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Notizie sulla detenzione di Patrick Zaki in Egitto
28 Settembre 2021
14:20

Il processo di Patrick Zaki rinviato al 7 dicembre: la seconda udienza a Mansura dura solo due minuti

È durata solo due minuti la seconda udienza del processo a carico di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna da 20 mesi in carcere in Egitto con l’accusa di “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese” per la quale rischia una condanna fino a cinque anni. Per l’attivista è stato decretato un nuovo rinvio dell’udienza al 7 dicembre.
A cura di Chiara Ammendola
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Notizie sulla detenzione di Patrick Zaki in Egitto

Si è tenuta questa mattina la seconda udienza del processo a carico di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell'università di Bologna in carcere in Egitto da quasi 20 mesi. L'udienza è durata solo due minuti durante i quali la sua legale Hoda Nasrallah ha chiesto un rinvio per poter studiare gli atti e una copia autenticata del fascicolo dato che finora vi ha avuto accesso solo in consultazione presso uffici giudiziari, senza dunque poterlo studiare adeguatamente. Il processo nei confronti dell'attivista è stato aggiornato al 7 dicembre con una nuova udienza. La notizia è stata resa nota da un poliziotto presente in aula durante la seduta al tribunale di Mansura. L'accusa a suo carico, nel processo in corso, è quella di "diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese" per la quale rischia una condanna fino a 5 anni, in riferimento a un articolo che il ricercatore esperto di diritti di genere scrisse nel 2019 per una testata online egiziana in cui analizzava abusi subiti dalla minoranza degli egiziani di religione copta.

Patrick Zaki
Patrick Zaki

A suo carico però ci sarebbero anche altre accuse per le quali la condanna potrebbe però aumentare: pubblicazione di notizie e false comunicazioni atte a minare la pace sociale, appello al rovesciamento del regime al potere, istigazione a commettere un reato di terrorismo e uso della violenza, oltre ad altri reati, quelle per le quali lo studente egiziano rischia di essere condannato fino a 25 anni di carcere così come denunciato da Amnesty International. "Se verranno aggiunte nuove accuse a questo processo, lo sapremo nel corso dell'udienza di oggi, ma è presto per allarmarsi", ha spiegato Mohamed Ebaid, consulente legale per l'organizzazione EgyptWide.

Come in occasione della prima udienza tenutasi lo scorso 14 settembre, Zaki era presente in tribunale a Mansura: è stato portato nella gabbia degli imputati in manette, che poi gli sono state tolte dopo meno di cinque minuti. In aula, fra la cinquantina di persone presenti, si notavano George, padre di Patrick, la sorella Marise e un dirigente della ong ‘Eipr' per la quale Patrick lavorava come ricercatore. Alla vigilia del processo, anche Maria Arena (S&D), presidente della sottocommissione sui diritti umani, ha definito il processo "inaccettabile" e chiesto il suo "immediato rilascio": "La sua detenzione deriva esclusivamente dal suo lavoro per i diritti umani", ha scritto su Twitter.

L'udienza di Patrick Zaki rinviata al 7 dicembre

Il processo a carico dell'attivista egiziano Patrick Zaki è stato rinviato al 7 dicembre dopo solo due minuti nell'aula di tribunale di Mansura. "Un rinvio lungo che sa di punizione – scrive su Twitter Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia -. Quel giorno saranno trascorsi 22 mesi dall'arresto. Mesi di crudeltà e sofferenza inflitte a Patrick, ma anche una prova di grande resistenza da parte dell'attivista".

La sua legale Hoda Nasrallah ha chiesto di poter studiare gli atti e la copia autentica del fascicolo riguardante lo studente. "Il rinvio è stato deciso affinché la difesa possa ottenere copia ufficiali degli atti ed elaborare le proprie memorie – ha ribadito la difesa -. Finora ci hanno presentato gli atti senza però fornircene una copia o fotocopia ufficiale. Abbiamo alcuni punti in mente per le memorie ma per farle è necessario avere documenti in mano da analizzare in ogni punto. Finora questo non è stato possibile". Hoda Nasrallah ha rilasciato queste dichiarazioni davanti al Palazzo di Giustizia di Mansura poco prima che Patrick, sempre in manette, venisse portato via su un furgone azzurro. Per fargli sapere la data del rinvio, la sorella Marise e alcuni attivisti hanno urlato nella sua direzione "sette dicembre". Senza le informazioni fornite da amici e familiari, Patrick non sarebbe stato informato della nuova scadenza per giorni.

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