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Hassan, il volontario che voleva salvare vite: ucciso da un drone mentre soccorreva i feriti in Libano

Aveva solo 31 anni e una vita dedicata agli altri. La morte di Hassan Badawi, paramedico della Croce Rossa Libanese colpito durante un intervento d’urgenza, riaccende i riflettori sugli attacchi sistematici contro il personale umanitario: “Sanno dove siamo, ma veniamo bombardati lo stesso”.
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Paramedici della Croce Rossa Libanese si preparano a soccorrere i feriti dei bombardamenti israeliani dello scorso 8 aprile su Beirut. Foto di Lidia Ginestra Giuffrida
Paramedici della Croce Rossa Libanese si preparano a soccorrere i feriti dei bombardamenti israeliani dello scorso 8 aprile su Beirut. Foto di Lidia Ginestra Giuffrida

Era un volontario Hassan Badawi, aveva 31 anni e la determinazione di chi decide di mettere a disposizione la propria stessa vita per salvare quella degli altri. Paramedico di professione, Hassan aveva iniziato ad essere un volontario nella Croce Rossa Libanese (LRC) nel 2012. Domenica scorsa è deceduto a causa delle ferite riportate in seguito a un attacco da parte di un drone israeliano mentre svolgeva il suo dovere umanitario durante una missione di soccorso d'emergenza nella città di Beit Yahoun, nel distretto di Bint Jbeil (Libano meridionale).

Non è il primo volontario della Croce Rossa Libanese a essere ucciso da Israele, Yousef Assaf fu ucciso l'11 marzo 2026 mentre stava evacuando dei feriti a Majdal Zoun. È stato il primo paramedico della LRC a perdere la vita dall'inizio delle ostilità nell'ottobre 2023. Il numero totale di operatori sanitari e soccorritori (appartenenti a varie organizzazioni tra cui l'Autorità Sanitaria Islamica e la Risala Scout Association) uccisi dall'inizio della nuova escalation del 2 marzo 2026 ad oggi è arrivato ad 88 persone. Dall'ottobre 2023, invece, il numero totale è superiore a 300, tra l'ottobre 2023 e il novembre 2024 erano già 222; con la ripresa dei combattimenti su larga scala nel 2026, la cifra è esplosa.

"Hassan Badawi era all'interno di una missione a Bint Jbeil, nel governatore di Nabatiye nel sud di Libano, era una missione che era stata coordinata con i canali ufficiali per andare a portare soccorso ai feriti di un bombardamento ma anche lui è stato bombardato e anche un altro paramedico ferito”; spiega a Fanpage.it Tommaso Della Longa, portavoce della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

"L'ambulanza su cui viaggiava Hassan e tutto il personale a bordo erano chiaramente riconoscibili con l'emblema di Croce Rossa che era visibile sulle loro divise ma anche sull'ambulanza, in ogni possibile lato della vettura e sul tetto. Per cui non solo la loro presenza era stata avvisata e coordinata ma era chiarissimo chi erano e cosa stavano facendo", continua.

A solo un giorno di distanza dall’uccisione di Hassan, poche ore fa, un altro attacco israeliano ha colpito una sede della Croce Rossa Libanese a Tiro. Il Ministero della Salute Libanese ha registrato oltre 101 attacchi diretti contro ambulanze e mezzi di soccorso nell'ultimo mese e mezzo.

Tra il 2023 e l'inizio del 2026, più di 1.000 operatori umanitari hanno perso la vita nel mondo, di cui oltre 589 solo tra Gaza e Cisgiordania. Il 2024 è stato registrato come l'anno peggiore con 383 vittime, seguito da oltre 325 nel 2025. Il trend del 2026 suggerisce che la situazione non stia migliorando. La grande maggioranza delle vittime (circa il 90 per cento) è costituita da personale locale, come i volontari della Croce Rossa Libanese, che opera in prima linea senza le stesse possibilità di evacuazione dei colleghi internazionali.

"Tutti gli spostamenti vengono coordinati e quindi tutte le parti in causa sanno dove sono le nostre donne e i nostri uomini. La verità è che nella condotta delle ostilità dovrebbe essere fatto il possibile per non colpire all'interno di aree densamente popolate, perché è molto più difficile rispettare il principio di distinzione tra quello che è civile e quello che è militare", continua Della Longa, "se gli operatori sono a repentaglio questo significa che ci sono intere popolazioni che non riceveranno aiuto. L'abbiamo visto nel Darfur, l'abbiamo visto nel Kordofan, l'abbiamo visto nel Nord di Gaza. Ovviamente il pensiero adesso è che possa succedere anche al sud del Libano".

La Croce Rossa è il primo attore per quanto riguarda la medicina d'urgenza e d'emergenza in Libano. La Croce Rossa Libanese fa un lavoro fondamentale, come stava facendo Hassan a Beit Yahoun nel momento in cui è stato colpito, la sua uccisione indebolisce ancora di più le comunità del sud del Paese già molto provate dal conflitto e sempre più isolate.

"Uccidere un umanitario è già grave in sé, ma quello che bisogna ricordare è che uccidere un umanitario significa sostanzialmente indebolire intere comunità, perché distruggere un'ambulanza o uccidere un paramedico significa che chi chiederà aiuto il giorno dopo, non solo per un bombardamento ma anche per una condizione medica, per una qualsiasi altra cosa, potrà avere molti più problemi a ricevere quel supporto che invece dovrebbe avere immediatamente", conclude Della Longa.

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