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3 Novembre 2021
11:14

Israele perde il supporto degli USA e l’Italia si schiera con le Ong palestinesi

La viceministro degli Esteri, Marina Sereni, si è schierata contro la decisione del governo israeliano di inserire sei organizzazioni umanitarie palestinesi nella lista dei gruppi terroristici. Anche l’America e le Nazioni Unite hanno manifestato il loro supporto alle Ong in Palestina. Intanto Israele ha annunciato di voler costruire altre 3.144 case nelle colonie in Cisgiordania (West Bank). Questa volta, però, senza il supporto degli Stati Uniti.
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Le azioni di Israele contro i palestinesi non sembrano avere più il supporto del suo principale alleato, gli Stati Uniti, e l'Italia si schiera a favore delle sei Ong umanitarie – riconosciute dall'Unione Europea e da tutta la comunità internazionale – inserite nella lista dei gruppi terroristici. "Non posso che esprimere preoccupazione. Molte di queste organizzazioni intrattengono fruttuosi rapporti di collaborazione con numerosi Paesi donatori, inclusa l'Italia”, ha affermato la viceministro degli Esteri, Marina Sereni. Anche l'Onu ha preso le distanze davanti alla decisione di Israele. Per l'ex presidente del Cile, Michelle Bachelet, in qualità di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, la scelta del governo israeliano potrebbe creare un precedente pericoloso. Queste organizzazioni definite "terroriste" da Israele, per anni hanno difeso i diritti delle donne, hanno tutelato legalmente i prigionieri palestinesi, hanno difeso i contadini espropriati delle loro terre e hanno offerto il loro sostegno ai bambini in detenzione amministrativa.

Ora, però, il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz le ha definite organizzazioni terroristiche e tutti potrebbero essere accusati di terrorismo. Nonostante gli Stati Uniti, la Giordania e dodici Paesi dell'Unione Europea tra cui l'Italia abbiano manifestato il loro dissenso contro questa decisione, Il nuovo Primo Ministro israeliano, Naftali Bennett, ha espresso la sua volontà di intensificare la colonizzazione nei territori palestinesi occupati militarmente da più di 50 anni. Israele infatti ha annunciato di voler costruire 3.144 case nelle colonie in Cisgiordania (West Bank). Al momento ne sono state approvate 1.344 mentre altre 1.800 saranno approvate nei prossimi giorni. Yossi Dagan, leader degli insediamenti nella Cisgiordania settentrionale, ha dichiarato che le nuove case "sono troppo poche e in ritardo". Secondo i media il segretario di Stato Usa Antony Blinken avrebbe definito "inaccettabile" questa decisione mentre i democratici americani hanno condannato la criminalizzazione delle sei Ong palestinesi accusando i governanti israeliani di sabotare il dialogo e qualsiasi negoziato di pace. Anche la sinistra israeliana, da cui dipende la Commissione edilizia nazionale, ha attaccato il governo. Mossi Raz, deputato del partito politico Meretz, ha invitato Gantz a fermare "sia le costruzioni sia questa serie di decisioni populiste che danneggiano il governo e lo Stato di Israele".

"Quando l'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere"

A Fanpage.it Gideon Levy, il giornalista israeliano del quotidiano Haaretz, riferendosi alle sei associazioni palestinesi ha detto: "Sono organizzazioni a favore dei diritti umani e Israele le ha dichiarate ‘terroriste' senza spiegare il perché. Sono tutte legate al fronte popolare. I palestinesi non hanno solo il diritto di resistere davanti all’occupazione militare, ma anche il dovere di farlo. Nemmeno Hamas, secondo me è un’organizzazione terroristica. È un’organizzazione fondamentalista ma non terroristica. Tutti i palestinesi non sono terroristi – spiega il giornalista di Haaretz e continua – Stanno combattendo per una causa giusta".

Per lo scrittore palestinese Ayser Al-Saifi, "Israele ha bisogno di una motivazione legale per giustificare le sue azioni di fronte al mondo – ha detto a Fanpage.it e continua – Basta essere palestinesi per arrestarci". Lo scrittore spiega anche perché è necessario non arrendersi: "Gli attivisti palestinesi conoscono i rischi ma sanno che devono continuare a combattere. L'occupazione israeliana non solo usa la violenza contro il popolo palestinese, cerca anche di paralizzare la comunità rendendo le persone inoffensive. Di fronte al silenzio del mondo e l'assenza di un diritto internazionale, la resistenza diventa un dovere. Israele ha sempre usato la religione per chiamarci tutti terroristi islamici, ma questa volta ci sono sei organizzazioni umanitarie che non hanno nulla a che fare con le politiche di Hamas. La decisione di inserirle nell'elenco dei gruppi terroristici spero susciti reazioni in Europa e negli Stati Uniti. Spero che il mondo si svegli di fronte a quello che sta facendo Israele. Ma in ogni caso, questo popolo deve continuare a resistere fino al giorno in cui otterrà la sua libertà".

"La Palestina come il Sudafrica"

La comunità internazionale ha sempre definito l'occupazione "illegittima" e il piano di annettere tutte le colonie a Israele cancellerebbe definitivamente l'ipotesi "due Stati per due popoli". La resistenza disarmata laica portata avanti dalla maggioranza dei palestinesi in Cisgiordania si contrappone a quella armata religiosa a Gaza. L'organizzazione fondamentalista di Hamas a Gaza, però, non combatte ad armi pari contro Israele e ogni attacco si trasforma in un massacro a senso unico.

Per il giornalista israeliano "anche senza Hamas, Israele attaccherebbe i palestinesi. Il problema è l’occupazione, non Hamas – dice Gideon Levy e aggiunge – Non penso che Hamas otterrà la libertà per la Palestina. La comunità internazionale è l'unica che può farlo e deve combattere per ottenerla. È la stessa cosa che è accaduta in Sudafrica. Come potremmo chiamarla questa se non apartheid?".

Il giornalista di Haaretz, riferendosi alle Ong umanitarie inserite nella lista dei gruppi terroristici, dice anche: "Queste organizzazioni sono finanziate dall’Unione Europea. Io spero che continueranno a finanziarle". La causa palestinese ha ottenuto un grande supporto internazionale nel corso degli anni, ma per gli attivisti provenienti da tutte le parti del mondo è sempre stato difficile raggiungere i territori occupati della Palestina. "È possibile entrare ma devono mentire per farlo. Non devono dire che sono attivisti e dove vogliono andare", conferma Levy. A Fanpage.it Rawan Odeh, giornalista palestinese di ‎تلفزيون فلسطين Palestine TV‎, dice: "Se sei un attivista internazionale e vuoi entrare in Palestina, ti bloccano – e continua – Definendo tutti ‘terroristi' cambiano l'immagine della Palestina e dei palestinesi. Questa è una decisione politica per attaccare tutta la rivoluzione. In questo modo la storia contro l’occupazione viene cancellata. Definendo tutti ‘terroristi' Israele appare come uno Stato democratico che vuole difendersi, ma non è così".

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