Undici passeggeri atterrati con un volo proveniente da New York nello scalo di Tel Aviv sono risultati positivi al test del covid al loro arrivo all'aeroporto di Tel Aviv: a bordo dell'aereo erano presenti cittadini israeliani rimasti bloccati all'estero. Tutti avevano dovuto esibire certificati negativi al coronavirus prima di imbarcarsi, ma una passeggera ha raccontato al sito Ynetnews di aver sentito alcuni di loro vantarsi di essere riuscito a falsificarli. Attualmente in Israele non possono arrivare più di 200 passeggeri al giorno, cittadini di rientro dall'estero o altri casi umanitari. Il provvedimento restrittivo serve a contrastare l'insorgere di nuove varianti mentre procede il piano di vaccinazioni. "Si sono vantati di non aver neanche fatto il test", ha raccontato la passeggera, riferendosi ad un gruppo di uomini ultraortodossi che durante il viaggio avevano pregato al centro dell'aereo togliendosi le mascherine.

Israele è il primo paese al mondo per numero di vaccinazioni effettuate alla popolazione: oltre 80 persone su 100 hanno ricevuto la prima dose del siero e il governo  ha – per questa ragione – varato un piano di allentamento delle misure che prevede la riapertura di molti luoghi pubblici come scuole, musei, negozi, palestre e hotel. Per accedervi è necessario un "green pass", ovvero un codice o un certificato che attesti la guarigione o la vaccinazione.

Grazie alla campagna di vaccinazione potranno presto tornare a svolgersi concerti ed eventi sportivi con il 75% del pubblico rispetto a una situazione pre-covid, anche se negli stadi il limite massimo sarà di 300 persone all’interno e 500 all’esterno. Il green pass è destinato a diventare indispensabile anche per i viaggi all'estero: Israele di recente ha firmato con Grecia e Cipro accordi per lo scambio di turisti immunizzati. Insomma, il paese mediorientale potrebbe nei prossimi mesi diventare il primo a liberarsi dell'incubo del Covid-19 grazie a un mix tra lockdown e vaccinazioni di massa.