Per 25 franchi svizzeri (meno di 30 euro) si compra lo stupro in diretta di un bambino

"Per 25 franchi svizzeri si compra lo stupro in diretta di un bambino". No, non è una frase presa da un film horror, è la realtà emersa da un’inchiesta choc della trasmissione svizzera d'approfondimento Mise au Point (dell'emittente RTS), andata in onda in questi giorni. Un business aberrante che ha il suo cuore pulsante nelle Filippine, dove intere famiglie povere vendono i corpi dei propri figli – a volte neonati – a pedofili stranieri comodamente seduti davanti al computer.
La troupe di Mise au Point non si è limitata a raccontare i numeri o le statistiche. È andata sul posto, a Manila, ha parlato con le vittime sopravvissute e con chi ogni giorno cerca di tirarle fuori dall’inferno. E quello che ha scoperto fa gelare il sangue.
L'inchiesta choc della tv Svizzera
Tutto parte da una vicenda “casuale” scoperta in Svizzera nel 2021. A Bremblens, un piccolo comune del Canton Vaud, la polizia cantonale arresta un uomo per aver molestato una bambina di quattro anni. Quando gli agenti controllano il suo telefono, trovano qualcosa di molto più grande: quasi 800 messaggi scambiati con contatti nelle Filippine. L’uomo non si limitava a guardare pornografia. Pagava famiglie locali perché abusassero sessualmente dei loro bambini in diretta webcam, mentre lui dirigeva lo “spettacolo” da casa.
Nel 2024 quel pedofilo è stato condannato a 10 anni di reclusione per atti di natura sessuale con minori. Una pena severa, ma che non rappresenta purtroppo l’eccezione.
Perché c’è anche il caso di un 57enne del Canton Argovia che per mesi ha pagato regolarmente una famiglia filippina per assistere agli abusi su quattro bambini tra i 6 e i 14 anni. Risultato? Solo 150 giorni di ammenda e una multa di 4.000 franchi per detenzione di pornografia dura. I giudici non hanno ritenuto di contestargli gli atti sessuali con minori. Come se guardare e ordinare lo stupro in tempo reale fosse meno grave.
Come funziona il business del livestream dei pedofili
La polizia federale svizzera (Fedpol) ha provato a tracciare un identikit di questi “consumatori”. Uomini, età media intorno ai 54 anni, spesso senza precedenti penali rilevanti. Non mostri nascosti nel darkweb, ma persone apparentemente normali che usano chat comuni come WhatsApp o Facebook per contattare gli “organizzatori” locali, e poi passano su piattaforme di livestreaming asiatiche per assistere al crimine.
I numeri, per quanto limitati, fanno comunque impressione. I casi rilevati in Svizzera sono passati da 11 nel 2019 a 20 nel 2022, con un picco di 39 nel 2020 durante il lockdown. La Fedpol stessa ammette che si tratta solo della punta dell’iceberg: molti episodi restano invisibili perché non lasciano tracce permanenti sui dispositivi. Lo streaming live non si scarica, non si conserva facilmente. E quando le piattaforme sono ospitate all’estero, in paesi con scarsa collaborazione, le indagini diventano un incubo.
Proprio per questo Mise au Point ha deciso di non fermarsi alla condanna del pedofilo del canton Vaud. Si sono chiesti: che fine hanno fatto quei bambini abusati su sua richiesta? La polizia svizzera aveva inviato rogatorie internazionali alle autorità filippine, chiedendo aiuto per identificarli e proteggerli. Risposta? Silenzio. Nessuna collaborazione ufficiale, nonostante gli inquirenti svizzeri fossero pronti a volare a Manila.
"C’è grande delusione", ha ammesso Jean-Christophe Sauterel, ex portavoce della polizia cantonale vodese. "Sappiamo che probabilmente ci sono una trentina di vittime legate a quest’uomo solo, ma non siamo riusciti a identificarle".
“Avevo 8 anni e mi hanno fatto spogliare davanti a uno straniero"
Così la troupe svizzera ha fatto quello che le autorità non potevano: è partita per le Filippine, ha bussato alle porte dei rifugi per minori vittime di abusi e ha raccolto testimonianze dirette.
Una di queste è quella di Lina (nome di fantasia per proteggerla). Aveva otto anni quando tutto è iniziato.
Stavamo giocando fuori casa. Mio zio mi ha chiamato nella sua camera al secondo piano. Mi ha mostrato il telefono e ho visto uno straniero. Ho dovuto salutare, mostrare l’ombelico… poi mi hanno tolto i vestiti uno dopo l’altro".
Il seguito è quello che tutti possono immaginare, ma che nessuno dovrebbe mai essere costretto a vivere.
E non è un caso isolato. Secondo Jorge Salang, investigatore dell’ONG International Justice Mission, solo nel 2022 mezzo milione di bambini filippini sono stati sfruttati in questo tipo di “produzioni” live. Mezzo milione. Un numero che lascia senza parole.
La tenente colonnello Armelina Manalo della polizia nazionale filippina racconta un dettaglio agghiacciante: spesso l’abusatore materiale non è uno sconosciuto, ma la madre, il padre o un fratello maggiore. Il cliente straniero paga e poi “istruisce” la famiglia su cosa fare. Prima la madre si offre, poi arrivano i bambini.
Tutto in diretta, per pochi franchi.
Un crimine senza confini che resta impunito, troppo spesso
Le organizzazioni che si occupano di protezione dell’infanzia a Manila sono completamente sommerse. Il Covid ha fatto esplodere il fenomeno: limitazioni, povertà crescente, famiglie disperate. E dall’altra parte dello schermo pedofili da Svizzera, Germania, Stati Uniti, Canada, Australia. Tutti collegati con un click.
Il meccanismo è semplice e perverso allo stesso tempo. Si parte da app mainstream per il contatto iniziale, si passa a piattaforme di streaming meno tracciabili, spesso ospitate in paesi asiatici con leggi deboli o scarsa volontà di cooperare. Il risultato è un mercato globale dell’orrore dove lo stupro di un bambino costa quanto un caffè e una brioche.
Quello che colpisce di più in questa storia è la distanza. Non stiamo parlando di turismo sessuale fisico, con viaggi e rischi. Qui il mostro resta a casa, in pigiama, nel suo salotto, e ordina violenze come se fosse una pizza. Nessun contatto diretto, nessuna prova materiale facile da trovare. Solo un pagamento online e una webcam accesa.
L’inchiesta di Mise au Point si chiude con un appello implicito: "Non possiamo più fingere che questi crimini siano lontani solo perché accadono dietro uno schermo".