Nella città più pulita dell’India dieci persone sono morte a causa di una contaminazione dell’acqua

Indore, indicata negli ultimi otto anni come la città più pulita dell’India, si è scoperta invece vulnerabile nel suo elemento più essenziale: l’acqua potabile. Una contaminazione della rete idrica avrebbe causato la morte di almeno dieci persone, tra cui un neonato, e il ricovero di oltre 270 cittadini. Un bilancio che, secondo alcune fonti locali, potrebbe essere ancora più grave.
L’allarme arriva da Bhagirathpura, quartiere popolare e densamente abitato della capitale commerciale del Madhya Pradesh. Qui, da mesi, i residenti segnalavano alle autorità un odore insopportabile proveniente dai rubinetti. Avvisi rimasti senza risposta, mentre la città continuava a vantare i suoi primati nella gestione dei rifiuti e nelle classifiche sulla pulizia urbana.
La crisi è esplosa nei primi giorni della settimana, quando decine di persone hanno iniziato a presentarsi negli ospedali con sintomi acuti: vomito, diarrea, febbre alta. Almeno 32 pazienti sono ancora in terapia intensiva. Le squadre sanitarie, impegnate in controlli porta a porta, hanno individuato migliaia di casi sospetti, trattati con interventi immediati sul posto.
Secondo le prime ricostruzioni, la causa sarebbe strutturale: un bagno pubblico costruito sopra una condotta di acqua potabile, privo di fossa settica, avrebbe permesso alle acque reflue di infiltrarsi nella rete. I test di laboratorio hanno confermato la presenza di batteri tipici delle fognature, compatibili con rifiuti umani.
Il sindaco di Indore ha parlato apertamente di decessi legati a un’epidemia di diarrea e ha ammesso che le acque nere si mescolavano alla linea principale di distribuzione. In parallelo, l’amministrazione comunale ha avviato un’indagine interna: diversi funzionari sono stati sospesi e un consigliere municipale ha definito l’accaduto una “grave omissione dei doveri”.
Tra le vittime c’è un bambino di cinque mesi, nutrito con latte in polvere preparato con acqua del rubinetto. Il padre ha raccontato ai giornalisti di non aver ricevuto alcun avvertimento ufficiale: "L’acqua era la stessa per tutto il quartiere. L’abbiamo filtrata, ma nessuno ci ha detto che fosse pericolosa".