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Conflitto Israelo-Palestinese

Attacco di Israele a Rafah, Noury (Amnesty): “Il mondo si porterà una macchia enorme sulla coscienza”

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, a Fanpage.it: “A Rafah c’è rischio concreto e imminente di genocidio. Se la comunità internazionale non riuscirà a fermare Israele dal mettere in pratica l’offensiva di terra a Sud della Striscia di Gaza si porterà sulla coscienza una macchia enorme. Abbiamo nuove prove di attacchi illegali israeliani che vanno indagati come crimini di guerra”.
Intervista a Riccardo Noury
portavoce di Amnesty Italia.
A cura di Ida Artiaco
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"A Rafah c'è rischio concreto e imminente di genocidio. Se la comunità internazionale non riuscirà a fermare Israele dal mettere in pratica l'offensiva di terra a Sud della Striscia di Gaza si porterà sulla coscienza una macchia enorme e alla fine avrà mostrato tutta la sua impotenza. Il fatto che neanche gli stati generalmente partner di Tel Aviv, e cioè Usa e Gran Bretagna, riescano a ricondurre Netanyahu alla ragionevolezza la dice lunga".

A parlare è Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, che a Fanpage.it ha spiegato la catastrofica situazione umanitaria che si sta registrando a Rafah, dove il premier Israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato una azione potente.

Cosa sta succedendo a Rafah? Quali sono i numeri della tragedia umanitaria in atto?

"I numeri sono quelli noti. Ci sono quasi 1 milione e mezzo di persone stipate in meno di 70 chilometri quadrati con davanti la barriera egiziana e tutto intorno l'esercito israeliano che è pronto a far partire questo piano di operazione di terra. L'ipotesi che sta circolando della realizzazione di migliaia di tende non è compatibile dal punto di vista dei tempi e non è neanche sufficiente perché non basta installarle, servono servizi igienico-sanitari e forniture mediche, quindi non è la risposta giusta alla richiesta che sta arrivando da tutto il mondo a risparmiare vite civili".

Perché Netanyahu vuole andare avanti? E cosa potrebbe fare la comunità internazionale per fermarlo?

"Abbiamo una data importante che è quella del 26 febbraio perché quel giorno scade il mese che la Corte internazionale di Giustizia ha dato a Israele per riferire sull'attuazione delle sei misure provvisorie che sono state ordinate e che in sintesi corrispondono a non fare nulla che possa costituire una violazione della Convenzione sul Genocidio. È evidente che quello che Amnesty sostiene da tempo, cioè che c'è un rischio concreto e imminente di genocidio, se Israele anziché mettere in campo le misure stabilite dalla corte attua l'operazione di terra vuol dire che quel rischio è più che mai davanti a noi.

Di fronte a questo, bisogna fare una riflessione più ampia, visto che siamo anche alla vigilia del secondo anniversario dell'invasione russa dell'Ucraina. Questi due anni sono stati dominati da scelte di singole leadership, quella russa da un lato e quella israeliana dall'altro, e la comunità internazionale non ha trovato alcun modo per cercare di fermarle dal portare avanti i propri piani da un lato di aggressione e dell'altro di un continuum di crimini di guerra contro una popolazione occupata. Se non riesce a fermare Israele dal suo proposito di fare l'operazione di terra in una situazione nella quale la Corte internazionale di giustizia ha detto che l'accusa del Sudafrica di genocidio è plausibile, vuol dire che la comunità internazionale si porterà sulla coscienza una macchia enorme e alla fine avrà mostrato tutta la sua impotenza. Il fatto che neanche gli stati generalmente partner di Tel Aviv, e cioè Usa e Gran Bretagna, riescano a ricondurre Netanyahu alla ragionevolezza la dice lunga".

Amnesty ha denunciato di avere nuove prove di attacchi illegali israeliani a Rafah. Cosa può dirci a riguardo?

"Queste prove risalgono al bimestre dicembre/gennaio e si riferiscono a 4 attacchi tra i molti che ci sono stati contro Rafah dall'inizio del conflitto e tutti successivi al breve periodo di pausa umanitaria di fine novembre. Le conclusioni principali sono due. La prima è che 3 di 4 attacchi sono avvenuti nottetempo, e la seconda è che hanno riguardato edifici che erano stipati di famiglie nel sonno e nei dintorni dei quali non c'erano obiettivi militari. C'erano famiglie di residenti a Rafah che ospitavano sfollati in arrivo da Gaza City o Khan Younis. In un caso specifico un attacco è avvenuto contro quartiere di Rafah che sulle mappe gli israeliani avevano indicato alle persone che stavano sfollando come sicuro. La conclusione a cui siamo arrivati è che si è trattato degli ennesimi attacchi illegali che vanno indagati come crimini di guerra. E fa impressione l'intenzione, perché si attaccano sfollati in una zona indicata come sicura e di notte mentre dormono. Ciò mostra l'intento di colpire volutamente i civili".

In Italia ci sono state una serie di polemiche, pensiamo a quanto successo a Sanremo tra Ghali e l'ad Rai Sergio. Quale è il suo commento?

"Credo che debba cambiare la narrazione, soprattutto dei mezzi di informazione che devono rendere conto di tutto quello che succede. Ciò che manca secondo noi è figlia del fatto che si è rimasti fermi al 7 ottobre. La narrazione che domina ci dice che prima del 7 ottobre non è successo nulla così come non è successo nulla dopo questa data. Il che vuol dire negare che ci sia uno storico di oppressione e occupazione, che non significa giustificare quanto fatto da Hamas. Non si può andare incontro a reprimende e censure quando si sostiene che da 4 mesi sono i corso massacri che hanno coinvolto direttamente il 5% della popolazione di Gaza".

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