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La quarta fuga del dissidente cinese Dong Guangping: in gommone dalla Cina alla Corea del Sud

Dong Guangping, dissidente cinese di 68 anni ed ex agente di polizia, è stato intercettato dalla Guardia Costiera sudcoreana dopo aver attraversato il tratto di mare che separa la provincia orientale dello Shandong dalla penisola coreana.
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Trenta ore in mare aperto su un gommone, senza dormire, fino all’arresto a un passo dal collasso sulle coste della Corea del Sud. Si è conclusa così l'ultima fuga di Dong Guangping, dissidente cinese di 68 anni ed ex agente di polizia, intercettato dalla Guardia Costiera sudcoreana dopo aver attraversato il tratto di mare che separa la provincia orientale dello Shandong dalla penisola coreana. Per Dong si tratta del quarto tentativo di espatrio clandestino per sfuggire alle autorità di Pechino e ricongiungersi con la famiglia, che da anni ha ottenuto l'asilo politico in Canada.

La dinamica dell'attraversamento ricalca le rotte più estreme della dissidenza cinese, costretta a evitare i canali tradizionali a causa del rafforzamento dei sistemi di sorveglianza digitale e biometrica in patria. Dong è salpato dalla città costiera di Weihai a bordo di una piccola imbarcazione gonfiabile e ha navigato per oltre 30 ore consecutive prima che il motore del gommone si innescasse un guasto in prossimità della costa sudcoreana. Infine è stato individuato da alcuni pescatori locali nella serata di lunedì ed è stato preso in custodia dalle autorità di Seoul.

La storia personale di Dong Guangping si intreccia con la dissidenza politica fin dal 1989, anno in cui venne licenziato dalla polizia di Zhengzhou per aver commemorato la repressione di piazza Tienanmen. Da allora, il suo profilo biografico registra una sequenza cronologica di arresti e tentativi di espatrio nel 2001, 2014, 2015, 2019, 2020 e 2025.

Mentre la moglie e la figlia Katherine sono riuscite a stabilirsi a Toronto una decina di anni fa, Dong è stato sistematicamente respinto dai Paesi del sud-est asiatico (Thailandia e Vietnam), dove si era rifugiato in precedenza, nonostante lo status di rifugiato formale e la concessione dell'asilo da parte del governo canadese.

Il caso di Dong Guangping giunge in un momento politico delicato per la Corea del Sud. L'amministrazione del presidente Lee Jae Myung, insediatasi l'anno scorso, sta portando avanti una complessa strategia di stabilizzazione dei rapporti diplomatici e commerciali con Pechino, storicamente altalenanti.

Le organizzazioni internazionali, tra cui Human Rights in China e Front Line Defenders, hanno espresso forte preoccupazione per il rischio di un nuovo rimpatrio forzato, scenario che esporrebbe il sessantottenne a ulteriori condanne detentive. Sheng Xue ha già formalizzato una richiesta di intervento al dipartimento degli Affari Globali del Canada per accelerare il trasferimento protetto dell'uomo verso Ottawa.

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