Il caso dell’infermiera Lucy Letby, di cosa parla il documentario e perché ha riacceso le polemiche

Originaria di Hereford, la 36enne infermiera neonatale Lucy Letby per la legge britannica è l'assassina di sette bambini, morti improvvisamente mentre erano ricoverati nell’ospedale dove lei lavorava nel nord dell'Inghilterra, e la responsabile del tentato omicidio di altri sette neonati nello stesso reparto. Condannata all'ergastolo nel 2023, si è sempre proclamata innocente e ora un nuovo documentario di Netflix sulla sua storia ha riaperto il dibattito nel Regno Unito dividendo il pubblico tra chi pensa sia una delle serial killer di bambini più prolifiche nella storia giudiziaria britannica e chi la vittima di uno dei più grandi errori giudiziari del Paese.
Chi è Lucy Letby, l'infermiera assassina di neonati
Nata a Hereford nel 1990, Lucy Letby ha studiato Scienze Infermieristiche all'Università di Chester, assecondando quella che era una sua passione da giovane e diventando così la prima della sua famiglia a laurearsi. "Ho sempre desiderato lavorare con i bambini" ha detto durante il processo a suo carico. Specializzandosi in assistenza infantile nel settembre 2011, era entrata in servizio come infermiera nel 2012 al Countess of Chester Hospital dopo un normale tirocinio all'ospedale di Liverpool. Dopo aver completato un corso di specializzazione in assistenza neonatale nel marzo 2014 e un altro tirocinio formativo presso il Liverpool Women's Hospital all'inizio del 2015, aveva ottenuto la qualifica per lavorare con i neonati in terapia intensiva. In quel ruolo era entrata a far parte del reparto neonatale dello stesso Countess of Chester Hospital, lo stesso reparto dove son avvenute le morti sospette per cui è stata condannata.
Il nome di Lucy Letby era balzato improvvisamente agli onori della cronaca nel 2018 quando la polizia fece irruzione in casa sua arrestandola con la gravissima accusa di essere una serial killer di bambini in ospedale. In quel momento non lavorava più nel reparto neonatale perché era stata già trasferita ad altri compiti dall'ospedale che aveva avviato un'indagine interna per alcune sue condotte.
Indagando su una serie di morti improvvise e apparentemente inspiegabili avvenute nel reparto neonatale tra il giugno 2015 e il giugno 2016, la polizia britannica era risalita al suo nome. Come emerso dalle cartelle cliniche, infatti, la donna aveva avuto un ruolo in tutti i casi. Liberata in un primo momento su cauzione, era stata arrestata una seconda volta il 10 novembre 2020 rimanendo in carcere per tutta la durata del processo fino alla condanna all'ergastolo il 18 agosto 2023.

Di cosa è accusata e il processo
Come stabilito durante il processo alla Manchester Crown Court, durante quell'impennata di decessi infantili e di collassi improvvisi tra i piccoli del reparto neonatale dell'ospedale nel nord dell'Inghilterra registrati tra il 2015 e il 2016 un elemento comune era la presenza costante dell'infermiera Lucy Letby. Non a caso una delle prove contro di lei è l'elenco di turni del personale che dimostrava che solo Letby era presente a ogni singolo incidente considerato sospetto.
Per l'accusa e poi anche per il tribunale, è stata lei a uccidere quei piccoli e a causare i collassi improvvisi degli altri iniettando aria, alimentandoli forzatamente e avvelenandoli con l'insulina a poche ore dal parto. Per l'accusa l'infermiera avrebbe iniziato iniettando aria e insulina nel sangue ai primi piccoli e poi avrebbe affinato la tecnica fino ad arrivare a iniettare aria e latte ai neonati attraverso il sondino nasogastrico.
A carico della donna anche alcuni biglietti ritrovati in casa sua al momento dell'arresto e della perquisizione da parte della polizia. "Sono una persona orribile e pago ogni giorno per questo. Non riesco a respirare e concentrarmi. Non avrò mai figli e non saprò mai com'è avere una famiglia" aveva scritto la 36enne nelle pagine di un suo diario. “Io sono il male” , "Sono malvagia", "Ho fatto questo" sono le altre frasi apparentemente schiaccianti che scriveva in altri bigliettini.
Eppure fino a quel momento Lucy Letby aveva svolto una vita tranquilla e abitudinaria senza alcun tipo di problema, come confermato anche la polizia. Anzi veniva descritta come rassicurante e premurosa dagli stessi genitori dei piccoli ricoverati. Gli stessi inquirenti non sono riusciti a identificare un movente chiaro dietro ai terribili delitti per cui è stata condannata l'infermiera. Lei dal suo canto continua a proclamarsi innocente arrivando anche a presentare due super perizie per ribaltare la condanna in cui si sostiene che non ci sia stato alcun omicidio ma che i piccoli siano morti per una serie di mancanze croniche all'interno dell'ospedale in cui la donna lavorava.
Perché il caso di Lucy Letby sta facendo discutere
Proprio all'ipotesi che non vi sia stato nessun omicidio all'interno dell'ospedale viene dato ampio risalto all'interno del documentario Intitolato ‘The Investigation of Lucy Letby'. La serie ripercorre la vicenda giudiziaria della donna riportando infatti anche la tesi di alcuni esperti secondo i quali la condanna dell'ex infermiera sia stata usata, in tutto o in parte, come capro espiatorio per coprire le mancanze della struttura sanitaria. Il documentario però ha suscitato le forti proteste anche dei genitori della donna, che hanno parlato di "una completa invasione della privacy", per l'uso di filmati inediti presi dalle bodycam della polizia che mostrano l'arresto della figlia nella loro casa di famiglia tre le urla strazianti della madre. Un caso destinato dunque a far discutere ancora in attesa della decisione della Commissione di Revisione dei Casi Penali attesa in autunno.