Israele approva la pena di morte per i palestinesi, Amnesty: “Una delle leggi più estreme al mondo”

Il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato in via definitiva il disegno di legge proposto dal Ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, per la reintroduzione della pena di morte per i prigionieri palestinesi. La legge è passata con pochi voti di scarto, riposizionando Israele tra i pochi Stati al mondo che usano la pena di morte all'interno del proprio sistema di giustizia. Ben Gvir ha brindato in parlamento, mostrando i simboli che alludono a un cappio per l'impiccagione. Già perché l'esecuzione, secondo la nuova legge, avverrà per impiccagione.
La legge arriva dopo una vera e propria campagna di terrore costruita da Ben Gvir e sostenuta dal governo guidato da Netanyahu, all'interno delle carceri israeliane per i prigionieri palestinesi. Israele è un paese in cui sono state accertate e documentate le torture ai prigionieri, è un paese in cui oltre la metà dei palestinesi in carcere è detenuta senza accusa e senza processo, e oggi reintroduce la pena di morte. Uno scenario da paese canaglia, in palese, costante e rivendicata violazione dei diritti umani. Un sistema di potere che ricorda le dittature cilene ed argentine degli anni '70, lontana anni luce da un contesto democratico e dalla definizione di paese libero.
Noury: "Passo retrogrado mentre il mondo va verso l'abolizione della pena di morte"
La legge sulla pena di morte è stata approvata con soli 62 voti a favore e 48 contrari, quindi non con una larga maggioranza, che denota come su un argomento così cruciale per un paese che si dice democratico, c'è stata in ogni caso una opposizione Di fatto però sarà possibile uccidere per impiccagione solo i palestinesi che, come recita la legge, "condannate per omicidio intenzionale con l'obiettivo di negare l'esistenza dello Stato di Israele".
Molto scarse le possibilità di poter fare ricorso alle condanne e soprattutto una esecuzione della pena che viene definita in 90 giorni. Come si può definire un paese che decide di impiccare le persone ? Se invece che di Israele stessimo parlando di una delle dittature fondamentaliste islamiche, la logica ci porterebbe a definirlo uno Stato antidemocratico. "È un passo retrogrado in un momento in cui il resto del mondo va verso l'abolizione della pena di morte" spiega a Fanpage.it Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International.
"È una norma discriminatoria, perché riguarda solo i palestinesi, anche se non c'è scritto nel testo. È arbitraria nell'applicazione perché prevede una sorta di doppio sistema giudiziario tra Israele e la Cisgiordania occupata. Per le sue modalità è una legge ideologica perché appunto prevede l'omicidio intenzionale per chi ha l'obiettivo di negare l'esistenza dello Stato di Israele. Questa è una delle leggi più estreme sulla pena di morte nel mondo" sottolinea il portavoce di Amnesty. La torsione antidemocratica predicata da tempo dall'estrema destra israeliana, vista prima con il genocidio a Gaza, poi con la lenta e costante annessione della Cisgiordania palestinese, con una serie di norme che favoriscono la pulizia etnica, si sta piano piano compiendo.
Il governo di Benjamin Netanyahu si inserisce con l'approvazione di questa legge, tra i regimi più autoritari al mondo. "È il completamento del sistema di apartheid del territorio palestinese occupato – spiega Noury – un sistema che già vede la tortura nelle carceri, l'esistenza di detenuti che sono nelle prigioni israeliane senza accuse e processo". Ma come si può fermare questa vortice ? "L'arma della mobilitazione, anche all'interno di Israele, delle organizzazioni per i diritti umani è sicuramente la più efficace – ci dice Noury – questa legge ha avuto 48 voti contrari e 62 a favore, non è secondario. Dovremmo poi sperare nell'Europa, ma è un'Europa che tace sul genocidio a Gaza, sull'annessione della Cisgiordania, cose che ci dicono che non siamo certo pronti per fermare questa deriva".

Il sistema delle prigioni, B'Tselem: "Torture e omicidi dal 2023 a oggi"
Attualmente ci sono in Israele circa 9.600 prigionieri palestinesi, di questi circa 5.000, quindi oltre la metà, sono in carcere senza accusa, senza processo e senza alcun iter giudiziario. Si tratta dei cosiddetti "prigionieri amministrativi" che vengono rinchiusi in carcere a discrezione delle autorità israeliane. Dal 2023 a oggi sono centinaia gli episodi di tortura documentati dalle organizzazioni che si battono per i diritti umani. La relatrice speciale dell'Onu per i diritti umani in Palestina, Francesca Albanese, ha tenuto proprio questo tema al centro del suo ultimo rapporto, come raccontato a Fanpage.it. Le testimonianze delle torture sono davvero agghiaccianti: violenze fisiche, stupri, violenze psicologiche, ferimenti gravi, fino alla morte. Alcune di queste sono state raccolte anche da Fanpage.it, come la testimonianza dell'attivista non violento palestinese, Munther Amira, stuprato in carcere dai soldati israeliani.
