Con i suoi 4.465.863 di casi, di cui 95.735 individuati nelle ultime 24 ore, l'India è diventato il secondo paese al mondo per numero di contagi da Coronavirus, dietro solo agli Stati Uniti e superando il Brasile. Le vittime sono in totale 75.062, dopo che questa mattina sono stati segnalati altri 1.172 decessi. Cifre preoccupanti, in un paese che già prima della pandemia era alle prese con una situazione economica difficile e che rischia di non riuscire più alzarsi dopo gli oltre 100 giorni di lockdown imposti dal governo locale per contenere la trasmissione del contagio. Blocco che è stato costretto poi a ritirare, nonostante il continuo incremento delle nuove infezioni, perché altrimenti sarebbe stata l'apocalisse per le casse del Paese e dei cittadini. E pensare che, secondo gli esperti, il peggio deve ancora venire. Se le tendenze attuali continuano, è solo una questione di tempo prima che Nuova Delhi raggiunga gli Usa. Secondo l'epidemiologo Tanmay Mahapatra, è possibile che il picco dei contagi venga raggiunto tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre.

Sistema sanitario al collasso: "Non c'è luce in fondo al tunnel"

All'inizio dell'emergenza il virus circolava soprattutto nelle grandi città, densamente ed eccessivamente popolate, ma da alcune settimane ha cominciato a diffondersi anche nei villaggi e nelle zone rurali dove l'accesso all'assistenza sanitaria è praticamente paralizzato. Ad avere la peggio sono stati lo stato occidentale del Maharashtra e i quattro stati meridionali del Tamil Nadu, Andhra Pradesh, Telangana e Karnataka. Qui i medici, che dall'inizio della pandemia denunciano l'assenza di dispositivi di protezione per il personale sanitario, hanno affermato che misure come l'uso mascherine e il lavaggio delle mani sono state in gran parte abbandonate. "C'è una stanchezza comportamentale in atto", ha detto il dottor Kalantri, direttore dell'ospedale nel villaggio di Sevagram, aggiungendo: "Il peggio deve ancora venire, il virus sta arrivando nelle zone rurali. Purtroppo non c'è ancora luce in fondo a questo tunnel". A ciò si aggiunga la poca accuratezza dei test utilizzati per scovare i contagiati. Anche se i tamponi effettuati sono aumentati a più di un milione al giorno, preoccupa la crescente dipendenza dallo screening per antigeni o proteine ​​virali che sta creando una serie di problemi perché, non essendo precisi, possono dare risultati inesatti. Nell'Uttar Pradesh, lo stato più popoloso dell'India con un sistema sanitario già in difficoltà, la situazione è nera. Con un totale di 253.175 casi e 3.762 morti, si sta assistendo ad un vero e proprio tsunami che ha provocato carenza di letti ospedalieri e collasso delle strutture.

L'epidemia oltre i numeri ufficiali: a Delhi infetti superiori trenta volte ai dati

Senza contare che questi non sono affatto i numeri ufficiali. Nonostante le cifre da record, con oltre quattro milioni di casi confermati, gli esperti ritengono che la diffusione del virus sia stata di gran lunga superiore. Un'indagine sierologica a Delhi ha rivelato che il 29% della popolazione è stata infettata a causa della presenza di anticorpi contro il Coronavirus, il che porterebbe il numero dei positivi a sei milioni nella sola Capitale, ben trenta volte i dati ufficiali. Intanto, a preoccupare le istituzioni locali è, oltre al contagio, anche la situazione economica che ne deriva, con una contrazione del PIL del 23,9% nel primo trimestre post-pandemia, e che già soffriva di un rallentamento della crescita potenziale e di una grave crisi del gettito fiscale. Per questo, il governo locale è stato costretto ad eliminare le misure di contenimento imposte per controllare l'emergenza sanitaria. Pertanto, le restrizioni sono state rimosse senza alcuna considerazione per il crescente carico di lavoro di medici e infermieri e con informazioni minime sui possibili cluster di infezione, che continuano a non essere controllati e tracciati. Nonostante ciò, pare ci sia poca preoccupazione da parte di politici e di opinione pubblica sui nuovi record di casi, forse perché il tasso di mortalità, per quanto ne sa il governo, è ben al di sotto del 2% e quindi tra i più bassi al mondo. Ma ciò dipende probabilmente dal fatto che i decessi correlati a Covid non vengono registrati come tali. A ciò si aggiunga il problema legato alla scuola: milioni di bambini che già ricevono un'istruzione non all'altezza degli standard globali non possono andare a scuola. E, a differenza dell'Occidente, solo un quarto degli studenti può accedere ai corsi online.