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Proteste in Iran dopo la morte di Mahsa Amini
18 Settembre 2022
11:02

“Morte al dittatore, togliamo il velo”: la protesta delle donne iraniane ai funerali di Mahsa Amini

Decine di donne che stavano partecipando ai funerali di Mahsa Amini – la 22ene arrestata e picchiata a morte dalla polizia perché non indossava correttamente il velo – si sono a loro volta tolte l’hijab durante le esequie ed hanno gridato “morte al dittatore”.
A cura di Davide Falcioni
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Proteste in Iran dopo la morte di Mahsa Amini

Decine di donne che stavano partecipando ai funerali di Mahsa Amini – la ragazza di 22 anni arrestata e picchiata a morte dalla polizia perché non indossava correttamente il velo – si sono a loro volta tolte il copricapo durante le esequie ed hanno gridato "morte al dittatore", riferendosi all’Ayatollah Ali Khamenei.

La polizia della città di Saqez, dove si stava celebrando la cerimonia funebre, ha risposto con un fitto lancio di gas lacrimogeni. Contestazioni al regime sono state organizzate anche nella capitale Teheran. In entrambe le città si sono registrati feriti tra i manifestanti. Nei video pubblicati sui social network si possono vedere svariate cariche da parte della polizia contro le donne che si erano tolte l’hijab.

In Iran le organizzazioni per i diritti umani hanno esortato le donne a togliersi pubblicamente il velo, gesto che tuttavia le autorità del Paese considerano un "comportamento immorale". Secondo la sharia iraniana, o legge islamica, imposta dopo la rivoluzione del 1979, le donne sono tenute a coprirsi i capelli e a indossare abiti lunghi e larghi per mascherare il proprio corpo. Non si tratta di una scelta facoltativa e chi dovesse trasgredisce deve affrontare richiami pubblici, multe e arresti.

Emblematico in tal senso proprio il caso di Mahsa Amini, 22enne arrestata dalla cosiddetta "polizia morale" iraniana perché indossava l’hijab in modo scorretto; la situazione è degenerata durante la detenzione, sfociando nella morte della giovane, sopraggiunta ufficialmente dopo un infarto. I parenti della donna hanno negato che soffrisse di problemi cardiaci e ben presto la versione delle autorità è stata messa in discussine da numerose attiviste per i diritti delle donne, che hanno esplicitamente parlato di un pestaggio dall'esito fatale.

Su Twitter l’attivista Mahsa Alimardani ha denunciato le presunte menzogne sulla storia della giovane morta: "La polizia di Teheran ha annunciato che Mahsa Amini è morta per un improvviso problema cardiaco, come se una donna di 22 anni potesse avere un infarto che le provoca naturalmente il coma e la deturpazione". Si è esposto anche Jake Sullivan, il consigliere alla sicurezza nazionale della Casa Bianca: "Siamo profondamente preoccupati per la morte della 22enne Mahsa Amini, picchiata sotto custodia dalla polizia della moralità. Continueremo a ritenere i funzionari iraniani responsabili per questi abusi dei diritti umani". Di torture e maltrattamenti ha parlato anche la sezione iraniana di Amnesty International, mentre il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha chiesto al ministero dell'Interno di aprire un'inchiesta per fare chiarezza sulla morte della ragazza.

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