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Crisi nel Mar Rosso

Missione nel Mar Rosso, ammiraglio Di Paola: “Doveroso braccio armato per difendere nostri interessi”

Italia, Francia e Germania hanno annunciato la missione europea Aspides a protezione dei mercantili dagli Houthi nel Mar Rosso. Dell’uso della forza delle nostre navi nel Mar Rosso e delle possibili regole di ingaggio ne abbiamo parlato con l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, già Capo di stato maggiore della difesa.
Giampaolo Di Paola
Ammiraglio della Marina militare italiana, già Capo di stato maggiore della difesa ed ex Ministro della difesa.
A cura di Antonio Palma
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L’Italia è pronta impegnarsi ancora di più nel Mar Rosso con una missione navale militare europea, insieme a Francia e Germania, a protezione del traffico marittimo in zona contro gli attacchi Houthi. La missione congiunta, ribattezzata Aspides, è stata presenta oggi al Consiglio Affari Esteri Ue come missione di natura difensiva e diversa dall’operazione anglo-americana ma sulle regole di ingaggio per ora nessuna certezza. Dell’uso della forza delle nostre navi nel Mar Rosso e delle possibili regole di ingaggio ne abbiamo parlato con l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, già Capo di stato maggiore della difesa ed ex ministro della Difesa.

Italia, Francia e Germania hanno annunciato la missione europea Aspides a protezione dei mercantili dagli Houthi nel Mar Rosso. Tajani l’ha definita una missione per difendere i nostri interessi geostrategici ma quali sono le implicazioni di un intervento militare italiano nell’area?

L’Italia è uno dei Paesi che più soffre di questa situazione nel Mar Rosso dal punto di vista della sua attività commerciale ed economica e dei porti. Quindi se sei un Paese che è maggiormente penalizzato, il tuo interesse e impegno nazionale è assumere delle misure che possano contrastare questa situazione. Quindi un impegno dell’Italia in una missione europea nel Mar Rosso non è solo corretto ma ancor di più doveroso perché non si può sempre delegare ad altri la difesa dei propri interessi. Si può chiedere agli altri di concorrere alla difesa degli interessi ma se quelli più importanti sono i miei io devo essere quello che si impegna in prima persona e maggiormente. Quella dell’Italia quindi è una decisione assolutamente corretta. Il fatto che sia stata assunta nel contesto dell’Unione Europea è anche logica e fa parte della tradizione italiana di non agire mai da sola in questo campo ma sempre in un contesto di organizzazione internazionale.

Ammiraglio Gianpaolo Di Paola
Ammiraglio Gianpaolo Di Paola

Quali potrebbero essere le regole di ingaggio della missione italiana e Ue nel Mar Rosso e quindi quale potrebbe essere l’uso della forza?

La missione è un doveroso braccio armato per difendere un principio chiave che è la libertà di navigazione. Le regole di ingaggio matureranno nel contesto europeo e quindi dall’insieme dei vari punti di vista dei Paesi Ue che parteciperanno alla missione. Si parla di regole di ingaggio robuste ma da quello che ha detto Borrell e se si pensa anche alla tradizione italiana ed europea, saranno sempre di tipo difensivo e cioè non credo che consentiranno azioni come quelle fatte dagli Stati Uniti e Gran Bretagna. Se questo sia operativamente efficace è un altro discorso ma sulle regole di ingaggio ci sono sempre implicazioni politiche ed è giusto che la politica faccia le sue valutazioni. Del resto l’Ue nella sua storia ha cercato di difendere i propri interessi ma mai con interventi eccessivi.

La missione potrebbe consistere nell’intercettare i missili ma anche contrastare barchini e droni perché anche se i razzi sono i mezzi primari usati, gli Usa hanno dovuto scontrarsi anche con barchini che significa affondarli e questa è già una misura abbastanza significativa. L’importante è che siano regole di ingaggio abbastanza robuste perché le navi dovranno difendere non solo i mercantili ma anche difendere sé stesse e quando arrivano razzi, missili e droni non ci si può far trovare impreparati. Abbiamo sul posto già due unità di classe Fremm (fregata europea multi-missione) e spero che la missione sia robusta anche numericamente per avere una difesa più efficace, anche se bisogna ricordare che sul posto ci sono unità navali di diversi Paesi come Usa, Regno Unito e India che, anche se non agiscono sotto lo stesso comando, sicuramente parteciperanno a uno scambio di informazioni.

Presentando la missione, i tre Paesi Ue hanno auspicato l'importanza di "usare le strutture e le capacità già esistenti" della missione Emasoh/Agenor, in corso nello stretto di Hormuz. Ci sarà una unione tra le due missioni?

Anche se la finalità è la stessa e cioè assicurare la libertà di navigazione, la missione nello stretto di Hormuz in realtà non ha mai affrontato attacchi consistenti e non è mai accaduto quello che sta avvenendo nel Mar Rosso. La situazione è diversa, quindi è chiaro che la quantità di unità navali e il tipo di atteggiamento di queste unità dovrà essere più robusto di quanto non sia avvenuto finora.

L’intervento armato dell’Ue in zona potrebbe avere ripercussioni sui Paesi dell’area?

A questa attività di difesa militare credo si stia affiancando anche una attività diplomatica che coinvolga anche i Paesi dell’area e contenga passi verso una Pace nel conflitto israelo-palestinese che scongiuri la possibilità che venga vista come una azione militare fine a se stessa. Del resto la pacificazione dell’area credo sia interesse anche dei Paesi del Medio Oriente ma anche di Stati come l’Egitto visto che se il traffico marittimo del Mar Rosso si riduce, i primi ad essere danneggiati sono loro che dal passaggio delle navi ricavano profitti importanti.

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