Oltre mille le vittime delle inondazioni in Nepal e Tibet: fosse comuni per centinaia di corpi non identificati
Si aggrava di ora in ora il già terribile bilancio delle devastanti inondazioni in Nebal e Tibet dove ormai si è superato i mille morti accertati. Secondo gli ultimi dati ufficiali forniti dalle autorità locali nepalesi, il numero delle persone morte è salito infatti a 987 a cui si aggiungo i 17 decessi registrati in Tibet.
Un bilancio che purtroppo sembra essere solo una frazione della strage avvenuta mercoledì scorso quando una colata rocce, fango e detriti ha invaso le vallate dopo un crollo a monte. All’appello infatti mancano ancora 3.916 persone e se per diversi di loro si tratta solo di impossibilità di comunicazioni, per la maggior parte la possibilità di trovarli in vita appare remota. A queste vano aggiunte le oltre 500 persone che risultano disperse in Tibet.
A conferma della tragedia immane per il Paese asiatico la scelta delle autorità di procedere con fosse comuni per seppellire i cadaveri delle molte vittime rinvenute dai soccorritori e che purtroppo non è stato possibile identificare. Negli obitori infatti da giorni non c’è più spazio per altri corpi che continuamente vengono rinvenuti e la scelta è stata quella di fotografare molti dei cadaveri e seppellirli subito in fosse comuni nei boschi e nelle foreste con solo un codice che si riferisce al luogo del rinvenimento. "Continuiamo a trovare dai 15 ai 20 nuovi cadaveri ogni giorno e questa situazione continuerà per mesi” spiegano gli addetti.
Centinaia di persone nel Paese sono ancora alla ricerca di famigliari dispersi di cui non sanno più nulla e il loro unico appiglio ormai sono piccoli schermi installati in alcuni edifici governativi in cui scorrono continuamente diapositive con i resti recuperati. Sono foto tragiche e ben diverse da quelle immagini di volti sorridenti che i parenti portano dietro per un possibile riconoscimento.
Le speranze di trovare altre persona in vita però resta viva. Diversi sono gli episodi di salvataggi e ritorvamenti clamorosi come quello di una bimba di 5 anni che finalmente si è ricongiunta con i parenti che la cercavano o di alcuni turisti rimasti isolati. La maggior parte delle operazioni di soccorso in corso si sta concentrando ora sulle gallerie di diversi impianti idroelettrici dopo che uno spesso strato di fango ha seppellito le strutture dove si teme siano rimaste intrappolati centinaia di operai.
Le comunicazioni comunque restano difficili, le infrastrutture sono state distrutte e molte zone sono ancora difficilmente raggiungibili. Per le autorità nepalesi ora si tratta della priorità più alta ma per ora purtroppo non è arrivato nessun segnale e ogni giorno che passa aumenta la probabilità che i lavoratori ancora intrappolati non riescano a salvarsi.