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Covid 19
11 Gennaio 2022
10:11

La Spagna vuole affrontare il Covid come un’influenza: “Virus tra noi a lungo, dobbiamo conviverci”

La Società  di Medicina di Famiglia e di Comunità (Semfyc) ha pubblicato lo scorso weekend un lungo editoriale intitolato “Verso la fine dell’eccezionalità”, in cui si sostiene il bisogno di un ritorno alla “vecchia normalità”.
A cura di Davide Falcioni
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Da mesi autorevoli scienziati prevedono che la pandemia di SARS-CoV-2 sarà destinata ad endemizzarsi, tendendo a presentarsi con una certa regolarità anno dopo anno. Di fronte a uno scenario del genere stanno prevalendo in Europa posizioni favorevoli alla convivenza tra il virus e gli uomini, anche a costo di contare centinaia di migliaia di contagi al giorno e decine di migliaia di nuovi morti ogni anno. Anche la Spagna potrebbe virare decisamente verso questo scenario: la Società  di Medicina di Famiglia e di Comunità (Semfyc) ha pubblicato lo scorso fine settimana un lungo editoriale intitolato "Verso la fine dell'eccezionalità", in cui si sostiene il bisogno di un ritorno alla "vecchia normalità" smettendo di contare ogni singolo caso di Covid per approcciarsi alla malattia come si fa, per esempio, con l'influenza. Lo stesso primo ministro iberico, Pedro Sánchez, ha confermato a Cadena SER che è tempo di pensare a un nuovo paradigma: "Dobbiamo valutare l'evoluzione del Covid verso una malattia endemica", ha dichiarato, anche se non è chiaro come e quando ciò sarà realmente possibile.

"I governi proteggano solo i soggetti vulnerabili"

Secondo i medici del Semfyc il momento di imprimere una svolta è adesso. Grazie al successo della campagna vaccinale infatti la letalità del virus sta diminuendo, di conseguenza contare e tracciare ogni caso è una strategia irrealistica. "I governi dovrebbero concentrare i loro sforzi sulla protezione delle persone più vulnerabili piuttosto che cercare di frenare, probabilmente con scarso successo, la circolazione del virus a livello di popolazione", si legge nell'editoriale. "Lo scenario più probabile è che SARS-CoV-2 sarà con noi per molti anni. Finora si è presentato sotto forma di periodi epidemici con un'elevata concentrazione di infezioni per un breve periodo di tempo (8-10 settimane). Non sappiamo se questi tipi di ondate proseguiranno in futuro né con quale cadenza. Inoltre non è escluso, anche se è improbabile, che il virus finisca per scomparire come è successo con SARS-CoV-1, che è circolato tra il 2002 e il 2004".

Insomma, di fronte a uno scenario del genere secondo i medici del Semfyc "dobbiamo recuperare al più presto la vecchia normalità, cioè la vita come la conoscevamo prima di marzo 2020: senza maschere o limiti di interazione sociale. Smettiamo di visitare e testare persone sane con sintomi minori, smettiamo di tracciare e testare i loro contatti, fermiamo gli isolamenti e le quarantene. Tutte queste attività, che avevano senso in passato, sono state superate con l'immunità acquisita (sia per infezione che per vaccinazione) e l'arrivo dell'Omicron. L'obiettivo dovrebbe essere quello di curare il covid come si fa con l'influenza".

Le critiche delle associazioni mediche: "Non possiamo banalizzare la pandemia"

La posizione della Semfyc è però tutt'altro che unanime. Le altre due grandi associazioni di medici di famiglia, la SEMG e la Semergen, ritengono che sia troppo presto per cambiare strategia contro la pandemia. "Non ci piace il tono dell'editoriale", afferma Vicente Martín Sánchez, del Consiglio di amministrazione nazionale di Semergen, secondo cui l'ottimismo dei colleghi è eccessivo e immotivato: "Non vi è certezza che la variante Omicron sia meno virulenta. Il bilancio delle vittime è alto ed è prevedibile che nelle prossime settimane continueranno a salire". Anche Lorenzo Armenteros, portavoce di SEMG, si esprime in termini molto simili: "Non possiamo banalizzare la pandemia. Siamo in una situazione di crescita esponenziale che sovraccarica le cure primarie e qualsiasi decisione che modifichi le regole deve basarsi su evidenze scientifiche".

Critici anche diversi epidemiologi interpellati da El Pais. Secondo Fernando Rodríguez Artalejo, professore di Sanità pubblica all'Università Autonoma di Madrid, i medici di Semfyc "presumono che l'infezione da Omicron abbia una gravità simile all'influenza e, quindi, deve essere gestita come tale. Penso che non sia così, ma in ogni caso tra un paio di settimane avremo più dati al riguardo". Pedro Gullón, membro della Società Spagnola di Epidemiologia, ritiene che alcune proposte avanzate siano sensate ma premature: "No è questo il momento di abbassare la guardia".

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