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Guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina: siamo arrivati ad un punto di svolta?

La guerra in Ucraina si avvicina a un punto di svolta critico e la prossima offensiva ucraina sarà determinante per le prospettive future. E sarà anche quello il momento in cui potremo capire se si apriranno anche possibilità concrete di pace.
A cura di Daniele Angrisani
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Guerra in Ucraina

Mentre ci avviciniamo sempre di più al cinquecentesimo giorno dalla scintilla che ha innescato la guerra in Ucraina a febbraio dello scorso anno, il conflitto in Ucraina continua a trascinarsi in maniera sempre più simile all’andamento a cui abbiamo già assistito nel primo anno di guerra.

Nonostante l'esercito russo mostri sempre più chiari segni di stanchezza nelle sue capacità offensive su larga scala, anche l'Ucraina resta in una posizione precaria. Il suo esercito, che continua a raccogliere mezzi ed armi dai suoi alleati occidentali, si prepara ad una nuova controffensiva sperando di avere lo stesso successo dell’autunno scorso.

Tuttavia, gli ucraini si trovano di fronte a un compito arduo. I russi, sfruttando la mobilitazione annunciata l'anno scorso, hanno infatti rafforzato la loro forza combattente e fortificato pesantemente le zone più vulnerabili.

In questa analisi ci addentreremo nelle dinamiche del campo di battaglia, esaminando in particolare il fallimento dell'offensiva invernale russa e la situazione a Bakhmut, così come cercheremo di delineare possibili prospettive per la futura controffensiva ucraina.

Il fallimento dell’offensiva invernale russa

L'inizio dell'inverno del 2023 ha portato con sé l'aspettativa di una nuova offensiva russa su larga scala lungo l'intera linea del fronte. Mosca sperava che questa offensiva potesse permettere di scardinare le difese ucraine e finalmente portare al raggiungimento dell'obiettivo minimo indicato dal Cremlino per la sua "operazione militare speciale": la conquista del Donbass.

Tuttavia, le cose sono andate diversamente da quando sperato da Mosca e ciò è stato evidente sin dall’inizio. Come ampiamente previsto, le voci riguardanti possibili attacchi su larga scala dal territorio bielorusso verso regioni settentrionali dell'Ucraina si sono rivelate infondate.

In realtà, l'unica parte del fronte effettivamente attiva in cui i russi hanno ottenuto qualche avanzata è stata la città di Bakhmut, ma approfondiremo questo argomento in seguito.

Ciò che è importante evidenziare in questo momento è che il piano russo prevedeva una serie di attacchi, nessuno dei quali ha raggiunto il proprio obiettivo e che anzi, almeno in un caso, hanno portato ad un'altra catastrofe per le forze russe.

Analizziamoli in dettaglio:

Kreminna e Svatove.

Un obiettivo di importanza strategica per le truppe russe su questa parte del fronte era quello di allontanare il più possibile le truppe ucraine dalle due roccaforti della regione di Luhansk, verso le quali si erano avvicinate pericolosamente durante la controffensiva di successo dello scorso anno. Inizialmente, i primi attacchi russi hanno ottenuto alcuni risultati, ma successivamente l'offensiva delle forze moscovite si è fermata, e i russi si sono ritrovati bloccati nelle foreste vicino a Kreminna, incapaci di avanzare ulteriormente verso occidente. La maggior parte dell'area precedentemente liberata dagli ucraini è rimasta saldamente sotto il loro controllo, aprendo così la possibilità per gli ucraini di tentare nuovi avanzamenti verso est in futuro.

Seversk e Bilohorivka.

Entrambe le città erano designate come una delle principali direttrici dell'attacco russo nella parte settentrionale del Donbass. L'obiettivo era quello di riconquistare la testa di ponte guadagnata dagli ucraini al di là del fiume Seversky Donets lo scorso anno a Bilohorivka e da lì avanzare verso Seversk. Nonostante i tentativi russi, gli ucraini sono stati però in grado di respingere ogni attacco e persino di mantenere le proprie posizioni anche quando hanno rischiato l'accerchiamento dal sud dopo lo sfondamento delle truppe Wagner a Soledar. Il controllo di questa testa di ponte è di estrema importanza, poiché teoricamente consente agli ucraini di avanzare da nord verso Lysychansk e Severodonetsk, mettendo così a repentaglio il controllo russo della regione di Donetsk da nord.

