Claas Relotius: ai più questo nome non dirà nulla, ma in Germania era considerato fino a pochi giorni fa un talento puro del giornalismo. A soli trentatré anni, infatti, aveva apposto la sua firma sotto alcune delle più importanti inchieste del Der Spiegel, una delle più autorevoli riviste del paese. Inchieste che li erano valse premi su premi come miglior giornalista investigativo, un vero e proprio astro nascente con una carriera brillante davanti.

Peccato che Claas Relotius fosse in realtà un autentico bugiardo. Il suo collega Juan Moreno ha deciso di vederci chiaro e ha scoperto che Relotius per anni ha inventato notizie letteralmente di sana pianta, esagerando fatti altrimenti trascurabili e inventando anche interviste e dichiarazioni mai fatte. Insomma, il più brillante talento giornalistico tedesco era sostanzialmente un "fake" irrispettoso delle più elementari norme deontologiche professionali.

A insospettirsi su  Claas Relotius è stato un solo suo collega, Juan Moreno, con cui aveva lavorato a un'inchiesta: fin da subito aveva notato che il suo modo di consultare le fonti e riportare le notizie destava non pochi dubbi, così ha deciso di indagare più a fondo e verificare se l'astro nascente del giornalismo tedesco fosse veramente irreprensibile. Relotius, ora, è stato licenziato dallo Spiegel, che in un articolo non gli ha risparmiato un duro attacco: "Lasciatevi dire – si legge nel pezzo – che Claas Relotius, uno dei giornalisti più in vista, uno dei più stimati autori, un idolo per la sua generazione, non è un giornalista. Ma solo uno che inventava spesso favole". La rivista non ha esitato a fare autocritica, definendo la vicenda come "uno dei punti più bassi nei 70 di storia della rivista".