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Conflitto in Ucraina
23 Maggio 2022
21:24

La viceministra ucraina Dzhaparova a Fanpage.it: “Ci servono ancora le vostre armi per vincere”

La viceministra degli Esteri ucraina Emine Dzhaparova spiega a Fanpage.it che l’unico modo per far finire la guerra è “vincere sul campo” e per questo servono ancora le armi occidentali.
A cura di Marco Billeci
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"Se alla fine di luglio o all'inizio di agosto ci sarà un cambio di posizione degli eserciti nel Sud e nell'Est dell'Ucraina, allora potremmo considerare un negoziato". Così Emine Dzhaparova, viceministra degli Esteri ucraina, interviene ai microfoni di Fanpage.it a margine di una conferenza della Fondazione Luigi Einaudi a Roma. L'esponente del governo di Kiev, quindi, continua a chiedere l'aiuto militare all'Occidente e lancia l'allarme su una possibile guerra di anni nel suo Paese.

Il conflitto sta volgendo a vostro favore e a discapito della Russia?

Mi sembra piuttosto evidente che la Russia abbia fallito nel raggiungere i suoi obiettivi. Quindi ora la domanda è: cosa dovremmo fare insieme? Primo, Putin pensa che le nostre discussioni e i nostri tentativi di negoziare sono debolezze. Si tratta di una percezione sbagliata, pensare che la soluzione della guerra possa arrivare a spese del mio Paese.

Dal suo punto di vista, quando finirà questa guerra? 

Ovviamente vogliamo che la guerra finisca il prima possibile, ma purtroppo la Russia non vuole discutere nessun negoziato, perché loro vogliono, come hanno detto, ucciderci e distruggerci. Quindi la sola logica qui è raggiungere successi sul campo di battaglia. La legge "lend-lease" che è stata autorizzata dagli Stati Uniti è un fattore molto importante, che può comportare un cambiamento nello schieramento militare. Se alla fine di luglio o all'inizio di agosto ci sarà questo cambio di posizione degli eserciti nel Sud e nell'Est dell'Ucraina, allora potremmo considerare un negoziato e probabilmente questo non sarà uno scenario di lungo periodo, ma al contrario potremmo avere uno scenario di più lunga durata. Il conflitto potrebbe essere congelato per anni e la guerra potrebbe continuare.

Quindi avete bisogno di armi?

Sì, abbiamo bisogno di armi. Abbiamo bisogno delle sanzioni e anche di un pieno embargo del petrolio, del gas e delle fonti fossili. Il terzo pilastro in questa formula del successo comune è l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea.

L'Italia ha presentato un piano di pace in quattro punti che prevede tra l'altro l'autonomia di alcune zone, delle zone russofone dell'Ucraina e una sorta di neutralità del Paese. Qual è la vostra valutazione di questo piano?

Innanzitutto questo piano non è stato ufficialmente trasmesso alla parte ucraina. Si tratta di un "non-paper" che è stato discusso sia in Ucraina che in Italia. Ogni sforzo diplomatico è benvenuto per aiutare l'Ucraina a risolvere la guerra, ma voglio essere molto chiara su alcuni punti sacri. L'integrità territoriale e la sovranità di ogni nazione non possono essere soggette a negoziato. E la nostra gente non è pronta a fare un passo indietro quando si parla del futuro del mio Paese, quando si parla della Crimea o del Donbass. Qualsiasi piano che suggerisce nuovi confini divisivi non è attendibile. La cosa più importante per noi sono le garanzie della nostra sicurezza. Perché abbiamo già avuto delle garanzie nel 1994 con il memorandum di Budapest. La Russia era uno di quei Paesi che doveva garantire la nostra sicurezza e invece ci hanno pugnalato alle spalle.

Ha la sensazione che stiate perdendo sostegno da parte dei Paesi occidentali? Anche qui in Italia qualcuno pensa che lo scopo della guerra non può essere sconfiggere la guerra, ma che va trovata una strada diplomatica. 

Quando parliamo di qualsiasi Paese, parliamo delle persone di quel Paese, diversi interessi. Chiaramente capiamo che gli Stati possano essere divisi e ci possano essere interessi diversi dietro le decisioni. Quello che abbiamo visto fino ad oggi è un'enorme solidarietà con l'Ucraina a livello ufficiale. Ci sono diversi Paesi scettici ad esempio sul futuro in Europa del mio Paese e noi stiamo facendo del nostro meglio per spiegare le ragioni dell'Ucraina. Ma capiamo anche che i suggerimenti che possono arrivare da alcuni Paesi o da gruppi di interesse che ci dicono di valutare le soluzioni della guerra a spese dell'Ucraina, disegnano uno scenario di fallimento. Qualsiasi Paese che non ha la sua integrità territoriale è uno Stato fallito.

L'export di grano e cereali dall'Ucraina al momento è in gran parte bloccato, anche per l'inagibilità dei porti. C'è grossa preoccupazione per le conseguenze che questo può avere. Ci sono delle vie alternative per sbloccare l'export? 

Abbiamo parlato con diversi soggetti, tra cui il segretario generale dell'Onu sul tema della sicurezza alimentare. Lui ha proposto di lavorare per aiutarci a garantire la sicurezza alimentare studiando i passaggi attraverso il Mar Nero. Questo sarebbe il modo perfetto per esportare il grano dal mare, perché attraverso le ferrovie e le strade la logistica esistente non è sufficiente. Per cui se vogliamo passare dal Mar Nero, e noi vogliamo che sia così, ci sono due condizioni necessarie che devono essere garantite. La prima è la presenza di una scorta internazionale che aiuti a portare i container di grano e proteggerli, garantendone la sicurezza. La seconda riguarda il tema delle assicurazioni, perché parliamo di compagnie private: nessuna compagnia privata sarebbe autorizzata ad esportare il grano.

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