Guerra Ucraina-Russia

L’arma della paura e guerra ibrida, gli analisti spiegano la strategia della Russia per piegare l’Europa

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Putin usa sabotaggi, cyberattacchi e intimidazioni per indebolire il sostegno europeo all’Ucraina. Ma Mosca “non può permettersi di attaccare un Paese NATO”. Gli analisti Mark Galeotti e John Lough spiegano a Fanpage.it perché serve rafforzare subito controspionaggio, informatica e sinergie, al di là di ogni piano di riarmo a lungo termine.

L’escalation della “guerra ibrida” punta a spaventare l’Europa fino a farle ridurre, o fermare, il sostegno all’Ucraina. Non sembra il preludio a un attacco contro un Paese NATO: al Cremlino sanno di non avere forze sufficienti. Ma alzando l’asticella delle “misure attive” – come le chiamavamo durante la Guerra fredda – Mosca mostra di essere disposta ad affrontare il rischio di un conflitto più ampio.

Il pericolo è alto e immediato. Per contrastarlo servono più intelligence, protezione degli obiettivi sensibili e contromisure agli attacchi russi, osservano gli analisti. Servono anche sinergie tra i servizi di sicurezza e le unità militari specializzate dei Paesi europei. Darebbero risultati ben prima del riarmo generalizzato e decentrato, alleggerirebbero le pressioni politiche sui governi e neutralizzerebbero l’arma della paura, di cui Vladimir Putin ha il monopolio.

L’arma della paura

"La paura è uno strumento importante, in questa escalation", dice a Fanpage.it John Lough, responsabile Politica estera del think tank New Eurasian Strategies Centre (NEST). “I russi sanno che le società europee non sono preparate per una guerra”. È la “pace attraverso la paura” teorizzata dai politologi vicini al Cremlino.

“Dobbiamo spaventare l’Europa, riportare la paura nelle società e nelle élite europee”, ha spiegato più volte a Fanpage.it Dmitry Suslov, uno dei consiglieri di Vladimir Putin. “La vita senza paura negli ultimi 40 anni si è rivelata disastrosa e destabilizzante”.

Per “spaventare l’Europa”, la tattica russa contempla attentati, sabotaggi e attacchi informatici capaci di provocare disastri. Suslov la descriveva così a Fanpage.it due anni fa: “Azioni sotto copertura contro fabbriche, infrastrutture e cavi sottomarini. Confutabili, non attribuibili con certezza alla Russia”. È prudente quanto fare benzina con una sigaretta accesa.

Un errore può bastare

"Si tratta di dosare le mosse, e i russi non sono molto bravi a farlo", nota Lough. "Basta un errore di comunicazione, un malinteso o una valutazione sbagliata per ritrovarci in una  guerra più ampia".

Putin, aggiunge l’analista, negli ultimi anni è diventato più disposto a rischiare. All’inizio dell’invasione non colpì le vie di rifornimento attraverso cui arrivavano dalla Polonia le armi per l’Ucraina: temeva di allargare il conflitto. Ora ha cominciato a colpirle.

Anche in Russia si parla di “guerra ibrida”. Nella dottrina militare russa, però, le misure ibride fanno parte integrante dell’arsenale bellico: non sono separate dai mezzi di utilizzo della forza meno creativi.

Sarà “ibrida” ma è guerra

“Molte di quelle delle ultime settimane sono qualificabili come operazioni di guerra, per se in assenza di un conflitto aperto”, afferma Lough. Servono anche a misurare la reazione della NATO, soprattutto degli Stati Uniti di Trump. Che ha fatto del disimpegno americano nei confronti degli alleati uno dei suoi mantra.

Il rischio maggiore resta comunque un coinvolgimento delle forze americane in Europa. “Si dice spesso che la garanzia dell’articolo 5 della NATO non valga più. Ma se unità americane fossero attaccate o messe a rischio, Washington reagirebbe con forza”, sostiene Lough.

Non sappiamo ancora molto dell’allarme per la sospetta presenza di esplosivi nella base britannica di Fairford, che ospita bombardieri strategici americani. È proprio questo, però, il tipo di incidente che potrebbe innescare il peggio.

Il pericolo va affrontato. Ma il risalto dato alla retorica bellicista rischia di confondere la diagnosi e, con essa, la risposta.

Il sogno di Putin

“Non vedo prove che Putin voglia attaccare militarmente la NATO”, dice a Fanpage.it Mark Galeotti, storico e politologo esperto di Russia. “Gli attacchi ibridi sono piuttosto una risposta emotiva e politica. Putin è furioso perché armi fornite e pagate dall’Occidente colpiscono obiettivi russi. Vuole farcela pagare. E vuole che l’Europa ripensi gli aiuti a Kyiv e sia pronta a spingere l’Ucraina a fare concessioni ad un’eventuale ripresa dei negoziati”.

