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I militari britannici rivelano gli orrori di Camp Nama: “Tenevamo i detenuti nelle cucce per cani”

Regno Unito sotto shock per le rivelazioni di alcuni militari che facevano parte del personale in servizio presso la prigione segreta di Camp Nama, a Baghdad. Ed è bufera sui massimi funzionari dell’esercito, che sapevano delle torture ma non fecero nulla per impedirle.
A cura di Davide Falcioni
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camp nama

Quando nel marzo del 2003 le truppe britanniche invasero l'Iraq, milioni di cittadini occidentali tirarono un sospiro di sollievo al pensiero che – finalmente – gli eserciti di alcuni stati democratici avrebbe posto fine alla dittatura sanguinaria di Saddam Hussein, detentore tra l'altro di armi di distruzione di massa che avrebbero messo a rischio la vita di milioni di uomini e donne. Salvo che gli "esportatori della democrazia" lasciarono la democrazia a casa, e portarono invece torture, assassinii e soprattutto una grande menzogna: le armi di distruzione di massa non esistevano.

Ebbene, per la prima volta alcuni soldati britannici – che contribuivano in quegli anni a gestire un centro segreto di detenzione – hanno raccontato nei dettagli alcuni tra gli abusi e le violazioni dei diritti umani che subivano i prigionieri iracheni, sospettati di essere in possesso di informazioni sensibili circa la detenzione delle armi di distruzione di massa da parte di Saddam Hussein. A tale scopo, era stata creata una Task Force congiunta tra Stati Uniti e Regno Unito: la TF 121.

I sospetti venivano condotti nella prigione segreta, situata nel  Baghdad International Airport e conosciuta come Campo Nama. Qui gli interrogatori venivano tenuti da militari e civili statunitensi, e i metodi erano così brutali che persino il Pentagono se ne lamentò in una nota di un inviato. Le operazioni erano coadiuvate da militari inglesi. Uno di loro racconta: "Ho visto un prigioniero con una protesi alla gamba: gliela strapparono e con quella lo picchiarono in testa". Ma la lista di abusi è lunga e raccapricciante, e i testimoni raccontano di detenzioni per lunghi periodi in celle delle dimensioni di grandi cucce per cani, o di prigionieri sottoposti a scosse elettriche. Secondo il Guardian, sovente dei militari britannici si erano lamentati di questi metodi con dei superiori, e ciò apre pesanti interrogativi circa l'approvazione ministeriale di operazioni che hanno comportato gravi violazioni dei diritti umani. Tuttavia  Geoff Hoon, segretario alla difesa all'epoca, ha affermato di non essere mai stato a conoscenza dell'esistenza di Camp Nama, malgrado militari britannici facessero parte del personale che operava lì. Lo stesso ministro della difesa non ha mai risposto alle domande in merito alla partecipazione dell'esercito di "sua maestà" alle torture della prigione segreta.

Camp Nama appariva come una normale base militare. Circondato da filo spinato, custodito da US Rangers o del personale della RAF, e con  un carro armato parcheggiato permanentemente davanti all'ingresso principale, sembrava identica a decine di altre postazioni militari. I pochi che sono riusciti ad entrarci, tuttavia, si sono ben presto accorti che le differenze erano molte. A Camp Nama esistevano quattro tipologie di celle: blu, rossa, nera e soft. In quest'ultima l'arredamento era composto da divani e tappeti, ed era il luogo in cui ai detenuti veniva mostrata gentilezza. In quelle nere però le cose erano molto diverse: le pareti erano verniciate di nero, prive di finestre e sul soffitto erano stati predisposti dei ganci ai quali "ancorare" i detenuti. Qui venivano perpetrate le peggiori torture.

Secondo un'indagine di  Human Rights Watch, i prigionieri sono stati oggetto di "percosse, esposizione al freddo estremo, minacce di morte e altre torture psicologiche". Il New York Times ha riferito che alcuni venivano utilizzati come bersaglio durante dei match di paintball, ma anche picchiati ripetutamente con il calcio dei fucili. Altri testimoni hanno raccontato di un centinaio di celle larghe due metri e alte non più di un metro e mezzo, dove nella notte la temperatura precipitava sotto zero e di giorno le lamiere dei tetti raggiungevano temperature elevatissime. Quelle celle vennero chiamate "canile".

Giorno dopo giorno, sta aumentando nel Regno Unito l'indignazione dell'opinione pubblica: la partecipazione dei militari britannici alle torture perpetrate a Camp Nama è stata ormai accertata. Come mai gli alti funzionari della difesa continuano a tacere?

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