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8 Luglio 2021
12:15

La lettera di oltre 100 scienziati a Boris Johnson: “Riaprire tutto è pericoloso, ci ripensi”

“Mentre una terza ondata prende piede nel Regno Unito, il governo pensa a come riaprire ancora di più. Una decisione che porta con sé l’accettazione implicita di una nuova impennata dei casi. Una decisione prematura e pericolosa, il governo ci ripensi”: così oltre 100 medici e scienziati hanno scritto in una lettera pubblicata sulla rivista Lancet e indirizzata al governo di Boris Johnson, lanciando l’allarme sui rischi di una revoca generalizzata delle misure anti contagio.
A cura di Annalisa Girardi
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Eliminare tutte le restrizioni anti contagio a metà luglio, come intende fare il premier britannico Boris Johnson, è una scelta "pericolosa e prematura". È questo l'avvertimento su cui hanno messo la firma un centinaio di medici e scienziati, che hanno pubblicato sulla rivista Lancet una lettera indirizzata al governo britannico sottolineando i rischi di una revoca affrettata delle misure di contenimento del virus. "Mentre una terza ondata prende piede nel Regno Unito, il governo pensa a come aprire ancora di più. Una decisione che porta con sé l'accettazione implicita di una nuova impennata dei casi".

Perché si possa mettere un punto al capitolo pandemia, affermano gli esperti, è necessario che la popolazione sia immunizzata, in modo da prevenire una crescita esponenziale nella diffusione del virus: ma l'immunità di comunità difficilmente verrà raggiunta per il prossimo 19 luglio 2021, data indicata da Johnson per l'allentamento delle restrizioni. "Misure di mitigazione proporzionate saranno necessarie per evitare centinaia di migliaia di nuove infezioni, fino a quando molte più persone non saranno vaccinate", si legge nella lettera. Che riporta anche una stima del ministero della Salute britannico secondo cui nei mesi estivi di quest'anno si potrebbero raggiungere i 100 mila casi al giorno.

Anche se il legame tra infezione e mortalità è stato indebolito dal vaccino, questo non è stato comunque rotto e la malattia è ancora rischiosa, affermano gli scienziati. Per poi indicare una serie di preoccupazioni in merito alla decisione del governo. In primis il fatto che la trasmissione, senza incontrare alcun argine, colpirà subito ragazzi e bambini non vaccinati, una fascia che ha già sofferto moltissimo la pandemia con la chiusura delle scuole e di tutte le attività sociali. Secondo i calcoli degli scienziati si tratta di circa 17 milioni di persone che non hanno alcuna protezione contro il coronavirus. "Per questo e vista anche l'elevata trasmissibilità della variante Delta è probabile che ci sia una crescita esponenziale fino a quando milioni di persone non saranno infette. Una strategia di questo tipo rischia di lasciare una generazione con problemi cronici di salute e disabilità, con un impatto personale ed economico che potrebbe essere sentito per i decenni a venire".

In secondo luogo, tornare a un tasso di trasmissione così elevato tra i più giovani porterà alla dispersività educativa, visto l'impatto della pandemia sulle scuole. Solo delle rigide misure di contenimento nelle strutture scolastiche garantiranno a bambini e ragazzi la possibilità di rimanere in classe in sicurezza. In terzo luogo, una strategia come quella scelta dal governo inglese secondo gli esperti produrrà terreno fertile per l'insorgere di nuove varianti resistenti al vaccino. Un'eventualità che non solo peserebbe sul Regno Unito, ma sul mondo intero e specialmente sui Paesi più poveri che continuano a non avere accesso alle cure.

Quarto, se tutto ciò accadesse, tornerebbe inevitabilmente ad aumentare la pressione sui servizio sanitario nazionale. E infine, concludono gli esperti, una politica di questo tipo non farà altro che penalizzare ancor di più le comunità vulnerabili e marginalizzate, acuendo le ineguaglianze. Insomma, una decisione come quella presa dal governo inglese è allo stesso tempo "poco etica e illogica", nonché pericolosa. L'appello che fanno gli scienziati al governo è quindi quello di posticipare la revoca totale delle misure anti-contagio consigliate anche dall'Organizzazione mondiale della sanità, come l'utilizzo delle mascherine negli spazi chiusi e le distanze di sicurezza.

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