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“I familiari dei pescatori uccisi in India pregano per i due marò italiani”

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono accusati di aver ucciso due pescatori nel febbraio del 2012, uomini le cui famiglie non vogliono però che i due militari siano puniti “perché non hanno nulla contro di loro”. A dirlo è un sacerdote della diocesi di una delle vittime.
A cura di Susanna Picone
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Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono accusati di aver ucciso due pescatori nel febbraio del 2012, uomini le cui famiglie non vogliono però che i due militari siano puniti “perché non hanno nulla contro di loro”. A dirlo è un sacerdote della diocesi di una delle vittime.

Le famiglie dei due pescatori uccisi in India nel febbraio del 2012 pregano per i due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati nel Paese asiatico di quel delitto e in attesa del processo. A dire che i familiari dei due pescatori del Kerala sperano in un veloce rilascio e perché venga fatta giustizia è Stephen Kulakkayathil, responsabile della pastorale per la diocesi a cui apparteneva Jelastine, uno dei due uccisi. A suo dire le famiglie delle vittime non vogliono punire Latorre e Girone “perché non hanno nulla contro di loro”. Il sacerdote ha espresso il suo pensiero in un’intervista ad AsiaNews e ha detto che dal suo punto di vista i due marò non saranno condannati a morte. E sulla loro presunta colpevolezza dice: “Non sappiamo perché abbiano sparato, ma non c’è dubbio che non volessero uccidere i pescatori. Non ci sono altre teorie se sia stato qualcun altro o no. Io prego per loro, la diocesi prega per loro, le famiglie degli uccisi pregano per loro”. L’India, il sacerdote ne è certo, farà giustizia, e non attraverso la pena di morte.

Ancora un rinvio per i due marò – Intanto, in merito al caso giudiziario dei due marò, anche oggi è arrivato un rinvio da parte della Corte Suprema di New Delhi. L’udienza in programma slitta a domani e il rinvio è stato motivato con l’assenza del procuratore generale impegnato in altri casi. La prima sezione si deve pronunciare sul ricorso contestato dall'Italia alle leggi e alla polizia antiterrorismo per giudicare i due fucilieri. La sentenza era stata già rinviata lo scorso lunedì. Secondo i legali dei marò affidare le indagini alla Nia rappresenta una chiara violazione di quanto è stato stabilito nella sentenza del 18 gennaio in cui i giudici ordinavano il trasferimento del caso dallo Stato del Kerala a un "tribunale speciale" deciso da New Delhi.

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