Sono sempre di più i migranti che cercano di entrare in Europa attraverso la Grecia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato di voler fare un passo indietro rispetto all'accordo del 2016, per cui Ankara si impegnava a trattenere i rifugiati che fuggivano dalla guerra in Siria sul suo territorio, mentre Bruxelles versava nelle sue casse sei miliardi di euro per far fronte all'emergenza. Tanto è bastato a riaprire la rotta balcanica: sarebbero migliaia le persone che in questi giorni tentano di passare il confine e arrivare in Grecia, per chiedere la protezione internazionale. Secondo il ministro dell'Interno turco Suleyman Soylu, sarebbero oltre 100mila i migranti che in queste ore stanno abbandonando la Turchia, un numero circa 10 volte più alto rispetto a quello riferito dalle Nazioni Unite pochi giorni fa.

Ad ogni modo, la situazione sembra destinata a peggiorare nei prossimi giorni. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha assicurato che si riapriranno le trattative con la Turchia, "per capire dove occorre maggior sostegno, ricordando che abbiamo un accordo in corso, che riteniamo sia la giusta base per iniziare il dialogo". Da parte sua, Ankara ha fatto saltare l'accordo in seguito all'uccisione di 36 soldati turchi nella provincia di Idlib, l'unica regione della Siria che rimane sotto il controllo dei ribelli e che è in queste settimane teatro di violenze a causa dell'avanzata del regime di Assad, sostenuto dalla Russia. Alcuni giorni fa la Turchia, che si trova schierata nella guerra civile siriana soprattutto per ragioni personali (cioè per assicurarsi che migliaia di ribelli in fuga non entrino nel suo territorio e per mantenere la sua funzione anti curda), aveva chiesto alla Nato un appoggio di tipo militare, che però non era stato concesso. Sembrerebbe allora che Erdogan abbia deciso di ritirarsi dall'accordo per ottenere sostegno in Siria e per ottenere più soldi dall'Ue.

La situazione al confine

Tra la Grecia e la Turchia ci sono 120 chilometri di frontiera, delimitata in gran parte dal fiume Evros e per il resto da territori di boschi, difficili da controllare. Inoltre, buona parte dei migranti che arriva dalla Turchia, giunge in Europa sbarcando sull'isola di Lesbo, dove si trovano già migliaia di profughi. Una situazione caratterizzata già di per sé da molte tensioni, che negli ultimi giorni si sono aggravate. I residenti protestano da settimane contro la decisione del governo di costruire un nuovo campo per migranti sull'isola. Ieri la situazione ha rischiato di precipitare quando un gruppo di abitanti di Lesbo ha cercato di fermare un barcone in arrivo. In serata, altri locali hanno dato fuoco a una delle strutture utilizzate dall'Unhcr, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati.

Nonostante le tensioni nell'isola, la preoccupazione più grande riguarda il confine tra Grecia e Turchia. Specialmente perché nonostante Ankara abbia lasciato aperta la rotta per i migranti, Atene non ha mai fatto lo stesso e nelle ultime ore si sarebbe rifiutata di prendere in esame le richieste di asilo. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis lo ha potuto fare in nome del comma 3 dell’articolo 78 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, il principale trattato dell’Unione, per cui "qualora uno o più Stati membri debbano affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi", possono essere adottate speciali "misure temporanee".

I respingimenti e gli scontri

Ma nel frattempo il confine greco-turco sta diventando teatro di scontri tra i profughi e le forze dell'ordine. La Grecia ha infatti schierato poliziotti e soldati per non lasciar passare i migranti: i militari avrebbero lanciato gas lacrimogeni, i quali hanno anche colpito diversi bambini. I giornalisti sul territorio hanno anche raccontato che i poliziotti greci hanno sparato e ucciso un migrante siriano, anche se per ora il governo di Atene continua a smentire la notizia. Secondo alcuni media, le autorità greche avrebbero già respinto migliaia di persone. Non solo al confine sulla terraferma si sono verificate le violenze: in queste ore stanno anche circolando online dei video in cui si vede la Guardia costiera greca picchiare i profughi in mare e sparare alcuni colpi in acqua per spaventarli.

L'Europa da parte sua, oltre ad esprimere solidarietà alla Grecia e aver inviato Frontex, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, ai confini marittimi della Grecia nel mar Egeo per sostenere Atene nella gestione dei migranti in arrivo dalla Turchia, non ha ancora chiarito la strategia attraverso la quale affrontare l'emergenza. La Germania, uno dei fautori più importanti dell'accordo del 2016 e uno dei Paesi in prima linea nell'accoglienza dei rifugiati siriani, questa volta ha sottolineato: "La via per l'Ue non è aperta".