Avdiivka

Insieme a Bakhmut, rappresenta una delle zone più fortificate lungo il fronte del Donbass. Le fortificazioni ucraine in questa zona risalgono infatti al 2015. Come in altre parti del fronte, anche ad Avdiivka gli ucraini hanno resistito tenacemente agli attacchi russi senza arretrare. L'unica eccezione è avvenuta a marzo, quando, a seguito di una dura campagna di bombardamenti aerei, il comandante ucraino di Avdiivka aveva riferito che le forze russe stavano cercando di circondare completamente la città. Tuttavia, alla fine di aprile, gli ucraini hanno dichiarato di aver respinto l'attacco russo, mettendo fuori combattimento 200 soldati russi e distruggendo 20 pezzi di equipaggiamento. Ad oggi, Avdiivka rimane saldamente sotto il controllo ucraino, nonostante tutti i tentativi russi di avanzare in zona.

Vulhedar.

Anche questa era un'importante direttrice nell'offensiva russa, in quanto la sua conquista avrebbe potuto consentire a Mosca di avanzare nelle retrovie delle forze ucraine nel sud del Donbass e metterle così a rischio di accerchiamento. Date le sue implicazioni strategiche, i russi hanno inviato intere colonne corazzate in questa zona, solo per poi subire pesanti perdite a causa dei campi minati sapientemente posizionati e della strenua difesa ucraina. La battaglia di Vulhedar è stata definita dagli ufficiali ucraini come "la più grande battaglia di carri armati della guerra", con oltre 130 carri armati e veicoli corazzati russi danneggiati o distrutti alla fine degli scontri. Gli analisti ritengono che molte delle perdite russe e dell'equipaggiamento siano state causate anche dalla composizione delle brigate russe, che spesso consistevano in reclute mobilitate poco addestrate. Il risultato di questa débâcle è stato alla fine che anche Vulhedar è rimasta saldamente sotto il controllo ucraino.

In sintesi, l'offensiva russa, fin troppo ambiziosa nei suoi piani iniziali, ha incontrato resistenze su tutti fronti, con le forze ucraine che hanno dimostrato notevole tenacia e determinazione su tutta la linea di contatto.

A fronte di questo quadro complessivo, emerge però un episodio particolarmente significativo: la battaglia di Bakhmut, che è stata l'unica area in cui i russi sono riusciti in qualche modo ad avanzare anche se a carissimo prezzo.

Analizzeremo questo evento nel dettaglio nel prossimo paragrafo, cercando di capire le ragioni di questo parziale successo russo in un contesto altrimenti contrassegnato da una serie di fallimenti senza appello.

Il tritacarne di Bakhmut e lo scontro tra Wagner ed il Ministero della Difesa russo

Prima di analizzare gli eventi di Bakhmut, è essenziale menzionare il ruolo significativo del PMC Wagner nelle battaglie per questa città.

Il PMC Wagner, ovvero in italiano Compagnia Militare Privata Wagner, è un gruppo paramilitare che combatte a fianco dell'esercito russo in Ucraina. Fondato e di proprietà di Yevgeny Prigožin, un imprenditore con forti legami con il presidente russo Vladimir Putin, il PMC Wagner ha assunto con il passare del tempo un ruolo sempre più importante negli scontri in Ucraina.

Sebbene non abbia avuto un ruolo di primo piano nelle prime fasi dell'invasione, il suo coinvolgimento è aumentato a partire dall'estate dello scorso anno.

Gruppi di mercenari del PMC Wagner hanno infatti svolto un ruolo significativo già nella conquista di Severodonetsk e nella successiva battaglia di Lysychansk nella regione di Luhansk.

Tuttavia, è solo a partire dall'autunno dello scorso anno che il PMC Wagner ha svolto un ruolo centrale nell'avanzata verso la città di Bakhmut, anche grazie al reclutamento di massa di detenuti provenienti dalle carceri russe in cambio della grazia promessa loro.

Secondo testimonianze di soldati ucraini ed ex prigionieri di guerra, i detenuti reclutati a Bakhmut sono stati utilizzati come "esche".

