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Orrore in Argentina, tre donne bruciate vive in un hotel perché lesbiche

“Le hanno bruciate perché erano lesbiche, perché erano povere e perché erano militanti”, hanno denunciato le attiviste dell’associazione gay di Barracas durante una protesta di fronte all’albergo in cui è stato commesso il delitto.
A cura di Davide Falcioni
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Orrore in Argentina, dove tre donne sono morte carbonizzate nell'incendio divampato in una stanza di un hotel fatiscente di Buenos Aires; le compagne dell'associazione nella quale militavano non hanno dubbi: "Le hanno uccise perché lesbiche". La tragedia si è consumata domenica scorsa nel quartiere di Barracas della capitale argentina. Se inizialmente si era pensato a un rogo causato da una stufa difettosa, con il passare dei giorni si è delineato un vero e proprio "crimine d'odio" e di "genere", nella fattispecie di natura omofobica. Le vittime di chiamavano Pamela Cobbas, Mercedes Roxana Figueroa e Andrea Amarante; le prime due avevano 52 anni, la terza 42.

A provocare l'incendio infatti è stato un uomo che ha lanciato una bottiglia molotov all'interno della stanza 14 di un hotel familiare dove vivevano quattro donne, che formavano due coppie; solo una di loro è sopravvissuta, si tratta di Sofía Castro Riglos, 49 anni. "Le hanno bruciate perché erano lesbiche, perché erano povere e perché erano militanti", hanno denunciato le attiviste dell'associazione gay di Barracas durante una protesta di fronte all'albergo. Il principale sospettato è un vicino di stanza con cui le quattro donne avevano frequenti discussioni. L'uomo, Justo Fernando Barrientos, di 67 anni, ha cercato di suicidarsi prima di essere arrestato.

Sofía Castro Riglos, unica superstite
Sofía Castro Riglos, unica superstite

La sostenere la tesi del crimine d'odio anche la Federación Argentina LGBT, secondo cui quello commesso è stato uno dei delitti "più aberranti degli ultimi anni". L’unica sopravvissuta è in condizioni critiche, con gravi ustioni e danni respiratori che necessiteranno di settimane di cure intensive. Il fuoco, propagatosi in tutto l’edificio, ha raggiunto anche le altre stanze: in totale sono quattro le persone ricoverate.

Non vi sono dubbi sulla natura dolosa dell’incendio: sul posto, i vigili del fuoco hanno rinvenuto stracci imbevuti di liquido infiammabile. Se la polizia ancora esita a categorizzare l’episodio come crimine dell'omofobia, secondo la Federación Argentina LGBT non vi sono dubbi: “Non esiste libertà d’odio". "Si è trattato di un lesbicidio, e lo Stato è complice poiché in quella che era considerata la nazione più progressista del Sud America ora il clima ostile nei confronti della comunità LGBTQIA+ e delle altre minoranze sembra essere più diffuso che mai, soprattutto dopo l’elezione di Javier Milei – autodichiarato ‘anarco capitalista' di estrema destra – a guida del Paese".  Il presidente argentino ha annunciato a febbraio l’intenzione di chiudere l’Istituto nazionale contro la discriminazione, la xenofobia e il razzismo.

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