Incriminazione di Leggeri, ex capo Frontex: i respingimenti sotto accusa coinvolgono l’Italia

Fabrice Leggeri, ex capo di Frontex, l'agenzia europea di controllo delle frontiere, è stato indagato per crimini contro l'umanità dalla Procura di Parigi a seguito di una denuncia presentata da due associazioni francesi, la Ligue des droits de l'hommes (LHD) e Utopia 56. Leggeri oggi è un deputato di Rassemblement National, il partito di estrema destra guidato da Marie Le Pen e Jordan Bardella. I fatti riguarderebbero i respingimenti illegali di migranti e la conseguente violazione di diritti umani avvenuta sulla frontiere tra Grecia e Turchia e nelle acque del Mediterraneo centrale. L'ex capo di Frontex si era dimesso nel 2022 proprio nel giorno in cui una indagine dell'OLAF, l'autorità europea anti frode, avrebbe dovuto decidere le sanzioni a suo carico. La vicenda giudiziaria che coinvolge Leggeri potrebbe portare alla luce casi e dinamiche che potrebbero coinvolgere anche l'Italia.
La base delle accuse: i dossier delle Ong
LHD e Utopia 56 hanno presentato l'esposto alla giustizia francese sulla base di due rapporti redatti da Human Rights Watch ed Amnesty International. Si tratta di documenti che analizzano fatti che si collocano tra il 2020 ed il 2021. Human Rights Watch si è concentrata sui respingimenti tra Grecia e Turchia, basandosi dapprima su un'inchiesta di un pool di giornalisti indipendenti pubblicata su Der Spiegel, evidenziando poi nel proprio rapporto le responsabilità degli agenti di Frontex sulla violazione dei diritti umani. Respingimenti violenti oltre la frontiera, pestaggi, impedimento di procedere alla richiesta d'asilo, sono tra le condotte illegali evidenziata dal rapporto della Ong. Il lavoro di Amnesty International riguarda invece i respingimenti operati nel Mediterraneo centrale, con particolare riferimento alle acque libiche ed alle acque territoriali di Malta, che geograficamente si collocano appena prima di quelle italiane. Nel rapporto di Amnesty si parla di pratiche illegali, come la deviazione delle imbarcazioni in difficoltà verso l'Italia, invece di prestare soccorso, la detenzione a bordo di traghetti di persone migranti senza nessuna accusa, ma soprattutto di respingimenti delle barche in difficoltà verso la Libia. Già in quegli anni, tra il 2020 ed il 2022, le bande della mafia libica dettavano legge tra Tripoli e Bengasi, costruendo il sistema dei lager di tortura per migranti, a scopo di estorsione, che comprendevano anche la detenzione e la riduzione in schiavitù di persone che provavano a raggiungere le coste libiche dal deserto. In questi anni la situazione non è affatto cambiata, anzi. Il recente rapporto del panels of experts delle Nazioni Unite sulla Libia, che Fanpage.it ha potuto consultare, parla di un paese governato dai signori della guerra che godono di una impunità diffusa per i loro crimini. Traffico di esseri umani, contrabbando di petrolio, traffico di armi, restano l'architrave di un sistema di potere che è fondato sulla violazione dei diritti umani. Ed è proprio il legame tra le azioni di Frontex sui respingimenti illegali e le denunce, passate e presenti, dello stato di violazione continua dei diritti umani in Libia, che la vicenda di Leggeri rischia di allargarsi e di non coinvolgere solo l'ex capo dell'agenzia europea per il controllo delle frontiere.
"Gli agenti di Fontex avevano una chat con la Guardia Costiera libica"
Fanpage.it ha fatto alcune domande a Nathalie Tehio, presidente della Ligue des droits de l'Hommes, una delle due associazioni che ha presentato l'esposto alla giustizia francese contro Leggeri. "I fattori che hanno portato all'incriminazione di Leggeri riguardano le indagini dell'OLAF, i rapporti di Human Rights Watch e Amnesty International" spiega a Fanpage.it l'attivista francese. "I casi di respingimenti in mare presi in esame riguardano quelli avvenuti nelle acque internazionali accanto alla Libia, e nelle acque territoriali maltesi, sebbene in quel caso si sarebbe dovuto applicare il principio di non respingimento". L‘accusa è che Frontex abbia consegnato i migranti direttamente alla Guardia costiera libica, ovvero una struttura che anche secondo l'ultimo rapporto Onu, è nelle mani delle bande armate libiche che gestirebbero il traffico di esseri umani, il contrabbando di petrolio ed il traffico di armi in piena violazione all'embargo internazionale che vieta la vendita di armamenti a entità libiche. Ma c'è una circostanza rivelata a Fanpage.it da Nathalie Tehio che allargherebbe le azioni di Frontex molto oltre i casi presi in esame dalla giustizia francese. "Secondo le indagini gli uomini di Frontex avevano una chat Whatsapp con la Guardia costiera libica" dice la presidente di LHD a Fanpage.it. Questa circostanza dimostrerebbe il contatto continuativo tra Frontex e i libici rispetto a tutti i casi di imbarcazioni con a bordo migranti nel Mediterraneo centrale. In pratica Frontex e Guardia Costiera libica hanno un contatto diretto, e se verrà accertato che i respingimenti di cui è accusata l'agenzia europea sono stati decisi proprio in quella chat, i casi potrebbero moltiplicarsi. Secondo Nathalie Tehio non ci sono elementi che collegherebbero i casi di respingimenti direttamente all'Italia, ma secondo Le Monde, le imbarcazioni respinte da Frontex verso la Libia, che hanno portato alla cattura da parte della Guardia Costiera di Tripoli dei naufraghi, riguarderebbe "imbarcazioni che provavano a raggiungere l'Italia". Se l'indiscrezione di Le Monde dovrebbe rivelarsi esatta, allora la domanda che si pone è se le autorità italiane era state avvisate delle azioni di respingimento attuate da Frontex, e se, ancora più grave, ci sia stata collaborazione tra le autorità italiane e gli agenti di Frontex nei respingimenti delle persone nelle mani dei libici. I fatti oggetto delle accuse mosse a Leggeri sono del 2020 e 2021, quindi ai tempi del governo Conte II. Ma i casi di azioni "predatorie" e violente da parte della Guardia costiera libica sono ampiamente documentati anche in tempi più recenti.

