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Perché gli attacchi degli Houthi alle navi nel Mar Rosso possono causare un aumento dei prezzi

Il professor Giuseppe Dentice: “Bloccare i collegamenti marittimi nel Mar Rosso creerebbe seri problemi agli approvvigionamenti di merci ed energia con conseguenze dirette anche per noi cittadini, ad esempio con ripercussioni dal punto di vista dei costi”.
Intervista a Giuseppe Dentice
Analista del CESI (Centro Studi Internazionali) specializzato in Nord Africa e Medio Oriente
A cura di Davide Falcioni
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Grazie a una serie di attacchi missilistici condotti dopo lo scoppio della guerra nella Striscia di Gaza i ribelli yemeniti Houthi sono riusciti a mettere in crisi il traffico commerciale che transita nel Mar Rosso. I miliziani sciiti, sostenuti dall’Iran, hanno preso di mira alcuni dei principali armatori mondiali, in particolare quelli che con le loro navi portano merci verso l’Europa collegando il Vecchio Continente all'Asia. Ufficialmente gli attacchi sono stati motivati con il supporto alla lotta del popolo palestinese, ma le ragioni reali sono ben altre. Gli Houthi, infatti, intendono far pressione sull’Arabia Saudita, storico nemico nella guerra dello Yemen, per ottenere il più possibile nel negoziato di pace che dovrebbe mettere fine al conflitto che ha infiammato il Paese causando oltre 20mila vittime civili e milioni di profughi. Fanpage.it ha interpellato il professor Giuseppe Dentice, analista specializzato in Medio Oriente e Nord Africa del CESI (Centro Studi Internazionali) nonché dottore di ricerca in “Istituzioni e Politiche” presso la Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Giuseppe Dentice
Giuseppe Dentice

Professore, la prima domanda è d'obbligo. Chi sono gli Houthi? Ed è vero che sono una sorta di "estensione" dell'Iran, come si legge da più parti in questi giorni?

Gli Houthi sono una milizia sciita zaydita ed occorre mettere subito le cose in chiaro: non è vero che sono la longa manus degli iraniani nella regione, come si sente dire spesso recentemente, o almeno non in maniera così palese. Parliamo invece di una milizia armata molto complessa e variegata, nata nel nord dello Yemen intorno alla metà degli anni '90 e che successivamente è stata in grado di ramificarsi in tutto il resto del Paese portando avanti un nazionalismo arabo yemenita caratterizzato da un islam di matrice sciita, ma non escludente verso i sunniti; dunque non un monolite bensì un gruppo molto eterogeneo. L'ideologia politica degli Houthi è antioccidentale, antimperialista, antisionista e vicina ai gruppi rivoluzionari palestinesi. Questa milizia è estremamente critica anche nei confronti delle altre potenze dell'area, ad esempio l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

Chi ha armato gli Houthi in questi anni?

Il gruppo, come detto, ha sempre avuto una forte ascendenza locale yemenita. Tuttavia dalla anni '10 del duemila si è assistito ad una vicinanza all'Iran che è stata strumentale e in funzione di opposizione all'idea di controllo dei sauditi. Dal 2014, non a caso, gli Houthi hanno preso il potere in Yemen riuscendo a controllare buona parte del Paese, compresa la capitale Sana'a. Dal 2015 è scoppiata una guerra civile che ha visto i sauditi schierarsi con il vecchio governo in funzione anti Houthi. Da qui la scelta di questo gruppo di avvicinarsi costantemente all'Iran, pur non avendo un'agenda totalmente condivisa. Le armi, quindi, giungono anche dall'Iran, che però fornisce prevalentemente supporto finanziario e politico. Il materiale che stanno impiegando in queste settimane è stato però accumulato nel corso degli anni anche per effetto della vicinanza con il mondo della pirateria somala.

Cosa vogliono ottenere gli Houthi con gli attacchi di queste settimane nel Mar Rosso?

