Il Maccabi Healthcare Services – uno dei più importanti enti sanitari israeliani – ha reso noto che su oltre mezzo milione di persone vaccinate con prima e seconda dose del siero Pfizer  solo 544 – lo 0,1% – ha successivamente contratto il Covid-19, mentre appena quattro hanno sviluppato formi gravi della malattia e nessuna è morta: ciò significa che il tasso di efficacia del vaccino è del 93 per cento, un dato che si avvicina molto a quello comunicato dall'azienda farmaceutica dopo aver condotto gli studi clinici, ovvero il 95 per cento. "Questi numeri  dimostrano inequivocabilmente che il vaccino è molto efficace e non abbiamo dubbi che abbia salvato la vita a molti israeliani", ha dichiarato la dottoressa Miri Mizrahi Reuveni, funzionaria senior del Maccabi, sottolineando che tra coloro che si sono vaccinati e successivamente sono stati infettati dal coronavirus la stragrande maggioranza ha riferito solo lievi sintomi. Più nel dettaglio su 523mila persone che hanno ricevuto sia la prima che la seconda dose, 544 sono state infettate, 15 hanno avuto bisogno di ricovero. Di queste otto sono in condizioni buone, tre in condizioni moderate e quattro in condizioni gravi.

Israele è il paese che ha vaccinato finora il più alto numero di persone contro il Covid-19: ben 71 su cento hanno ricevuto almeno una dose del siero, percentuale che aumenta al 90 per cento tra gli ultrasessantenni. Ebbene, secondo gli ultimi studi condotti dal Ministero della Salute in quella fascia d’età le infezioni sono diminuite del 41% e i ricoveri fra metà gennaio e i primi di febbraio sono scesi del 31%. Ciò dimostra che il vaccino funziona, anche se molto probabilmente a giocare un ruolo determinante è stata anche la decisione da parte del governo di imporre un lockdown dal 7 gennaio, provvedimento che certamente ha contribuito a far diminuire le infezioni.