Gli USA di Trump hanno rinchiuso migranti in gabbie metalliche grandi come una cabina telefonica

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In Florida, presso il centro di detenzione chiamati Alligator Alcatraz, i migranti sono stati per un anno chiusi all’interno di gabbie metalliche con una superficie di circa 1,67 metri quadri, inadatte anche per gli animali.

Gabbie metalliche non più grandi di una cabina telefonica, inadatte persino a contenere degli animali di piccola taglia, impiegate per rinchiudere degli esseri umani: la pratica, definita "senza precedenti" (almeno prima dell'avvento di Donald Trump, ndr) è stata a lungo adottata negli Stati Uniti nei confronti – ça va sans dire – dei migranti. A rendere nota l'ennesima grave violazione dei diritti umani negli USA è stata un'indagine condotta dal Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) all'interno del centro di detenzione soprannominato "Alcatraz degli alligatori", rimasto aperto in Florida tra il luglio del 2025 e il giugno del 2026, nel pieno della campagna di brutale repressione voluta dalla Casa Bianca contro i cittadini di origini straniere.

Un rapporto del DHS, stilato a seguito di un'ispezione a sorpresa effettuata il 21 gennaio scorso afferma che tra il 17 luglio 2025 e il 18 gennaio 2026 79 persone sono state confinate in celle individuali con una "superficie di circa 1,67 metri quadri"  per un periodo "che variava da pochi minuti a quasi due ore". "L'utilizzo di queste piccole celle a gabbia, qualunque sia la ragione, non ha precedenti nei centri di detenzione ispezionati dall'Ispettorato Generale", osserva l'inchiesta interna. "Confinare le persone in tali celle presenta rischi significativi per la salute e il benessere dei detenuti. L'utilizzo di questo tipo di spazio confinato non è conforme agli standard di rispetto della dignità umana".

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Secondo quanto emerso nel rapporto, il personale del centro di detenzione ha descritto queste gabbie come "spazi tranquilli" progettati per "consentire ai detenuti di calmarsi e trascorrere un po' di tempo da soli". Il rapporto afferma che i migranti non venivano rinchiusi all'interno, anche se gli investigatori hanno notato la chiara presenza di meccanismi di chiusura.

Donald Trump visitò l'"Alcatraz degli alligatori" poco prima della sua inaugurazione nell'estate del 2025. Il centro, composto da padiglioni di tela bianca senza finestre, era stato appena eretto in fretta su un aeroporto abbandonato nel mezzo delle paludi delle Everglades. "Abbiamo un sacco di poliziotti sotto forma di alligatori", aveva ironizzato il presidente americano.

All'epoca, un portavoce di Ron DeSantis , il governatore repubblicano della Florida la cui amministrazione gestiva Alligator Alcatraz per conto del governo federale, liquidò le accuse di violazioni dei diritti umani come "invenzioni". "I media di sinistra vogliono concentrarsi su un'area di detenzione" che "rispetta tutti gli standard federali per la detenzione penale", disse DeSantis.

Ora, dopo le conferme che quelle violazioni sono state effettivamente commesse, Amy Fischer, direttrice per i diritti dei rifugiati e dei migranti di Amnesty International USA, ha dichiarato in un comunicato: "I risultati confermano quanto avevamo documentato mesi fa: il trattamento orribile riservato alle persone detenute ad Alligator Alcatraz era reale, non una bufala, come invece affermavano pubblicamente i funzionari dell'amministrazione Trump. Questo rapporto del DHS dovrebbe servire da monito: il pubblico non deve mai accettare ciecamente la parola del governo quando i funzionari negano che si stiano verificando violazioni dei diritti umani".

Il famigerato centro di detenzione per immigrati ha chiuso a giugno, dopo un anno di attività durante il quale DeSantis si era vantato di aver detenuto ed espulso oltre 21.000 immigrati.

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