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Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

Palestina, coloni scatenati in Cisgiordania: morti e feriti a colpi d’arma da fuoco

Omicidi e ferimenti in rapida successione nel giorno di Shabbat. Quattro morti e otto feriti da arma da fuoco in due raid a est di Ramallah ed in Massafer Yatta.
A cura di Antonio Musella
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Immagine di repertorio, palestinese ferito in una aggressione dei coloni in Cisgiordania
Immagine di repertorio, palestinese ferito in una aggressione dei coloni in Cisgiordania
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La guerra in Iran, che coinvolge pienamente Israele accanto agli Stati Uniti nel conflitto contro il regime teocratico di Teheran, ha fatto calare rapidamente l'attenzione sulla situazione in Palestina. Nelle ultime ore i gruppi organizzati e violenti dei coloni hanno dato vita a diversi raid e aggressioni violentissime in tutta la Cisgiordania provocando, solo nella giornata di sabato 7 marzo, quattro morti.

Si tratta di civili palestinesi uccisi al culmine di violente aggressioni nei propri villaggi. Con gli occhi puntati sull'Iran e l'esercito impegnato nell'offensiva nel Sud del Libano, oltre che nei bombardamenti via aerea più a Nord, il governo di Netanyahu ha ottenuto un oscuramento di quanto avviene nei territori occupati palestinesi, soprattutto in Cisgiordania dove, pochi giorni prima dell'inizio della guerra con Teheran, la Knesset aveva varato il nuovo regolamento sui diritti di proprietà delle case e delle terre, aprendo la strada ad una progressiva annessione dei territori palestinesi. I coloni quindi si sentono meno vigilati dall'attenzione internazionale e stanno dando vita a diverse azioni di stampo terroristico, che li vedono impegnati con pistole e fucili in pugno.

Tre morti a est di Ramallah, due colpiti dalle armi dei coloni

Nella notte tra il 7 e l'8 marzo nel villaggio palestinese di Khirbet Abu Falah, ad est di Ramallah, un vero e proprio assalto è stato condotto da un gruppo di coloni vestiti di nero, coperti da cappucci e passamontagna, arrivato dalla fitta vegetazione e scoperto solo grazie all'attenzione degli abitanti palestinesi, costretti di notte, insieme ad attivisti internazionali, a fare da vedetta contro le aggressioni esterne. I coloni hanno iniziato a lanciare le pietre da lontano, ma ben presto è stato chiaro che fossero armati di pistole e fucili.

I palestinesi hanno chiesto all'esercito israeliano di intervenire ma, come spesso avviene, l'intervento militare si è fatto attendere. Nel frattempo i coloni hanno aperto il fuoco contro i palestinesi uccidendo due persone. All'arrivo dell'IDF, i militari si sono limitati a lanciare lacrimogeni verso gli abitanti palestinesi del villaggio per disperderli: una situazione che ha creato ulteriore caos e pericolosità, contando che il tutto è avvenuto in piena notte, al buio, ed in aperta campagna. Nella ressa che si è creata un terzo palestinese è morto per arresto cardiaco mentre era rimasto intrappolato tra le nuvole di lacrimogeni lanciati dai militari. Alla conclusione del raid le persone colpite da raffiche di mitra sono state nove, di cui due decedute sul colpo e sette feriti, a cui si aggiunge la terza persona morta d'infarto tra i lacrimogeni.

Agguato in Massafer Yatta, ucciso palestinese di 21 anni

Nonostante lo shabbat, il sabato di riposo assoluto prescritto dalla religione ebraica, le attività criminali dei coloni in Cisgiordania sabato 7 marzo, sono state intense e violentissime. Un altro omicidio si è registrato nella regione della Massafer Yatta a sud di Hebron nel villaggio di Wadi al Rakhim. Amir Muhammad Shanaran, un pastore palestinese di 21 anni, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco nel primo pomeriggio, mentre suo fratello Khaled è stato ferito gravemente ed è stato trasportato in codice rosso all'ospedale di Yatta.

Già nella mattinata attivisti israeliani ed internazionali, tra cui quelli dell'associazione italiana Mediterranea Saving Humans, avevano documentato ripetute minacce ai due giovani pastori palestinesi da parte di un gruppo di coloni armati che li avevano avvertiti che in caso di permanenza del gregge al pascolo in quella zona, sarebbero intervenuti più duramente. Nelle prime ore del pomeriggio c'è stato l'agguato con la morte del 21enne e il ferimento di suo fratello, entrambi colpiti da raffiche di mitra sparate dai coloni. Complessivamente quindi nella sola giornata di ieri i coloni hanno ucciso tre palestinesi a colpi d'arma da fuoco, provocando la morte di un quarto e ferendo almeno otto persone.

Uno scenario da raid organizzato, che tiene conto dell'abbassamento dell'attenzione internazionale e che al tempo stesso ben racconta come la violenza dei coloni israeliani non sia un fenomeno sporadico legati a singoli soggetti e singoli eventi, ma sia una strategia del terrore ben collaudata che si muove su un calcolo politico e mediatico. "Come testimoniano le nostre attiviste sul campo ora i coloni agiscono con ancora maggior senso di impunità e di giustificazione rispetto all’anno scorso – spiega a Fanpage.it Elisa Caneve, una dei coordinatori di Mediterranea Saving Humans in Palestina – in particolare utilizzando con più frequenza le armi da fuoco. Ciò che è accaduto ieri a Wadi a Rakhim non è purtroppo l’eccezione ma la piena esplicitazione di tutto questo: un omicidio a sangue freddo, da distanza ravvicinata, di un giovane pastore".

La guerra in Iran ha consegnato ai coloni una sorta di ruolo militare sul campo: "Purtroppo vediamo come l’esistenza di queste comunità sia di fatto ogni giorno più a rischio e che la situazione precipiti in particolare nei periodi in cui l’attenzione internazionale è catturata da altri fenomeni, come al momento accade con l’attacco all’Iran" spiega l'attivista di Mediterranea.

Intanto proprio l'associazione italiana ha partecipato ad Amsterdam nello scorso fine settimana al meeting internazionale "End the Nakba" a cui hanno preso parte organizzazioni e movimenti da tutto il mondo proprio per riprendere la pressione internazionale sulla situazione palestinese. Tra gli interventi anche quelli di Francesca Albanese, relatrice Onu per i diritti umani nei territori palestinesi, Thiago Ávila, attivista brasiliano della Global Sumud Flotilla e Jeremy Corbin, leader laburista inglese.

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