Le bande libiche ed il traffici illeciti via mare
Il rapporto del panels of experts della Nazioni Unite sulle Libia descrive minuziosamente gli innumerevoli traffici in cui le imbarcazioni della Cosiddetta guardia costiera libica sono implicati. Ebbene qui ricordare che sono decine le imbarcazioni donate dal governo italiano negli ultimi 15 anni per andare a creare la flotta della Guardia costiera libica. Ex motovedette della Capitaneria di porto o della Guardia di Finanza, ma anche imbarcazioni nuove di zecca come quelle uscite dai cantieri veneti di Adria. Un fiume di donazioni di mezzi ma anche di denaro grazie al Memorandum Italia – Libia, che ricordiamo è coperto da segreto di Stato ed ai nuovi finanziamenti verso la Libia decisi dalla Commissione Europea. In buona sostanza quei soldi vanno a rafforzare un sistema di potere criminale che viola i diritti umani, gestisce traffici illegali e tortura le persone. Proprio la Guardia costiera libica, che aveva come riportato dalle fonti francesi ha una chat Whatsapp con gli agenti di Frontex, è stata protagonista di diverse azioni violente contro le imbarcazioni della flotta civile impegnate nel monitoraggio e soccorso nel Mediterraneo centrale. Nell'ordine, nell'aprile del 2024 delle motovedette della Guardia costiera libica sparano addosso ai gommoni di salvataggio della nave Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans, mentre gli attivisti italiani stanno operando un soccorso di decine di naufraghi finiti in acqua. Il gommone dell'associazione italiana riesce a sottrarsi al fuoco delle mitragliatrici libiche, e continua a soccorrere i naufraghi tra cui alcuni migranti che si tuffano in mare dalla motovedetta libica mentre veniva frustati. Il tutto viene ripreso dalle telecamere dei soccorritori. Nell'agosto del 2025 la nave Ocean Viking di SOS Mediterranée viene sottoposta a 20 minuti di raffiche di mitra da parte della Guardia costiera libica che danneggia gli oblò della nave. Pochi giorni prima la nave Mediterranea, di Mediterranea Saving Humans era stata circondata per diverse ore da imbarcazioni della Guardia costiera libica, armate con mitragliatrici. Pochi giorni dopo una di queste imbarcazioni abbandonò gettandoli a mare a prua della nave Mediterranea una decina di migranti, lasciandoli tra le onde. Proprio l'associazione italiana a settembre del 2025 presentò alla Procura di Trapani una denuncia dettagliata sull'operato dei libici. In particolare le prove raccolte dall'associazione italiana con foto e video dimostrarono che quelle imbarcazioni appartenevano all'80esimo battaglione della 111esima Brigata guidata da Abdel Salam Al-Zoubi. Il nome di Al Zoubi, sottosegretario alla Difesa del governo di Tripoli, compare per 9 volte nell'ultimo documento delle Nazioni Unite sulla Libia. Viene descritto come uno degli elementi di spicco dei traffici illeciti in Libia, i 156 veicoli della Guardia Costiera libica vengono definiti dagli experts delle Nazioni Unite sotto il suo controllo. Al Zoubi è considerato al vertice del traffico di petrolio illegale, del sistema del racket delle estorsioni e di qualsiasi traffico avvenga via mare. C'erano anche gli uomini di Al Zoubi nella chat con Frontex? Quali sono i rapporti tra la 111esima Brigata e Frontex nel Mediterraneo centrale? L'Italia in che modo intende impedire il rafforzamento di un criminale della caratura di Al Zoubi? Le imbarcazioni della Guardia costiera libica, interagiscono in qualche modo in maniera diretta con il governo italiano? Tutte domande a cui l'inchiesta francese potrebbe dare parziali risposte. Di certo alla Procura di Trapani c'è un esposto dettagliato su queste dinamiche. La giustizia italiana potrebbe seguire l'esempio di quella francese. Semplicemente, svolgere indagini.