Questi individui, scarsamente armati e poco addestrati, sono stati inviati in attacchi ad ondate umane per esporre le posizioni ucraine all'attacco di unità più esperte o all'artiglieria, con un tragico costo in termini di vite umane.

Nonostante le prime forze di PMC Wagner avessero raggiunto la periferia di Bakhmut già ad agosto dello scorso anno, la vera e propria battaglia per la città è comunque iniziata solo a novembre.

A metà dicembre, grazie alla strategia precedentemente menzionata di attacchi ad ondate umane, le forze Wagner sono alla fine riuscite a sfondare le difese ucraine ad est di Bakhmut e a occupare sezioni significative della città.

Da quel momento, ha avuto inizio un intenso combattimento urbano all'interno della città. Tuttavia, pochi giorni dopo, il 19 dicembre 2022, gli ucraini hanno lanciato un contrattacco locale e sono riusciti a respingere le forze di Wagner quanto basta per consentire al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di visitare la zona nord della città e promettere di difenderla con tutte le forze.

Per la gran parte del mese di gennaio 2023, il ritmo degli scontri a Bakhmut si è poi ridotto in maniera significativa.

Tuttavia, in maniera inattesa nella seconda metà del mese di gennaio, le brigate di Wagner sono riuscite a sfondare le difese ucraine a nord della città di Bakhmut ed a catturare la vicina cittadina di Soledar, che ospita una importante miniera di sale, dopo scontri violentissimi.

La sola battaglia per Soledar ha causato la morte di centinaia di soldati tra russi e ucraini.

Nonostante le difficoltà incontrate, le forze Wagner sono continuate ad avanzare e, qualche giorno dopo, hanno catturato anche la cittadina di Klishchiivka, a sud di Bakhmut, cercando da qui di estendere ulteriormente il loro controllo nella zona ad ovest dell'insediamento.

Il 22 febbraio, due giorni prima del primo anniversario dell'inizio della guerra in Ucraina, le forze Wagner sono così riuscite a semiaccerchiare Bakhmut da est, sud e nord. A quel punto, le truppe ucraine all'interno della città disponevano solo di due strade di rifornimento, entrambe di difficile percorribilità e sotto il tiro diretto dell'artiglieria russa.

Vista la situazione critica e le pesanti perdite subite, alcuni osservatori occidentali hanno in quel momento iniziato a sollevare l'ipotesi che Kyiv dovesse a questo punto ritirare le proprie truppe da Bakhmut per evitare che venissero accerchiate del tutto e così rischiare di perdere numerose unità di élite, come era già successo l'anno precedente a Mariupol con il reggimento Azov.

Tuttavia, il comando ucraino ha deciso in quel momento di resistere a tutti i costi e ha perciò inviato rinforzi per proteggere i fianchi e stabilizzare il fronte, anche quando tutto sembrava perduto.

Ciò ha costretto le forze russe, in particolare il PMC Wagner, a dover alla fine rinunciare al vano tentativo di concludere l’accerchiamento ed invece essere costretti ad avanzare frontalmente nella città in una brutale battaglia casa per casa.

Ad inizio marzo, a causa della superiorità nemica in termini di artiglieria, le forze ucraine sono state costrette a ritirarsi da tutte le aree in città ad est del fiume Bakhmutka, che per alcune settimane ha rappresentato il fronte tra le due forze in conflitto.

Tuttavia, alla fine di marzo, le forze di Wagner sono riuscite a superare anche il fiume e ad iniziare a combattere nel centro della città, avanzando contemporaneamente anche da nord, dove hanno conquistato la strategica fabbrica di Azom (il luogo visitato da Zelensky nel dicembre dello scorso anno).

All'inizio di aprile, le forze di Wagner hanno quindi preso il controllo del centro città. A costo di enormi perdite umane, le forze di Wagner da qui sono riuscite nelle settimane successive ad avanzare ulteriormente verso le parti occidentali di Bakhmut, fino a conquistare il controllo di circa il 90% del territorio urbano entro la fine del mese di aprile.

La conquista di Bakhmut sembrava a quel punto ormai una certezza per le forze russe, quando improvvisamente sono scoppiate delle tensioni tra Prigožin e il Ministero della Difesa russo.

