Hong Kong, 6 anni di galera per la padrona della domestica torturata

Law Wan-tung, una donna di Hong Kong, è stata condannata a sei anni di carcere per aver percosso e aver ridotto alla fame la sua cameriera indonesiana, riducendola in schiavitù. Il giudice della Corte distrettuale, Amanda Woodcock, ha spiegato che l'atteggiamento della donna è stato "deplorevole" e ha sottolineato come la Law "non abbia mostrato alcuna compassione" per la sua vittima. Inoltre, ha invitato le autorità dell'ex colonia britannica e quelle di Jakarta di assumere provvedimenti per proteggere i lavoratori domestici, soprattutto stranieri da abusi.
La drammatica storia di cui è stata suo malgrado protagonista la 23enne Erwiana Sulistyaningsih ha scatenato un'ondata di indignazione globale e ha acceso i riflettori sulla reale situazione delle circa 300mila migranti che, da diverse parti dell'Asia, si recano ad Hong Kong in cerca di una occupazione. Abusate sin dal Paese di origine, da cui si spostano solo grazie a sedicenti "agenzie specializzate", queste persone finiscono spesso per vivere un incubo fatto di reati impuniti. Erwiana ha detto di "apprezzare" la sentenza, ma ha affermato che sei anni sono troppo pochi. "Non sono ancora soddisfatta con sei anni di prigione, per quello che mi ha fatto e per tutte le mie compagne lavoratrici domestiche" ha detto la ragazza.
La donna era stata ricoverata nel gennaio 2014: sul corpo presentava tagli, ustioni e lividi vari. Per un lungo periodo è stata costretta prima a letto e poi su una sedia a rotelle. Nel corso del processo, la difesa della datrice di lavoro ha sostenuto che Erwiana "è un'opportunista che si è procurata le ferite a causa della sua incompetenza e ora vuole che a pagare siano i suoi datori di lavoro". Ma il giudice Woodcock ha invece dimostrato che la domestica "è una donna troppo semplice per mentire con tanti particolari sugli abusi che ha subito". In particolare, i colpi subiti dalla padrona con un tubo di metallo sono stati provati e hanno fatto scattare la condanna per "atti violenti intenzionali", una delle accuse più pesanti fra quelle presentate. Fuori dal tribunale Erwiana ha detto che la condanna a sei anni "vuol dire che il governo tollera la schiavitù e i maltrattamenti contro i migranti. E questo non va bene".