Mal di testa scambiato per indigestione: Kim muore a 36 anni per un raro tumore al cervello
Kim Borthwick è morta a 36 anni, nove mesi dopo la diagnosi di un glioblastoma. La donna, residente a Glasgow, aveva scoperto di avere un tumore cerebrale di grado 4 il 18 gennaio 2026, dopo che per circa una settimana aveva iniziato ad accusare sintomi che inizialmente aveva attribuito a una possibile indigestione dopo i pasti delle feste. A settembre la sua famiglia ha annunciato la morte: Kim lascia il marito Ross e i figli gemelli, di quattro anni.
L'ultimo Natale lo aveva trascorso proprio con loro. Poi era arrivato un mal di testa molto intenso e insolito, seguito da altri disturbi che nel giro di pochi giorni avevano reso necessario il ricorso alle cure mediche. Kim aveva raccontato di aver perso la sensibilità a una mano e di aver iniziato a vomitare. Dopo le visite e gli accertamenti, una TAC aveva evidenziato la presenza della massa cerebrale. Nella sua raccolta fondi personale aveva spiegato che i medici le avevano detto che, senza un intervento urgente, le sarebbero rimaste poche settimane di vita.
La terribile diagnosi e l'intervento al cervello
Il 21 gennaio i medici le avevano confermato che si trattava di un tumore cerebrale primario ad alto grado e terminale. Quattro giorni dopo Kim era stata sottoposta a una craniotomia parietale con rimozione della massa tumorale. L'intervento aveva consentito di eliminare quasi tutto il tumore e, almeno inizialmente, il recupero era stato migliore delle aspettative: la donna aveva raccontato di essere riuscita a camminare autonomamente già la sera stessa dell'operazione e di essere stata dimessa il giorno successivo.
Poco dopo, però, aveva dovuto tornare in ospedale per un'infezione della ferita chirurgica, trattata con antibiotici per via endovenosa. A marzo era quindi iniziato il successivo ciclo di cure, con radioterapia e chemioterapia. Kim aveva deciso di raccontare pubblicamente la propria esperienza anche per denunciare quello che considerava un problema più ampio: a suo giudizio, nonostante i progressi registrati nella cura di molti altri tumori, per il glioblastoma le possibilità terapeutiche erano rimaste troppo limitate.
La ricerca di altre cure da parte di Kim
Dopo aver terminato i 30 cicli di radioterapia, Kim aveva cercato possibilità ulteriori rispetto ai trattamenti disponibili attraverso il sistema sanitario britannico. Aveva raccolto fondi per poter accedere a una terapia immunologica in una clinica di Colonia, in Germania, dove aveva poi ricevuto le cure. Aveva inoltre utilizzato Optune, un dispositivo che impiega campi elettrici per contrastare la proliferazione delle cellule tumorali.
In estate, tuttavia, la situazione era peggiorata. Il tumore si era diffuso anche alla colonna vertebrale e le nuove condizioni avevano impedito di proseguire quei trattamenti. Kim era quindi tornata nel Regno Unito per le cure palliative. A luglio aveva raccontato di aver ormai fatto i conti con la propria diagnosi e di voler utilizzare il tempo che le restava per stare con i figli. "La mia diagnosi mi ha dato la lucidità necessaria per godermi ogni momento con i miei figli", aveva detto.
La battaglia per i tumori cerebrali
La malattia aveva spinto Kim anche a impegnarsi pubblicamente per chiedere più risorse per la ricerca sui tumori cerebrali. Aveva aderito a Brain Cancer Justice, gruppo che chiede maggiori finanziamenti per i tumori rari e una maggiore attenzione da parte delle istituzioni. Tra le richieste della campagna c'è anche l'istituzione di una figura ministeriale dedicata ai tumori rari, con l'obiettivo di garantire maggiore continuità a ricerca, finanziamenti e politiche sanitarie.
In uno dei suoi primi messaggi dopo la diagnosi, Kim aveva raccontato di essere rimasta colpita dal fatto che, a suo dire, le opzioni terapeutiche disponibili fossero sostanzialmente le stesse di vent'anni prima. Era questo uno dei motivi per cui aveva scelto di rendere pubblica la propria storia, nella speranza che la sua esperienza potesse contribuire a cambiare qualcosa per i pazienti che sarebbero arrivati dopo di lei.
Il 22 settembre la famiglia ha comunicato la sua morte sui social. "Kim è scivolata via serenamente, circondata dalla sua famiglia", hanno scritto i suoi cari, ringraziando le persone che negli otto mesi precedenti avevano sostenuto la donna e la sua famiglia.