti gli elementi acquisiti e in quella sede finalmente potrò difendere in maniera piena i miei assistiti. Il vaglio dibattimentale sarà fondamentale in questo senso per analizzare tutti i dati e capire se determinate tesi accusatorie nei confronti dei miei assistiti stanno in piedi.

Il giudice ha rigettato la richiesta di nullità del decreto di latitanza
Ho sostenuto, e continuo a credere, che non vi è la possibilità di ritenere in maniera certa che i miei assistiti si siano sottratti volontariamente agli atti del processo. Non vi sono elementi che consentono di vantare una certezza di questo tipo, per questo ho chiesto che il decreto di latitanza venisse dichiarato nullo e con esso tutti quegli atti che sulla scorta dello stesso sono stati successivamente emessi.

Il giudice, in maniera del tutto legittima, ha invece ritenuto che vi siano elementi tali da ritenere che i miei assistiti abbiano conoscenza di questo procedimento. Ma è una questione che non muore qui, con l'udienza preliminare. La affronteremo ancora, a partire dalla prossima udienza che si terrà il 10 febbraio 2023 che sarà quella che ci farà entrare nella fase dibattimentale.

La posizione dei genitori di Saman è diversa da quelli degli altri imputati visto che risultano latitanti, aprendo anche a una questione politica con il Pakistan
Rispetto a questo vorrei chiarire una cosa. C'è chi dice addirittura che non c'è stata collaborazione da parte del Pakistan, ma noi dobbiamo imparare ad essere obiettivi quando si affrontano certe tematiche. Proviamo a ribaltare la situazione e a immaginare cosa penseremmo, da cittadini italiani, se uno stato estero chiedesse l'estradizione di due nostri cittadini, marito e moglie, per metterli in prigione in attesa di giudizio.

Al Pakistan non è stato chiesto di estradare due persone con una sentenza. Il fatto che siano stati estradati gli altri imputati non significa che sia giusto così, anche perché io da garantista credo che chiunque debba affrontare un processo da uomo libero. Il Pakistan è in una posizione delicata e finora, nei limiti del possibile, ha invece fornito una buona collaborazione.

Perché i suoi assistiti non sono mai intervenuti rispetto alla loro posizione? 
Oggi come oggi non abbiamo la certezza che loro abbiano completa consapevolezza di ciò che sta accadendo in Italia. Il rilievo mediatico della vicenda nel nostro Paese non è stato lo stesso in Pakistan: lì c'è una percezione completamente diversa. E siccome i miei assistiti non sono mai stati raggiunti da alcun tipo di notifica rispetto alla vicenda processuale, quel poco che sanno, se sanno qualcosa, lo hanno appreso dalla stampa locale.

 

Che cosa si aspetta nei prossimi mesi? 
I processi vanno fatti poco per volta, non si possono fare previsioni, ma la posizione dei miei assistiti è tuta da sviscerare ed è assolutamente difendibile perché tutti gli elementi emersi finora sono suscettibili di una molteplicità di informazioni. Ci sono elementi contrastanti e la loro lettura può essere antitetica.

C'è qualcosa che vorrebbe dire ai suoi assistiti?
Quello che direi ai miei assistiti se mi sentissero in questo momento quindi è che hanno una posizione difendibile e non devono confondere l'opinione pubblica, formatasi purtroppo in maniera prematura rispetto a questa vicenda, con l'esito del procedimento processuale. Il processo è ancora tutto da fare.

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