Putin pensa che il tempo lavori per lui. Spera che l’Europa si faccia male da sola, che “muoia di democrazia”. Conta sul successo dell’estrema destra in Paesi come Germania e Francia e su un cambio di politica verso la Russia.

“Il presidente russo ritiene di poter piegare l’Ucraina quest’inverno. Crede che Kyiv sia allo stremo, che la volontà degli europei si stia affievolendo e che gli americani vogliano chiudere la guerra. Per questo punta a cambiare i rapporti di forza sul terreno e poi a coinvolgere Washington per siglare un accordo di pace”.

Per l’Ucraina sarebbe, di fatto, una resa. Putin potrebbe poi ottenere un altro successo senza invadere nessuno: la divisione dell’UE. A ovest della Russia avrebbe stati isolati, invece di un blocco di 450 milioni di abitanti con un’economia oltre otto volte più grande della sua. È un obiettivo che coltiva da almeno un decennio.

Il fronte impossibile

Resta la soglia oltre la quale un errore, o un’operazione ibrida troppo azzardata, potrebbe far precipitare tutto. Putin è evidentemente disposto a correre il rischio, pur considerando una guerra diretta con un Paese europeo “del tutto indesiderabile”, dice Lough.

Mosca può aumentare la pressione con azioni che possono arrivare ad omicidi mirati e provocare – anche involontariamente – vere stragi. Dopo la debacle dell’operazione Skripal in Inghilterra, ormai sono affidate a contractor reclutati su Internet e pagati in criptovalute. A controllarli, spesso è l’SSD, il Servizio per le attività speciali che ha assorbito la famigerata “unità del Novichok e degli attentati”, la numero 29155 del GRU, l’intelligence militare russa.

La Russia può imporre costi all’Europa. Non può permettersi una guerra con l’Alleanza.

"Finché resta impegnata in Ucraina, le mancano uomini, difese aeree e risorse per aprire un secondo fronte, anche limitato ai Baltici", scrive l’analista militare Eric Woods su Riddle. Nel giugno scorso Putin ha parlato di 700 mila militari impiegati in Ucraina, a fronte di un esercito che sulla carta conta 1,5 milioni di effettivi. Gli altri devono anche difendere il territorio, presidiare le basi e garantire il supporto logistico.

Un attacco alla NATO esporrebbe la Russia su più direttrici. La Polonia conta circa 220 mila militari sulla carta; la Finlandia oltre 800 mila riservisti addestrati. Kyiv potrebbe approfittarne per contrattaccare. Per Mosca, il secondo fronte sarebbe insostenibile.

Meno acciaio, più intelligence

È su questa minaccia, e sui suoi tempi, che va misurato ReArm Europe/Readiness 2030: il piano con cui l’UE punta a mobilitare fino a 800 miliardi di euro per la difesa, soprattutto attraverso la spesa dei singoli Stati. Di certo, non aiuta granché contro gli attacchi ibridi che avvengono adesso.

“La cosa più importante ora sarebbe investire nel controspionaggio e nella cybersecurity, oltre a lavorare sulla coesione dell’Europa”, avverte Galeotti. “Tutto si gioca sulla resilienza: gli attacchi ibridi russi non devono influenzare le nostre politiche, né dobbiamo cedere alla tentazione di rispondere col fuoco”.

“Sarebbe meglio rafforzare il controspionaggio, proteggere le infrastrutture critiche, investire nella difesa informatica e coordinare le forze già disponibili: il riarmo richiede troppo tempo", concorda Lough. E aggiunge: "Dobbiamo dimostrare ai russi che se non la smettono possiamo rispondere con azioni analoghe alle loro, e più incisive. Nel cyberspazio abbiamo strumenti di contrattacco”. La Germania sta per approvare una legge che consentirebbe al BND, il servizio d’intelligence estera, di condurre operazioni di questo tipo. “Mosca deve sapere che abbiamo questi strumenti e siamo pronti a usarli”, conclude Lough.

Investire in difese leggere, coordinate e rapide da attivare darebbe all’Europa contromisure immediate. Potrebbe anche attenuare le tensioni politiche alimentate dal riarmo pesante di lungo periodo: tensioni di cui beneficiano proprio i partiti e i movimenti su cui Putin conta per realizzare il suo sogno di dividere l’Europa.

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