Lo scopo degli Houthi non ha niente a che fare con la guerra a Gaza, come si sta dicendo in maniera impropria in questi giorni. Quel conflitto è strumentale, serve alla milizia per farsi conoscere anche al di fuori dello Yemen: gli attacchi asimmetrici nel Mar Rosso servono essenzialmente a questo. Occorre però fare un'altra precisazione: quegli attacchi non sono avvenuti solo nelle ultime settimane ma hanno avuto inizio nel 2021, quando erano però confinati alla costa di al-Hudayda e al Golfo di Aden. Oggi l'area si è estesa. Le aggressioni alle navi che transitano nel Mar Rosso, dunque, sono strettamente legate alla situazione yemenita, dove negli ultimi mesi sono stati intavolati dei colloqui di pace che però sono in stallo per motivazione di varia natura. Direttamente legata a questo contesto c'è la volontà di fare pressioni sui sauditi e sugli americani. Insomma, gli attacchi nel Mar Rosso vogliono influenzare più situazioni differenti e la Guerra a Gaza non è altro che una cassa di risonanza delle rivendicazioni degli Houthi.

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Quindi non è corretto sostenere che gli attacchi di queste settimane intendono colpire direttamente Israele.

Gli attacchi degli Houthi, anche quelli missilistici, avrebbero la potenzialità di raggiungere direttamente Israele, in particolare la città di Elat.Vi è però maggior interesse a colpire il commercio marittimo, un elemento fondamentale anche nelle catene di valore globale e non solo in relazione alla guerra a Gaza.

Quali potrebbero essere le conseguenze di questi attacchi per il commercio internazionale?

Basta guardare una carta geografica per comprendere meglio lo scenario: quel pezzo di mondo è una sorta di "autostrada del mare" che collega il Mediterraneo agli oceani orientali mettendo in connessione tutti i principali snodi del pianeta, ovvero quei colli di bottiglia da cui transitano i traffici internazionali di merci ed energia. Dalla sezione meridionale del Mar Rosso, in particolare dallo stretto di Bab al-Mandab, transita il 10%/12% del commercio globale, di cui un 10% circa del petrolio, l'8% del gas naturale liquefatto e il 20/30% delle navi container. Insomma, quello snodo è strategico perché mette in collegamento il Mar Mediterraneo – tramite il canale di Suez – con il Golfo di Aden e l'Oceano Indiano. Per noi europei il transito da Suez e Bab al-Mandab è fondamentale per i commerci tra il nostro continente e l'Asia. Bloccare quel collegamento creerebbe seri problemi agli approvvigionamenti di merci ed energia con conseguenze dirette anche per noi cittadini, ad esempio con ripercussioni dal punto di vista dei costi. Ci sarebbero seri problemi anche nel far arrivare molte merci negli scaffali dei nostri supermercati. Le navi container, infatti, sarebbero costrette a bypassare Bab al-Mandab e dirigersi verso il Capo di Buona Speranza, circumnavigando l'Africa: significherebbe 11 giorni in più di navigazione, premi assicurativi più alti e costi che lieviterebbero per i consumatori finali.

L’operazione militare navale Prosperity Guardian lanciata dagli Stati Uniti, e di cui fa parte anche l’Italia, sarà in grado di fermare gli attacchi alle navi commerciali che transitano nel Mar Rosso?

L'operazione militare, le cui regole d'ingaggio sono al momento per lo più ignote, non ha il potere di bloccare gli attacchi degli Houthi, ma vuole essere soprattutto un deterrente contro un aumento degli atti di ostilità verso le navi commerciali. Temo però che la soluzione militare da sola non basti: l'Iran, infatti, ha tutto l'interesse a mettere in campo – anche attraverso gli Houthi – forme di pressione nei confronti dei partner regionali degli Stati Uniti, nonché degli USA stessi. Tuttavia è difficile immaginare che Prosperity Guardian possa far cessare gli attacchi nel Mar Rosso: un'azione militare rischierebbe di estendere il conflitto quindi sarebbe necessaria un'azione diplomatica anche dialogando con l'Iran, affinché sia Teheran a convincere i ribelli yemeniti a bloccare le operazioni che stanno portando avanti.

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