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Il futuro dell’oro blu

Cade il 22 marzo la Giornata Mondiale per l’acqua, occasione per fare bilanci sul presente e riflettere sul futuro delle risorse idriche del pianeta. Con un occhio di riguardo a quelle tante aree in cui l’accesso all’oro blu è ancora impossibile.
A cura di Nadia Vitali
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Cade il 22 marzo la Giornata Mondiale per l acqua, occasione per fare bilanci sul presente e riflettere sul futuro delle risorse idriche del pianeta. Con un occhio di riguardo a quelle tante aree in cui l accesso all'oro blu è ancora impossibile.

Sensibilizzare ad un corretto uso delle risorse idriche era l'imperativo assoluto imposto dalle Nazioni Unite quando scelsero il 22 marzo come Giornata Mondiale dell'acqua: occasione per ogni nazione per fare il punto sulla situazione interna e per guardare a quanto accade negli altri Paesi. A distanza di vent'anni dall'istituzione di questa ricorrenza, i miglioramenti riscontrati nella situazione globale non possono dirsi particolarmente soddisfacenti: nella fattispecie, il mondo è ancora diviso nettamente in due parti, separate proprio dal discrimine dell'oro blu. Da un lato ci sono sprechi che ostinatamente sono ancora autorizzati e tollerati nei paesi occidentali, dall'altro l'amara realtà delle difficoltà o dell'impossibilità ad accedere all'acqua potabile che riguarda ancora oltre 700 milioni di persone, con gli esisti di una siccità tutt'ora in corso nel Corno d'Africa, definita la peggiore crisi alimentare del mondo.

Un divario da colmare – L'ultimo rapporto realizzato da UNICEF ed OMS ha evidenziato due dati fondamentali, il primo, confortante, è il raggiungimento dell'«obiettivo del millennio dell'acqua potabile»: l'89% della popolazione mondiale, corrispondente ad oltre 6 miliardi di individui, sulla base delle stime realizzate già a fine 2010, è risultato essere finalmente in grado di usufruire di un miglioramento nell'approvvigionamento delle risorse idriche. Assieme a questa ottimistica constatazione, tuttavia, il report intitolato Progress on Drinking water and Sanitation 2012 sottolinea le differenze molto forti tutt'ora esistenti nella possibilità di accedere all'acqua potabile tra aree urbane e aree rurali: dei 783 milioni di persone che ancora non beneficiano di fonti migliorate di acqua potabile, 653 vivono nei territori al di fuori delle città, con dislivelli che diventano ancora più forti quando si parla di servizi-igienico sanitari di base. Insomma un divario urbano-rurale che diventa ancora più ampio nell'Africa sub-sahariana e che tradotto in termini numerici significa che, negli Stati più poveri, su 100 abitanti sono in 97 a non avere un sistema di tubazioni adeguato che consenta di avere l'acqua nella propria casa. È da quelle zone rurali che partono carovane di donne, spedite nei villaggi più grandi a riempire le taniche di oro blu  recuperato dai pozzi: su 25 paesi dell'Africa Sub-sahariana presi in esame dall'UNICEF, nel 71% dei casi il carico dell'acqua ricade integralmente su donne e ragazze che, quotidianamente, affrontano il lungo e pesante viaggio, talvolta anche diverse volte nell'arco della stessa giornata.

Non possiamo celebrare il progresso finché coloro che sono più difficili da raggiungere non avranno la possibilità di aprire e chiudere un rubinetto, o andare ad un pozzo o a una pompa per ottenere acqua potabile sicura per le loro necessità quotidiane. (Giacomo Guerrera, Presidente UNICEF Italia)

Cade il 22 marzo la Giornata Mondiale per l acqua, occasione per fare bilanci sul presente e riflettere sul futuro delle risorse idriche del pianeta. Con un occhio di riguardo a quelle tante aree in cui l accesso all oro blu è ancora impossibile.
Ogni giorno 16 milioni di ore vengono spese dalle donne dell'Africa sub-sahariana per la raccolta dell'acqua potabile

