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Conflitto in Ucraina
9 Marzo 2022
11:00

Perché non sarà istituita una no fly zone sull’Ucraina

Da esperti e addetti ai lavori arriva il no deciso all’istituzione di una no fly zone sull’Ucraina. Il perché è chiaro: la chiusura dello spazio aereo, come richiesta dal presidente Zelensky, rischierebbe di far scoppiare uno scontro frontale tra Nato ed USA da un lato e Russia dall’altro, il che significherebbe aprire la strada ad una “terza guerra mondiale”.
A cura di Ida Artiaco
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Nonostante le insistenti richieste del presidente ucraino Zelensky e la lettera indirizzata da 27 esperti di politica estera all'amministrazione Biden, non sarà istituita alcuna no fly zone sul Paese invaso dalla Russia lo scorso 24 febbraio. Il perché è chiaro ed è stato ripetuto proprio ieri dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel: "La chiusura dello spazio aereo dell'Ucraina nelle circostanze attuali sarebbe considerato come l'ingresso in guerra della Nato e quindi un rischio di una terza guerra mondiale". Anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, qualche ora prima, aveva ribadito che "imporre una no fly zone in Ucraina significherebbe "far scoppiare la terza guerra mondiale. A livello Nato abbiamo detto chiaramente che non la istituiremo per circoscrivere il conflitto".

A spiegare il motivo dietro la decisione della Nato di non istituire una no fly zone sull'Ucraina è anche Stacie Pettyjohn, direttrice del Programma di Difesa al Center for a New American Security (CNAS). Secondo Pettyjohn, come lei stessa ha precisato su Twitter, questa è una cattiva idea non solo perché porterebbe ad una escalation di violenza ma anche perché non servirebbe neppure agli ucraini.

"Le no fly zone hanno guadagnato popolarità dopo la Guerra Fredda, quando le coalizioni guidate dagli Stati Uniti hanno pattugliato i cieli in particolare sopra l'Iraq e i Balcani per fermare le pulizie etniche, ma contro avversari più deboli della Russia, e si trattava comunque di operazioni impegnative che richiedevano un grande numero di aerei americani e per un un numero significativo di anni – ha sottolineato l'esperta -. Una no fly zone richiede il combattimento. Gli aerei statunitensi dovrebbero abbattere i jet nemici che violano lo spazio aereo protetto e sopprimere o distruggere i sistemi di difesa aerea a terra che li minacciano. Il che aumenta la probabilità di uno scontro diretto tra USA e Russia. Gli aerei americani dovrebbero essere preparati ad abbattere gli aerei russi e ad attaccare i numerosi missili terra-aria di Mosca che stanno difendendo la forza di invasione".

Dunque, lo scontro sarebbe frontale. "Ricordiamo che Putin ha minacciato di usare armi nucleari se stati esterni fossero intervenuti in Ucraina o se avessero attaccato direttamente la Russia", ha aggiunto Pettyjohn, che ha anche affermato che "è inoltre improbabile che una no fly zone inverta la situazione a favore dell'Ucraina. Potrebbe incoraggiare le forze di terra russe ad adottare tattiche più brutali e indiscriminate. Mosca finora non ha perseguito una campagna aerea aggressiva o guadagnato la superiorità aerea, il che ha sollevato dubbi anche sulla propria capacità di farlo. Ciò significa anche che gli attacchi russi che stanno causando la maggior parte di morti e distruzione non provengono dall'aria, anche se negli ultimi giorni abbiamo assistito a un aumento degli attacchi aerei. Insomma – ha concluso – una no fly zone rischia di accendere il confronto diretto tra americani e russi ed è improbabile che rafforzi in modo significativo le difese dell'Ucraina contro le forze di terra russe, che rappresentano al momento la più grande minaccia".

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