In un ormai famoso video pubblicato all’inizio del mese di maggio, Prigožin appare in mezzo ai cadaveri dei mercenari uccisi a Bakhmut e insulta aspramente la leadership russa, accusandola di aver abbandonato le forze di Wagner senza munizioni e vulnerabili a un contrattacco ucraino.

La situazione è poi degenerata al punto che Prigožin ha minacciato pubblicamente il ritiro delle truppe di Wagner da Bakhmut, ma successivamente è tornato sui suoi passi affermando che il Ministero della Difesa russo aveva acconsentito a fornire le munizioni richieste.

Il fondatore di Wagner ha successivamente continuato a criticare apertamente la leadership militare russa, sostenendo che non aveva mantenuto le promesse fatte.

Ad esempio, il 9 maggio (Giornata della Vittoria in Russia), Prigožin ha riferito che, nonostante fosse stato loro vietato il ritiro, i soldati russi incaricati di proteggere i fianchi della città erano "scappati".

Ha quindi lamentato il fatto che il Ministero della Difesa russo avesse fornito solo il 10% delle munizioni promesse e ha denunciato ancora una volta una grave carenza di rifornimenti.

Ma Prigožin ha anche riferito nello stesso giorno della perdita di circa 500 uomini e di 3 km quadrati di terreno strategico nella periferia di Bakhmut a causa della ritirata della 72ª brigata russa.

La 3ª Brigata d'Assalto Separata ucraina ha successivamente confermato questi resoconti, rivelando che la Brigata Azov, supportata da armi e veicoli corazzati forniti dall'Occidente, è stata in grado di infliggere pesanti perdite alle forze russe nella periferia nord di Bakhmut, uccidendo decine di soldati, catturandone 5 e distruggendo diversi depositi di munizioni e veicoli da combattimento di fanteria.

Secondo i suoi rapporti, le 6ª e 8ª compagnie della 72ª brigata russa sono state completamente distrutte e il 3° Distaccamento d'Assalto di Wagner ha subito gravi perdite.

Le autorità ucraine hanno poi fornito ulteriori dettagli dell'attacco, affermando che le forze russe sono state costrette a ritirarsi per ulteriori 2 km.

Infine, il 12 maggio, anche l'Istituto per lo Studio della Guerra ha confermato che le forze ucraine hanno riconquistato la zona fino al bacino di Berkhivske e hanno ottenuto successo in altri contrattacchi limitati in varie parti della città.

Sebbene i recenti successi non costituiscano ancora la grande controffensiva ucraina tanto attesa, quanto avvenuto dimostra, perlomeno, che la battaglia per Bakhmut non è ancora conclusa e che potrebbero ancora verificarsi sorprese.

L'esercito russo, sempre più demoralizzato e con gravi carenze di munizioni, si trova in una situazione sempre più preoccupante, lasciando Mosca con poche prospettive positive per il futuro.

Inoltre, le battaglie che si sono svolte hanno causato un costo umano devastante per Mosca. Secondo una stima statunitense trapelata a metà febbraio 2023, il numero complessivo di perdite tra i ranghi del PMC Wagner dall'inizio dell'invasione era di circa 30.000, con circa 9.000 morti.

Si stima che la metà di queste morti sia avvenuta a partire dalla metà di dicembre 2022, e il 90% dei combattenti di Wagner morti in questa fase si concentrano proprio nella battaglia di Bakhmut.

Anche il Ministero della Difesa britannico ha stimato da parte sua che i detenuti reclutati da Wagner hanno subito un tasso di perdite fino al 50% negli attacchi ad ondate umane che hanno consentito l'avanzata di Wagner nella città a carissimo costo.

Panico tra i russi per la controffensiva in arrivo

L'incapacità da parte delle forze russe di ottenere successi significativi sul campo e l'acquisizione di un numero sempre maggiore di armi avanzate provenienti dall'Occidente da parte dell'Ucraina hanno iniziato a scatenare il panico tra i principali esponenti russi dello spazio informatico favorevole alla guerra.

