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Conflitto Israelo-Palestinese

Amnesty documenta nuove stragi di civili a Gaza: “Il rischio di genocidio è concreto e imminente”

Amnesty International ha documentato nuovi attacchi illegali e mortali ai civili. Le prove mostrano come le forze israeliane “continuino a ignorare il diritto internazionale umanitario, cancellando famiglie intere nella completa impunità”.
A cura di Davide Falcioni
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Nonostante i richiami della Corte Internazionale di Giustizia, che meno di tre settimane fa ha invitato Israele a proteggere i civili nel corso della sua offensiva a Gaza, lo stato ebraico continua a commettere crimini di guerra. Stavolta ad accusare le autorità di Tel Aviv è Amnesty International, che ha documentato nuovi attacchi illegali e mortali ai non belligeranti. Le prove mostrano come le forze israeliane "continuino a ignorare il diritto internazionale umanitario, cancellando famiglie intere nella completa impunità".

L’organizzazione per i diritti umani ha condotto un’indagine su quattro attacchi israeliani – tre nel dicembre 2023, dopo la fine della "pausa umanitaria", e uno nel gennaio 2024 – che hanno ucciso almeno 95 civili, tra i quali 42 bambini. "Gli attacchi – spiega Amnesty – hanno colpito il governatorato di Rafah, all’estremità meridionale della Striscia di Gaza e asseritamente la zona ‘più sicura', dove tuttora le forze israeliane stanno accelerando i preparativi per un’operazione da terra, che avrà conseguenze devastanti per oltre un milione di persone stipate in un’area di 63 chilometri quadrati a seguito di successive ondate di sfollamenti di massa".

In nessuno degli attacchi è stata trovata indicazione che gli edifici colpiti potessero essere ritenuti legittimi obiettivi militari, circostanza che fa ritenere si sia trattato di raid diretti contro civili e obiettivi civili, da indagare quindi come crimini di guerra.

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"Anche se le forze israeliane avessero voluto colpire legittimi obiettivi militari nelle vicinanze, è evidente che quegli attacchi non abbiano fatto distinzione tra obiettivi militari e obiettivi civili: in questo caso, si tratterebbe di attacchi indiscriminati, a loro volta crimini di guerra. Le prove raccolte da Amnesty International hanno inoltre portato alla conclusione che l’esercito israeliano non abbia dato preavviso degli attacchi o alcun avviso efficace per lo meno alle persone residenti negli edifici colpiti", afferma Amnesty.

"Intere famiglie sono state spazzate via dagli attacchi israeliani, persino dopo che avevano cercato scampo in zone definite ‘sicure’ e senza che avessero ricevuto alcun preavviso. Questi attacchi seguono un costante schema di violazione del diritto internazionale umanitario e contraddicono le affermazioni delle autorità di Israele, secondo le quali le loro forze stanno prendendo maggiori precauzioni per ridurre al minimo i danni ai civili", ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice delle ricerche di Amnesty International.

Tra le vittime dei raid esaminati dall'organizzazione c’erano una neonata di meno di tre settimane di vita, un noto medico di 69 anni in pensione, un giornalista che aveva accolto in casa persone sfollate e una madre che divideva un letto con la figlia di 23 anni.  "Dopo che, nella sua sentenza provvisoria, la Corte internazionale di giustizia ha affermato che il rischio di genocidio è concreto e imminente, le orribili descrizioni di questi quattro attacchi ribadiscono quanto sia urgente che tutti gli stati premano per un immediato e duraturo cessate il fuoco, che è il mezzo più efficace per attuare le misure cautelari ordinate dalla Corte, e quanto sia importante imporre un embargo totale sulle armi dirette a tutte le parti in conflitto", ha sottolineato Guevara-Rosas.

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