L'organizzazione israeliana B'Tselem ha redatto il rapporto "Living Hell" sul sistema di tortura nelle carceri israeliane, raccogliendo centinaia di testimonianze di palestinesi torturati nelle carceri e riuscendo a disegnare una vera e propria mappa dei centri di detenzione dove avvengono le torture. Sono 86 i palestinesi deceduti nelle carceri israeliane dal 7 ottobre 2023 fino al gennaio 2026, secondo il rapporto di B'Tselem. Ancora più grave è il dato, riferito da Francesca Albanese, di 4.000 persone scomparse. Si tratta di cittadini e cittadine palestinesi di cui si sa con certezza che sono entrate in carcere, ma di cui non si è saputo più nulla. Desaparecidos, come nella dittatura dei militari in Argentina.
Yuli Novak, direttrice esecutiva di B'Tselem, spiega a Fanpage.it: "Il sistema carcerario israeliano per i palestinesi è una componente centrale del regime israeliano di apartheid e oppressione. Israele gestisce una rete di campi di tortura per palestinesi, dove circa 10.000 palestinesi sono tenuti costantemente in condizioni disumane, esposti ad abusi sistematici. Questa politica di tortura da parte di Israele ha già portato alla morte di più di 80 prigionieri palestinesi dall’ottobre 2023. La nuova legge sulla pena di morte è uno strumento formale che consentirà a Israele di uccidere più palestinesi e di approfondire la disumanizzazione dei palestinesi agli occhi dell’opinione pubblica israeliana”.
La crudeltà che diventa uno show: la "riforma" di Ben Gvir
L'approvazione della legge sulla tortura è una vittoria, non certo la prima e probabilmente non l'ultima, di Itamar Ben Gvir, ministro della sicurezza, leader di Otzma Yeudith, il partito Potere Ebraico, e insieme a Bezalel Smotrich, ministro delle finanze e capo del partito Sionismo Religioso, sono i principali azionisti del governo di Netanyahu. Prima di arrivare all'approvazione della pena di morte solo per i palestinesi, tramite impiccagione, Ben Gvir ha trasformato le carceri israeliane in veri e proprio lager per palestinesi. Ha cancellato l'assistenza medica, le visite, ha tolto addirittura i materassi, rendendo i luoghi di detenzione un vero e proprio inferno. Ed è da qui che prende il nome anche il rapporto di B'Tselem, "Living Hell".
Per portare avanti la sua riforma del sistema carcerario, Ben Gvir ha fatto ampio uso dei social media. Si è fatto riprendere mentre dileggia e costringe i detenuti palestinesi a stare in ginocchio e faccia a terra. Si è ripreso nel centro di detenzione dove vennero portati gli attivisti della Global Sumud Flottilla, che denunciarono violenze da parte dei carcerieri. E ancora, ha organizzato dei tour con influencer e personaggi della Tv israeliani accompagnandoli nelle carceri per mostrare con grandi sorrisi e battute agghiaccianti, le condizioni in cui vengono tenuti i prigionieri palestinesi. Stiamo parlando, ebbene ricordarlo, di evidenti e palesi violazioni dei diritti umani che vengono non solo mostrate in maniera fiera, ma rivendicate apertamente e in prima persona da uno dei leader più influenti. Uno "show" continuo, ad uso e consumo della propria base elettorale, quei coloni che occupano illegalmente i territori palestinesi in Cisgiordania.
Lo stesso Ben Gvir vive in una colonia, quella di Kyriat Arba, ed è da quelle colonie che partono i raid terroristici compiuti da gruppi organizzati contro la popolazione civile palestinese che vengono quotidianamente documentati dalle organizzazioni palestinesi ed internazionali. Se un leader di governo festeggia per aver reintrodotto la pena di morte e per aver trasformato le carceri in centri di tortura, la sua base elettorale nelle colonie non può che sentirsi autorizzata a compiere ogni tipo di azione violenta. "La legge sulla pena di morte sarà un altro strumento nelle mani di Israele per uccidere i palestinesi – sottolinea Yuli Novak di B'Tselem – Israele sta raggiungendo il livello più basso nella disumanizzazione dei palestinesi, sancendo il loro trattamento crudele nella legge statale. Uccide già i palestinesi sistematicamente e non deve affrontare alcuna responsabilità. Sotto la guida dei principali ministri, il sistema israeliano sta diventando giorno dopo giorno un sistema che normalizza l'uccisione e il ferimento di esseri umani". Come spiega l'attivista israeliana siamo davanti a un sistema di potere fondato sulla barbarie. Il mondo assiste, spesso silente, a un orrore che ormai facciamo fatica a spiegare con le parole.