Sebbene il presidente ucraino Zelensky abbia dichiarato che la grande offensiva richiederà ancora del tempo, le recenti sconfitte delle truppe russe vicino a Bakhmut hanno già aperto scenari apocalittici nei canali Telegram filorussi.

Si sono diffuse voci, ad esempio, sulla presenza di carri armati occidentali al confine con la Russia e su una potenziale offensiva ucraina nella regione russa di Belgorod. Inoltre, si è parlato del rischio imminente di accerchiamento delle truppe di Wagner a Bakhmut, cercando in ogni modo di drammatizzare la situazione.

Nonostante le smentite del Ministero della Difesa russo abbiano temporaneamente ristabilito la calma, l'atmosfera tra gli analisti russi rimane generalmente pessimista, con una percezione continua del deterioramento della situazione giorno dopo giorno.

Va detto, comunque, che la situazione non è rosea neppure per gli ucraini.

La tenace difesa di Bakhmut ha causato la morte e il ferimento di soldati ucraini altamente addestrati ed esperti che sarà difficile sostituire al fronte.

Inoltre, documenti riservati trapelati dal Pentagono hanno evidenziato le preoccupazioni dell'Occidente riguardo alle capacità offensive dell'esercito ucraino e al rischio concreto della mancanza di abbastanza sistemi di difesa antiaerea prima dell’estate.

Tuttavia, il panico che si è scatenato tra i blogger militari russi è di per sé un chiaro indicatore dello stato d'animo nel Paese di Putin.

Questo panico si è manifestato in maniera ancora più evidente dopo il misterioso e clamoroso attacco con i droni al Cremlino e una serie di attacchi che hanno colpito importanti personalità sostenitrici della guerra sul suolo russo, come il blogger Vladlen Tatarsky e lo scrittore Zakhar Prilepin.

La situazione per Mosca è ulteriormente peggiorata dopo che gli ucraini hanno dimostrato di poter colpire obiettivi logistici nella città di Luhansk usando missili a lungo raggio Storm Shadow forniti dal Regno Unito.

Sabato 13 maggio, sono poi stati abbattuti in maniera poco chiara almeno due elicotteri Mi-8, un caccia da combattimento Su-34 e un caccia Su-35 nei cieli della regione russa di Bryansk.

Secondo Kommersant, facevano tutti parte dello stesso gruppo aereo. I due caccia, in particolare, avrebbero dovuto lanciare un attacco missilistico contro obiettivi nella regione di Chernihiv in Ucraina, e gli elicotteri avrebbero dovuto fornire protezione, "recuperando gli equipaggi dei caccia nel caso fossero stati abbattuti dal fuoco nemico".

Tutti gli eventi occorsi negli ultimi giorni hanno un punto in comune. Mostrano in maniera sempre più chiara che i russi hanno già perso un'arma essenziale per vincere la guerra: il senso di sicurezza che finora li aveva contraddistinti, perlomeno lontano dal fronte.

La sensazione di instabilità sempre più diffusa e gli attacchi subiti all’interno del proprio Paese stanno minando sempre di più la fiducia nei confronti della leadership russa e la percezione di sicurezza dei cittadini russi.

Sono perciò sempre più evidenti gli episodi che rivelano come la guerra in Ucraina, che inizialmente era prevista come una vittoria rapida per la Russia e il risorgimento dell'Impero russo, si stia invece trasformando in un disastro senza fine.

Questa spirale di eventi rischia anzi di ottenere alla fine l'effetto opposto: il collasso della Federazione Russa così come la conosciamo.

Lo scontro aperto tra Prigožin e il Ministero della Difesa russo potrebbe dunque essere solo il primo di una serie di episodi che potrebbero aprire scenari precedentemente inimmaginabili, soprattutto se l'offensiva ucraina pianificata dovesse avere successo nonostante tutte le precauzioni adottate dai russi.

Una cosa è già certa: la guerra in Ucraina si avvicina a un punto di svolta critico e la prossima offensiva ucraina sarà determinante per le prospettive future. E sarà anche quello il momento in cui potremo capire se si apriranno anche possibilità concrete di pace, che al momento sembrano più elusive che mai.

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Daniele Angrisani, 43 anni. Appassionato da sempre di politica internazionale, soprattutto Stati Uniti e Russia. 
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