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Conflitto Israelo-Palestinese

La storia dei fratelli Noam e Alma: liberati da Hamas, scoprono che la mamma è stata uccisa il 7 ottobre

Noam e Alma Or, 17 e 15 anni, vivevano con la loro famiglia a Be’eri, il kibbutz del massacro, dove lo scorso 7 ottobre Hamas ha seminato morte e distruzione. Sabato scorso sono stati rilasciati, solo per scoprire che la loro madre è stata ammazzata dai militanti dell’organizzazione palestinese. La loro storia è stata raccontata dallo zio alla Cnn.
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A cura di Biagio Chiariello
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Durante i 50 giorni in cui Noam e Alma Or sono stati tenuti in ostaggio da Hamas a Gaza, un pensiero ha spinto i due fratelli di 17 e 13 anni ad andare avanti: poter riabbracciare la loro madre, dalla quale erano stati strappati quel famigerato 7 ottobre, giorno in cui i militanti dell'organizzazione palestinese hanno seminato morte e distruzione oltre i confini della Striscia.

Sabato scorso sono stati rilasciati insieme ad altre 11 persone nell'ambito nell'ambito dell'accordo sulla tregua tra Israele ed Hamas. Ma una volta usciti da Gaza quel sogno che li ha accompagnati per quasi 2 mesi si è trasformato in incubo. “Mia sorella, la loro mamma, è stata assassinata il 7 ottobre. I ragazzi non lo sapevano”, ha detto lo zio, Ahal Besorai alla CNN "Pensavamo che fossero insieme quando sono stati rapiti, ma erano separati fin dall'inizio" ha aggiunto l'uomo.

Ora Noam e Alma sperano di poter rivedere almeno il loro papà, Dror, che risulta disperso e si ipotizza che sia ancora prigioniero a Gaza. La famiglia viveva a Be'eri, il kibbutz del massacro: una comunità agricola di circa un migliaio di residenti, situata vicino al confine con la Striscia. In un solo giorno, i militanti di Hamas hanno massacrato, torturato e rapito i residenti del kibbutz, incendiando le loro case e lasciando Be'eri a pezzi. Almeno 120 le persone uccise, anche moltissimi bambini.

Una giornata di terrore che Noam e Alma hanno vissuto in prima persona. Mentre erano a Gaza, sono stati portati in una casa e tenuti in una stanza con un’altra donna del loro kibbutz, anche lei cresciuta a Be’eri, ha detto Besorai. L'uomo ha preferito non descrivere nel dettaglio quello che i nipoti hanno passato in questi 50 giorni, ammettendo di non voler aggiungere "un ulteriore peso" alle famiglie con i propri cari ancora tenuti in ostaggio. Ma, ha detto, “non è stato piacevole, per usare un eufemismo. È stato orribile".

Nonostante quello che ha dovuto sopportare, Noam – che Besorai ha descritto come una “bellissima persona” – ha espresso compassione per il popolo palestinese che vive sulla propria pelle la crisi di Gaza, dove oltre 14.800 persone sono state uccise negli attacchi israeliani dopo il 7 ottobre, secondo i dati di Hamas. “Mentre stavano camminando verso i funzionari della Croce Rossa, e si tenevano per mano, Noam ha detto a sua sorella Alma, che si sentiva molto dispiaciuto perché erano circondati da civili di Gaza. Ha detto: ‘Mi dispiace così tanto per loro perché stanno qui e noi stiamo andando a casa’”, ha raccontato la zia.

Quel momento, tuttavia, i due fratelli se li ricorderanno per tutta la vita per un altro motivo. “Quando hanno attraversato il confine per la prima volta e si sono riuniti con la nonna e il fratello maggiore, la prima notizia che hanno dovuto affrontare è stata il fatto che la loro mamma non è più viva. È stato un momento terribilmente emozionante e traumatico per loro”, ha concluso Besorai.

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