Il problema degli sprechi – Ogni anno il mondo butta via 1.3 miliardi di tonnellate di cibo; una parte va perduta nel processo di lavorazione, un'altra viene letteralmente sprecata, per un'ammontare di cifre che nei paesi occidentali e ricchi sfiora quella che è l'intera produzione alimentare dell'Africa sub-sahariana. Non a caso, quest'anno la Giornata Mondiale si chiama «Acqua e sicurezza alimentare»: secondo le stime della FAO, infatti, una riduzione del 50% dello spreco alimentare globale comporterebbe un risparmio di oro blu di 1350 chilometri cubi annui, se si considerano i valori medi in termini di risorse idriche per la produzione di cibo, di cui uno degli esempi più noti è quello della carne bovina che «costa» 15 000 litri d'acqua per ogni chilo.

“ Ogni 17 secondi un bambino muore per le conseguenze della mancanza di acqua pulita ”
Guido Barbera, presidente CIPSI
Una gestione accurata consentirebbe non soltanto un miglioramento nella qualità dell'accesso per buona parte della popolazione mondiale ma un notevole recupero in termini economici e, soprattutto, aprirebbe alla possibilità di un futuro sostenibile in cui lo scenario del 2025, quando la popolazione mondiale sarà ulteriormente cresciuta e due terzi di essa si potrebbero ritrovare in condizioni di «stress idrico», non sarà preoccupante come, purtroppo, appare oggi. «Se non riusciremo ad usare in modo più saggio l'acqua in agricoltura, falliremo nel nostro intento di porre fine alla fame e daremo invece adito a tutta una serie di mali: siccità, carestia, instabilità politica», ha ricordato il segretario generale ONU Ban Ki-Moon «L'acqua sarà centrale nella creazione del futuro che vogliamo. Al prossimo vertice Terra Rio+20 la comunità internazionale dovrà riuscire a vedere la stretta connessione esistente tra sicurezza idrica e sicurezza alimentare e nutrizionale nel contesto di un'economia verde». Un'economia che avrà bisogno di infrastrutture adeguate, trasferimenti di tecnologie anche nei Paesi più difficili da raggiungere e, soprattutto, aiuti finanziari che siano correttamente investiti sia dagli Stati sia, in particolare, che arrivino ai piccoli produttori che, sempre più spesso, si vedono costretti ad abbandonare i propri terreni coltivabili cedendoli a grossi proprietari per farne delle monocolture che danneggiano l'ecosistema, la biodiversità, la ricchezza dei suoli, rendendo infinitamente più poveri anche gli esseri umani.

Acqua, risorse e sprechi in Italia – Una gestione accurata e sostenibile di cui l'Italia dovrebbe farsi carico e responsabilità in prima persona: i dati presentati al sesto Forum Mondiale dell'Acqua recentemente conclusosi a Marsiglia dipingono un ritratto poco clemente del nostro paese in cui la relativa abbondanza di risorse idriche coincide con una scarsissima percezione dell'idea della preziosità dell'acqua. E così, con 196 litri a testa annui, l'acqua detiene il record europeo di consumo di acqua confezionata (al seguito di Arabia Saudita e Messico) per un totale di 6 miliardi di bottiglie di plastica. Una ricchezza di oro blu che ci fa primi tra i Paesi meridionali che affacciano sul Mediterraneo, con dislivelli tra le varie regioni che vanno da un massimo nel nord est al minimo della Puglia: e proprio dalla regione guidata dal Governatore Nichi Vendola viene l'esempio che dovrebbe fare da guida al resto dell'Italia. Importanti investimenti effettuati tra il 2007 ed il 2010 per riparare tratti di rete idrica danneggiata hanno portato ad una riduzione delle perdite stimata intono al 25% per un totale di 40 milioni di metri cubi di acqua: ripartendo da qui, c'è ancora qualche speranza per un «futuro sostenibile» in cui la vergogna degli sprechi idrici, contrapposta all'impossibilità di accedere alle risorse, sia solo un lontano ricordo.

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