“I giovani russi non vogliono morire in guerra”: parla Rybakov, leader del partito che Putin ha escluso dalle elezioni
I ragazzi russi non vogliono morire in una trincea in Ucraina. Vogliono vivere, poter immaginare il futuro e costruirlo nel loro Paese. In pace. È questa la realtà che il Cremlino ha cercato di nascondere escludendo dalle elezioni l’unico partito apertamente contrario all’"operazione militare speciale", dice a Fanpage.it Nikolai Rybakov, leader di Yabloko.
È un’opposizione diffusa, "molto presente anche nelle piccole città e nelle regioni periferiche della Russia". Se si trasformasse in consenso politico, incrinerebbe l’immagine di un Paese compatto dietro Vladimir Putin e disposto a continuare l’invasione dell’Ucraina. E rovinerebbe la messa in scena elettorale tesa a proiettare questa rappresentazione. Al regime non restava che impedire che avessero un partito per cui votare.
"I giovani vogliono vivere": Rybakov racconta di averne incontrati a migliaia, così. Da Omsk, in Siberia, alla Carelia, nell’estremo Nord. Un segnale che il pacifismo non è limitato alle élite liberali di Mosca e San Pietroburgo, ma ha raggiunto anche la Russia profonda.
Se fosse rimasto in gara, Yabloko avrebbe avuto oltre il 24 per cento dei voti dei non indecisi, secondo un sondaggio dell’Istituto indipendente ExtremeScan concluso il 10 settembre. Al secondo posto dopo Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. Significa che almeno il 20 per cento della popolazione è su posizioni nettamente pacifiste, se la statistica non mente.
"La responsabilità della guerra è di Putin", spiega Rybakov. Senza assolvere la società russa e nemmeno sé stesso per non aver potuto o nemmeno voluto fermarlo. "Una mobilitazione politica sempre più ampia può ora favorire la pace", sostiene Rybakov. "È necessario e urgente". E avverte: "Il conflitto rischia di degenerare in una guerra nucleare".
Nikolai Rybakov si è collegato con Fanpage.it in videoconferenza dal quartier generale di Yabloko sulla via Pyatsnytskaya, nel centro di Mosca. L’intervista, integrale nei contenuti, è stata rivista per brevità e chiarezza.
Rybakov, ma se le elezioni sono una farsa e il Cremlino fa partecipare chi gli pare, che senso ha continuare a opporsi all’interno delle istituzioni? Non è che l’unico modo per cambiare il Paese sia fare la rivoluzione?
Non vogliamo né una rivoluzione né azioni violente che mettano a rischio anche una sola vita umana. Per noi la vita ha un valore assoluto. Sosteniamo esclusivamente un cambiamento pacifico.
E crede davvero che sia possibile?
Nella storia della Russia, i cambiamenti avvenuti con la forza non hanno mai prodotto risultati positivi. Non hanno portato a considerare la vita e il futuro delle persone come i valori più importanti. Per noi, invece, è proprio questo che conta. E ritengo che un cambiamento pacifico stia già avvenendo.
Ne è proprio sicuro?
Fino a pochi mesi fa quasi nessuno credeva che in Russia vi fossero tante persone favorevoli alla pace, alla libertà, ai diritti umani e a un futuro europeo per il Paese. Noi lo sapevamo, ci credevamo e lo comprendevamo, ma restavamo troppo pochi.
Cos’è cambiato?
Adesso, il mondo sa che milioni di persone in Russia non sono d’accordo con ciò che sta accadendo. Anche nelle condizioni attuali, con le pressioni a cui siamo sottoposti, abbiamo fatto una campagna per la pace guadagnando una percentuale di voti potenziali tanto alta da preoccupare il Cremlino.
Secondo i sondaggi che abbiamo visto alla fine della campagna elettorale, se Yabloko fosse stato presente sulla scheda avrebbe ottenuto più del 24% dei voti, arrivando al secondo posto. Il potere ha cambiato la situazione, escludendoci.
Chi sono i vostri potenziali elettori?
Soprattutto giovani. Sono quelli che pensano maggiormente al proprio futuro. Vogliono vivere, vogliono davvero vivere. Non vogliono morire in guerra. Ed è così non solo a Mosca o a San Pietroburgo, dove le idee liberali e la critica del sistema sono sempre state più diffuse. Parlo anche delle zone più periferiche del Paese. Ieri ero a Omsk, in Siberia. E poche ore fa in Carelia. A ogni incontro pubblico sono arrivati centinaia di ragazzi. E mi hanno ripetuto proprio queste cose.
Lei, come leader dell’unico partito russo che chiede la pace, può affermare chiaramente che Putin è responsabile di aver iniziato questa guerra e che deve porvi fine?
Il presidente è responsabile di tutto ciò che fa il potere statale e delle decisioni che assume. Posso però dire che anch’io mi considero responsabile, in quanto politico russo che non è riuscito a convincere i cittadini del proprio Paese della necessità di opporsi a questo sviluppo degli eventi. Noi sapevamo dove stavamo andando: lo avevamo previsto e avevamo lanciato l’allarme ben prima del 24 febbraio 2022.
Non sono riuscito a convincere i cittadini a opporsi a questa deriva. Non sono riuscito neppure a persuadere i miei avversari politici dell’inammissibilità di simili decisioni e delle conseguenze che avrebbero prodotto.
Ritengo inoltre che ogni cittadino maggiorenne, in misura diversa, sia responsabile delle decisioni prese dal governo del suo Paese.
Ma il vostro, con tutto il rispetto, mica è un Paese normale. Lo dimostra anche il prezzo che Yabloko e i suoi esponenti hanno pagato e stanno pagando. Abbiamo annotato qualche cifra: nel solo 2026, sette dei vostri sono stati condannati a pene che arrivano a undici anni e mezzo, per reati che le organizzazioni per i diritti descrivono come inventati o risibili; un ottavo esponente, una donna, è in carcere in attesa di processo. E almeno tre membri del partito sono stati uccisi, negli ultimi anni. Senza contare altre morti quanto meno sospette. Tutti omicidi politici, affermate voi.
I miei compagni pagano questa posizione con la propria libertà e, in alcuni casi, con la propria vita. Ne sono consapevole.
Se Putin è il responsabile della guerra, allora può anche fermarla in ogni momento, no?
Non da solo. A questo punto è necessario un accordo bilaterale o multilaterale sul cessate il fuoco.
E che cosa pensa di fare adesso Yabloko per convincere sempre più russi che è necessario? Per mettere Putin con le spalle al muro?
Yabloko continuerà a difendere la posizione che ha sempre sostenuto: nessuno deve morire in guerra, nulla ha più valore della vita umana. Dobbiamo continuare a fare ciò che stiamo già facendo, ma con la voce di un numero sempre maggiore di persone.
Dobbiamo spiegare che, se non fermiamo la morte sui fronti ucraini e sotto i raid aerei, il conflitto potrebbe trasformarsi, intenzionalmente o accidentalmente, in una guerra nucleare. Perché è proprio in quella direzione che stiamo andando.
E se arriveremo a quello stadio, non avrà più alcuna importanza chi abbia preso la decisione più nefasta né quale Paese appartenesse al blocco politico sbagliato. Non ci sarà più nessuno a discuterne.
Con il nostro lavoro politico non vogliamo solo salvare la Russia e l’Ucraina. Ci rendiamo conto che è in gioco l’intera umanità.