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L'omicidio Meredith Kercher
29 Novembre 2021
15:27

Morte Meredith Kercher, Rudy Guede: “Volevo salvarla, io so la verità e la sa anche Amanda Knox”

Rudy Guede in una intervista al The Sun dopo essere tornato in libertà: “Il tribunale mi ha condannato per complicità nell’omicidio di Meredith Kercher perché c’era lì il mio Dna, ma i documenti (processuali) dicono che vi erano altre persone. Se avevo le mani sporche di sangue? Ho provato a salvarla”.
A cura di Ida Artiaco
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L'omicidio Meredith Kercher

"La prima cosa che voglio dire è rivolta alla famiglia Kercher, su quanto sia dispiaciuto per la loro perdita. Ho scritto loro una lettera per spiegare quanto sia dispiaciuto, ma è troppo tardi per chiedere scusa di non aver fatto abbastanza per salvare Meredith". Comincia così l'intervista esclusiva che Rudy Guede, tornato in libertà la scorsa settimana dopo aver scontato la condanna per l'omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nel 2007, ha rilasciato al quotidiano inglese The Sun. "Il tribunale mi ha condannato per complicità nell'omicidio perché c'era lì il mio Dna, ma i documenti (processuali) dicono che vi erano altre persone e che non sono stato io a infliggere le ferite fatali. Se avevo le mani sporche di sangue? Sì, perché ho provato a salvarla, non volevo ucciderla", ha sottolineato Rudy.

Alla domanda se si riferisca ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, entrambe assolti, Guede ha risposto: "Voglio dire solo che lei dovrebbe leggere i documenti. Come ho già detto, (i documenti) affermano che c'erano altri e che non ho inflitto le ferite. Io so la verità e anche lei la sa", ha aggiunto, riferendosi proprio d Amanda. Guede, 34 anni, è l'unica persona finora condannata per l'omicidio della studentessa britannica, che all'epoca dei fatti aveva 21 anni, per concorso in omicidio. Per la morte di Meredith sono stati prima condannati e poi assolti i due fidanzati (all'epoca dei fatti), i quali chiamarono in causa anche Guede, che era in casa della vittima la sera del delitto.

Dal 2020, il 34enne era stato affidato ai servizi sociali dal tribunale di sorveglianza, che, nell'occasione, aveva parlato di una "permanente adesione all’opera di rieducazione"; mentre dal settembre del 2019 godeva della semilibertà. Guede, in questi anni, si è sempre dichiarato innocente. Nel 2016, quando era ancora detenuto, scriveva che "il lavoro in carcere non è solo un valore e mezzo fondamentale di reinserimento, ma è anche necessità". Durante gli anni della prigione si è anche laureato e si è dedicato ad attività sociali. Il fratello di Meredith, Lyle, ha brevemente commentato la sua scarcerazione. "Sapevamo che questo giorno sarebbe venuto, ma il fatto che sia arrivato all'improvviso e senza che fossimo avvertiti ci ha colto alla sprovvista", ha affermato.

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