Il racconto degli attivisti italiani aggrediti da coloni israeliani: “Picchiati con violenza e accanimento”

È area A, un'area nominalmente sotto pieno controllo civile e militare palestinese, quella del villaggio di Ein Al-Duyuk – nella Valle del Giordano – dove quattro volontari internazionali sono stati brutalmente aggrediti e derubati all'alba di oggi. Tre di loro sono italiani, uno canadese.
L'attacco, condotto da un gruppo di circa dieci coloni israeliani manifesta ancora una volta la violenza fuori controllo esercitata dai coloni ormai in ogni parte della Cisgiordania occupata.
Poche ore dopo l’attacco ai connazionali, infatti, i coloni sono di nuovo nel villaggio, a minacciare le famiglie palestinesi.
Gli attivisti, che hanno denunciato l'episodio come un "attacco mirato alla solidarietà internazionale", sono stati trasportati in ospedale a Gerico per urgenti cure mediche non appena il centro ha aperto, e adesso si trovano nelle loro case a Ramallah.
“I coloni sono arrivati alla porta di casa verso le 4:30 del mattino, mentre dormivamo in casa di una famiglia palestinese locale. Hanno subito iniziato a picchiarci”, hanno riferito gli attivisti a Fanpage.it.
“Il bersaglio principale è stato l'unico uomo del gruppo, picchiato con estrema violenza e accanimento, con gravi colpi sferrati anche nella zona genitale. Noi donne siamo state colpite alla testa, alle costole e in faccia, riportando tumefazioni evidenti”, hanno raccontato, “prima di andare via hanno rubato tutti i passaporti, oltre ai nostri telefoni, le carte di credito e ogni effetto personale”.
Mentre si allontanavano i coloni avrebbero intimato agli attivisti: "Non tornate più", rafforzando l'ipotesi di un attacco volto all'intimidazione della solidarietà internazionale. Come quello avvenuto contro un altro cittadino italiano a Masafer Yatta, nel luglio 2024.
“Poco dopo è accorsa una famiglia palestinese per controllare cosa stesse succedendo. Hanno illuminato i coloni con le torce e loro hanno caricato i fucili e subito dopo sono stati aggrediti con il lancio di pietre”, hanno spiegato gli attivisti, "appena i coloni sono andati via sono venuti in nostro soccorso".
L'attacco a Ein Al-Duyuk non è un incidente isolato, ma si inserisce in una politica ben precisa che Israele porta avanti per mezzo di incursioni militari e attacchi dei coloni, volta a spossessare la popolazione palestinese della propria terra.
"Nella stessa comunità, in questo stesso mese, sono stati reiterati diversi attacchi: pecore rubate e pannelli solari distrutti, invasioni nelle case," hanno raccontato gli attivisti. Dietro a questa escalation c'è un chiaro intento: "I coloni e la polizia che li protegge vogliono mandare via i palestinesi dalla loro terra. L'obiettivo è svuotare tutte le zone che non sono centro città dalla presenza palestinese, comprese le aree A".
Nonostante il trauma subito, i volontari internazionali hanno espresso una ferma determinazione a voler rimanere in Palestina. “Non ci facciamo intimidire dalla violenza dei coloni – hanno sottolineato – questa violenza non è un'eccezione, ma è la vita quotidiana per i palestinesi. Questa notizia deve avere una risonanza affinché i palestinesi possano essere protetti nella loro terra. Chiediamo che il governo italiano e quelli occidentali interrompano la complicità con lo stato coloniale di Israele. Vogliamo che non ci sia solo l'interesse nei confronti di qualcosa che avviene qui quando ci sono italiani attaccati, ma che la protezione dei palestinesi sia l'obiettivo prioritario."
L'episodio di Ein Al-Duyuk riaccende i riflettori sulla crescente violenza dei coloni in Cisgiordania e sulla necessità di una protezione internazionale urgente per le comunità palestinesi che lottano quotidianamente per la sopravvivenza sulla propria terra.