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L'arresto e il processo di Patrick Zaki in Egitto
22 Novembre 2020
14:27

Patrick Zaki resta in carcere, l’avvocato: “Custodia cautelare rinnovata per altri 45 giorni”

Patrick Zaki resta in carcere in Egitto. Lo ha reso noto l’avvocato dello studente dell’Università di Bologna detenuto dallo scorso marzo in carcere al Cairo per propaganda sovversiva. La custodia cautelare è stata rinnovata per altri 45 giorni e la prossima udienza dovrebbe tenersi tra Capodanno e il Natale copto, che cade il 7 gennaio.
A cura di Ida Artiaco
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Patrick Zaki.
Patrick Zaki.
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L'arresto e il processo di Patrick Zaki in Egitto

Patrick Zaki resta in carcere. E' infatti stata rinnovata per altri 45 giorni la custodia cautelare in carcere al Cairo per lo studente egiziano dell'Università di Bologna, accusato di propaganda sovversiva. Lo ha annunciato il legale del ragazzo 27enne Hoda Nasrallah, rendendo noto l'esito di un'udienza svoltasi ieri nella capitale egiziana. L'avvocato non ha saputo precisare la data precisa della prossima udienza che comunque dovrebbe cadere intorno a Capodanno e a ridosso del Natale che i copti, cioè i cristiani d'Egitto come Patrick e la sua famiglia, festeggiano il 7 gennaio. Già il mese scorso era stato respinto il ricorso presentato dagli avvocati del giovane contro l'ennesimo prolungamento della sua detenzione, pronunciato il 7 ottobre. Dopo una prima fase di cinque mesi di rinnovi quindicinali ritardati dall’emergenza Covid, per Zaki ora si è in quella dei prolungamenti di 45 giorni.

Si ricordi che in Egitto la custodia cautelare può durare anche due anni. Lo studente dell'Alma Mater bolognese era stato arrestato in circostanze controverse il 7 febbraio e, secondo Amnesty rischia, fino a 25 anni di carcere. "Siamo di fronte a un vero e proprio accanimento giudiziario da parte dell'Egitto nei confronti di Patrick", ha commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. "Questi nove mesi e mezzo trascorsi – ha aggiunto – che diventeranno ormai 11 con questo rinnovo di detenzione preventiva, chiamano in causa l'inerzia dell'Italia, l'assenza di un'azione forte. Mi chiedo cos'altro ci voglia dopo il rinnovo della detenzione di Patrick e tre arresti di fila dei dirigenti della sua organizzazione per i diritti umani per un'azione diplomatica molto forte nei confronti dell'Egitto".

Le accuse a carico di Patrick sono basate su dieci post di un account Facebook che i suoi legali considerano fake ma che hanno configurato fra l'altro il reato di diffusione di notizie false, incitamento alla protesta e istigazione alla violenza e al terrorismo. A causa della pandemia, inoltre, sono diminuite anche l'occasioni di incontro con i suoi familiari, come ha raccontato qualche settimana fa a Fanpage.it, la sorella Marise: "Con il Coronavirus le visite sono diventati impossibili. Prima non potevamo vederlo spesso, è vero, ma con l'epidemia le cose sono diventate praticamente impossibili. Non lo vedo da marzo mentre i miei genitori lo hanno visto separatamente. Mia madre dice che Patrick è molto dimagrito, ma non so molto altro. Vuole tornare a studiare, rivuole la sua vita di sempre e vuole tornare a Bologna". Ma, al momento, ogni decisione è rimandata.

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